mercoledì 18 marzo 2026

Mike Mattison & Trash Magic - Turn a midnight corner

 Mike Mattison & Trash Magic - Turn a midnight corner

(Landslide Records - 2026)

Con oltre vent’anni di militanza nella Tedeschi Trucks Band e nella Derek Trucks Band, il cantante e chitarrista Mike Mattison è una figura ben nota nel panorama blues contemporaneo. Vincitore del Minnesota Grammy Award, l’artista torna ora con il suo terzo lavoro solista, Turn a midnight corner, disco che unisce energia roots e narrazione concettuale. L’album immagina la storia di Ted ‘n’ Turk, un duo blues rurale fittizio degli anni ’30 “riscoperto” negli anni Settanta e riunito per reincidere i vecchi brani pubblicati originariamente su 78 giri. Quella che dovrebbe essere una celebrazione tardiva del loro passato si trasforma però in qualcosa di più ambiguo: rivalità, denaro, ambizioni e vecchi rancori finiscono per contaminare il ritorno sulle scene. Prodotto dallo stesso Mattison insieme a Jason Kingsland, il disco presenta dodici brani. Mattison guida il progetto alla voce e alla chitarra acustica, affiancato da una band che per l’occasione prende il nome di Trash Magic formata dai chitarristi Dave Yoke e Greg Spradlin; dal batterista Tyler “The Falcon” Greenwell e dal bassista  tastierista Wesley Flowers. Tra i brani l’apertura con Going Down the Alley è immediatamente trascinante. Il brano avanza con un ritmo stomp che mescola country-western e blues elettrico. L’energia prosegue con And I’m Gone, che corre su un groove nervoso a metà strada tra l’irruenza dei The Blasters e il boogie ruvido degli ZZ Top. When I Was Loaded procede con un groove lento e denso, dove le chitarre si rincorrono sopra una base ritmica compatta, ricordando l’atmosfera dei The Fabulous Thunderbirds. Altro momento convincente è Homesick Lullaby, dove la voce assume una tinta malinconica e narrativa. Ed ancora tra gli episodi più riusciti c’è anche Be Like a Train, brano dal passo inarrestabile che sembra correre sui binari del roots americano, evocando atmosfere care alla tradizione folk-blues. Le chitarre incendiano il brano con fraseggi ruvidi mentre la ritmica resta solida e pulsante. Il lato più diretto e rock emerge invece in Lookee Here, garage-blues sporco ed immediato. Nel finale troviamo l'energica Sore Losers e la ballata acustica Wait for Lola, più intima e quasi da front porch americana. Turn a midnight corner è un lavoro che vive soprattutto della sua energia: groove solidi, chitarre taglienti ed una band che suona con grande coesione; un disco blues-rock vigoroso e sincero, capace di mescolare tradizione e modernità con naturalezza.

Ascolta Turn a midnight corner su Spotify

Tracklist: Going down the alley; Get it back; And I'm gone; When I was loaded; Traveler; Homesick lullaby; Be like a train; Lookee here; I can't stand it; Oh, be warry; Sore losers; Waiting for Lola 



 

lunedì 16 marzo 2026

Arti & Mestieri / D-brane

 Arti & Mestieri / D-brane

(Ma.Ra.Cash Records / 2025)

Nella fisica teorica, una "D-brane” è un’entità che vibra e si estende attraverso dimensioni multiple, parte integrante di quell’affascinante tentativo di unificazione delle forze fondamentali dell’universo. Non poteva esserci metafora più calzante per il nuovo lavoro degli Arti & Mestieri: una formazione che, dal 1974 a oggi, ha attraversato epoche, mutazioni stilistiche e avvicendamenti di organico senza mai perdere la propria identità sonora. Quest'album in studio celebra il cinquantesimo anniversario dalla nascita del gruppo, coinciso con l’uscita dello storico Tilt (immagini per un orecchio), disco che impose la band come una delle realtà più autorevoli del progressive italiano a matrice jazz-rock. La formazione ha scritto pagine decisive del Jazz-Prog nazionale, al pari di formazioni iconiche quali Perigeo, Agorà e Bella Band. D-Brane non è un semplice album celebrativo: è un progetto monumentale. Per la prima volta, quasi tutti i musicisti che hanno militato nelle varie incarnazioni della band nell’arco di mezzo secolo si sono riuniti per incidere quindici brani (sedici nella versione giapponese, pubblicata prima di quella europea), inediti. Un vero e proprio “cast stellare”, forse un caso unico nella storia del genere. Tra i protagonisti ritroviamo Furio Chirico, motore ritmico storico dal drumming potente e raffinato; Gigi Venegoni; Arturo Vitale, presente con registrazioni effettuate prima della sua scomparsa nel 2024; ed un’ampia costellazione di musicisti che hanno contribuito a costruire l’identità sonora del gruppo: Beppe Crovella, Roberto Puggioni, Piero Mortara, Lautaro Acosta, Gabriele Tommaso, Marco Cimino, Diego Mascherpa, Giuseppe Vitale, Giovanni Vigliar, Marco Gallesi, Toti Canzoneri, Iano Nicolò, Marco Roagna, Umberto Marì e Alfredo Ponissi. Il risultato è un’opera che attraversa l’intera parabola stilistica degli Arti & Mestieri, recuperando brani rimasti a lungo nel cassetto e restituendoli con arrangiamenti maturi, consapevoli, mai nostalgici. Tra i brani segnaliamo l’apertura con Salto Con L’Hashtag (pubblicato anche come video), una dichiarazione d’intenti: il violino — marchio di fabbrica del sound jazz-rock della band — irrompe con energia, sostenuto dalla batteria di Chirico, come al solito vigorosa e dinamica. Lo sviluppo è serrato, con un assolo di chitarra che conferma la vitalità esecutiva dell’ensemble. Light Metal ha delle soluzioni vicine al prog melodico nella parte iniziale e si sviluppa in modo personale, alternando spinta elettrica e passaggi più meditativi. In altri momenti è la forma più congeniale alla band (il jazz-rock), a prendere il sopravvento, come in NostradamusL’Ultimo Giorno D’Inverno e Costante Cosmica (Frammenti). Invece Elegia, Too Soon To Late, Algarve, Un Giro Ancora e Beach Dance sono più spostate sul versante lirico, e le atmosfere si fanno più soffuse. A Uno Di Noi è dedicata ad Arturo Vitale e la musica si fa memoria viva, sospesa tra malinconia e gratitudine. Ma la multiformità della band torinese, che abbraccia idelamente anche la modernità dei suoni si affaccia con gli brani del disco, ad iniziare da Understage, quindi MescalitoIl Lungo Addio e la title track D-brane. Come sopradetto nella versione giapponese è presente la bonus track Improvisation For Arturo, episodio funky che testimonia ancora una volta la libertà espressiva della band. Ed a proposito di Giappone a fine aprile due date per la band insieme ai Furio Chirico's The Trip per il Last Live Japan; ma sarà davvero l'ultimo? D-brane non è un’operazione nostalgica, ma un’opera viva, pulsante, contemporanea, che celebra il passato senza restarne prigioniera. È la dimostrazione che il Jazz-Prog italiano non è solo memoria storica, ma linguaggio ancora fertile. Gli Arti & Mestieri si candidano a firmare uno dei lavori più significativi dell’anno per la qualità compositiva e l’altissimo livello esecutivo. Un disco che vibra, si espande e si contrae attraverso le dimensioni del tempo, proprio come una D-brane musicale: materia sonora in continua evoluzione.

Tracklist: Salto Con L'Hashtag; Light Metal; Nostradamus; Elegia; Too Soon Too Late; Algarve; Beach Dance; Un Giro Ancora; L'Ultimo Giorno D'Inverno; Costante Cosmica (Frammenti); A Uno DI Noi; Understage; Mescalito; Il Lungo Addio; D-Brane / Bonus track della versione giapponese (Improvisation For Arturo)     



 

giovedì 12 marzo 2026

Lorenzo Tucci / Love songs from Abruzzo

 Lorenzo Tucci / Love songs from Abruzzo


 (Jando Music / Via Veneto jazz - 2026)

Ci sono dischi che nascono da un’idea musicale e altri che nascono da una memoria. Love Songs from Abruzzo, il nuovo lavoro del batterista Lorenzo Tucci, appartiene decisamente alla seconda categoria: un progetto che affonda le radici nella tradizione popolare abruzzese e la riporta alla luce attraverso il linguaggio aperto e creativo del jazz contemporaneo. 
Pubblicato dalle etichette Jando Music e Via Veneto Jazz, il disco nasce anche da una suggestione particolare: un incontro con il compositore Ennio Morricone, che confidò a Tucci quanto apprezzasse le melodie della sua terra. Un’osservazione semplice, ma sufficiente per lasciare un seme destinato a germogliare nel tempo. 

Per dare forma a questo viaggio musicale Tucci, 
batterista tra i più rappresentativi della scena italiana, porta in questo lavoro la maturità di oltre trent’anni di carriera e collaborazioni con artisti tra gli altri come Chet Baker, Kenny Wheeler e Dave Liebmanscegliedo la formula essenziale del trio, affiancato da due musicisti tra i più sensibili della scena italiana: il pianista Claudio Filippini ed il contrabbassista Jacopo Ferrazza. Una formazione che privilegia l’interplay, la libertà espressiva e la costruzione collettiva del suono. 
Il risultato non è un’operazione folkloristica e neppure un semplice tributo alla tradizione. Le melodie popolari diventano piuttosto materia viva, punto di partenza per improvvisazioni, variazioni ritmiche e dialoghi strumentali che trasformano questi canti in veri e propri paesaggi sonori contemporanei. 

Nel corso dell’ascolto emerge chiaramente come Tucci abbia voluto raccontare qualcosa di molto personale: i suoni dell’infanzia, le atmosfere della sua terra, l’eco d'una tradizione che continua a vivere e trasformarsi. Le montagne, il mare Adriatico, i trabocchi ed i paesaggi dell’Abruzzo sembrano affiorare tra le pieghe della musica, evocati più che descritti. 

Il drumming di Tucci rimane uno degli elementi più riconoscibili del suo stile: energico ma sempre raffinato, capace di sostenere il dialogo del trio con sensibilità dinamica e grande attenzione alle sfumature. Con Love Songs from Abruzzo Lorenzo Tucci firma un disco che è allo stesso tempo un ritorno alle radici e una dichiarazione di libertà creativa. La tradizione popolare diventa materia jazzistica, aperta alla reinterpretazione e all’improvvisazione. 

Il trio con Claudio Filippini e Jacopo Ferrazza dimostra grande affiatamento e sensibilità, riuscendo a mantenere sempre un equilibrio tra rispetto del materiale originario e ricerca sonora. 

Un lavoro che parla di identità e memoria, ma che allo stesso tempo si inserisce con naturalezza nel linguaggio universale del jazz.

Ascolta Love Songs from Abruzzo su Spotify 

Tracklist: Vola vola vola; Paese me; Tutte le funtanelle; L'acquabbelle; Mare nostre; Na casetta a La Maiella; Lu 'bbene che j' te vuje; Din don

lunedì 9 marzo 2026

Furio Chirico's The Trip / Atlantide 2025

Furio Chirico's The Trip / Atlantide 2025 


 (Ma.ra.cash Records / 2025)

Sgomberiamo subito il campo da possibili fraintendimenti; non si tratta di un’operazione nostalgica, non è un sequel e neppure una ripetizione. Atlantide 2025 nasce come rilettura contemporanea di Atlantide, uno dei manifesti del progressive italiano dei primi anni ’70, ma sceglie consapevolmente di non vivere di riflesso. Nel 1972 il trio composto da Joe Vescovi, Arvid Andersen e Furio Chirico trasformava I Trip in una creatura prog visionaria, dopo gli esordi beat e psichedelici segnati anche dalla presenza di Ritchie Blackmore. Quel passaggio segnò uno scarto identitario netto: meno influenza britannica di maniera, più ambizione strutturale, più tensione concettuale. Oggi, a oltre cinquant’anni di distanza, l’unico membro sopravvissuto di quella stagione torna su quel materiale non per celebrarlo, ma per interrogarlo. E le parole sono chiare: “Il mondo non è cambiato dal 1972. Anzi, è solo peggiorato. Siamo solo diventati più arrabbiati.” Questa rabbia, più matura e meno idealista, attraversa l’intero album. L’impianto ricalca quello dell’opera originale, ma la scrittura e in particolare gli arrangiamenti puntano su un impatto più diretto e muscolare. Le parti di chitarra assumono un ruolo più incisivo, la sezione ritmica è più compatta, meno dilatata rispetto alle soluzioni tipicamente settantiane. L’apertura con “Ouverture 2025”, brano inedito dedicato a Joe Vescovi, è una dichiarazione programmatica: non semplice citazione, ma atto di continuità spirituale. È un ponte emotivo tra due epoche, non un esercizio di filologia prog. Laddove l’Atlantide del 1972 era figlia di un’utopia ancora in costruzione, qui il clima è più disilluso. Il senso di déjà vu evocato dal concept non è solo musicale, ma storico: la sensazione che nulla sia davvero cambiato, se non la consapevolezza. Elemento di grande valore è il mini doc-film incluso, accessibile tramite QR code e passcode. Si tratta di circa 17 minuti di materiali inediti del 1972 che mostrano il trio al lavoro nella leggendaria Villa Rosso, tra registrazioni, momenti di vita quotidiana e interviste d’epoca. Non è un semplice extra: è una chiave interpretativa. Vedere quei frammenti oggi permette di cogliere meglio il senso di questa nuova operazione. Non si tratta di archeologia musicale, ma di continuità culturale. Va ricordato che Furio Chirico non è solo memoria storica dei Trip, ma anche fondatore degli Arti & Mestieri, realtà che ha portato la ricerca ritmica e tecnica del prog italiano verso territori ancora più sofisticati. In Atlantide 2025, pubblicato prima in Giappone e più di recente in Europa, questa doppia anima si percepisce: da un lato l’eredità sinfonica, dall’altro una maggiore solidità strutturale ed un controllo dinamico più moderno. Il gruppo, che si appresta ad affrontare alcune date in Giappone a fine aprile, è composto da: Furio Chirico (battera e percussiuoni); Paolo "Silver" Silvestri (tastiere); Giuseppe "Gius" Lanari (basso e voce), ora sostituito da Alessio Trapella e Marco Rostagno (chitarre). Non è questione di confrontarlo con il 1972 sul piano romantico. Va ascoltato oggi. È un disco che dialoga con la propria storia senza farsi schiacciare dal peso del mito. È meno ingenuo, più consapevole, forse più duro. E proprio per questo necessario.

Tracklist:  Ouverture 2025; Atlantide; Evoluzione; Leader; Energia; Ora X; Analisi; Distruzione; Il Vuoto; Coral (bonus track per la versione giapponese)



venerdì 13 febbraio 2026

Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

 Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

(Orangefield Records - 2026)

Dopo il sorprendente ed acclamato disco di inediti Remembering Now, che ha ricordato a tutti perché Van Morrison resti una figura centrale della musica contemporanea, il Leone di Belfast si rituffa nel blues. Con Somebody Tried To Sell Me A Bridge, uscito nei giorni scorsi per la sua Orangefield Records, Morrison torna là dove tutto è iniziato: il blues come matrice primaria, come linguaggio dell’anima prima ancora che forma musicale. Registrato con la cura sonora dei fidatissimi Jim Stern e Ben McAuley, l’album è un lavoro corposo (20 tracce per circa 75 minuti), che suona come una dichiarazione d’amore verso i padri fondatori del genere. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un’immersione consapevole e vitale in una tradizione che l'artista ha sempre portato dentro di sé, filtrandola attraverso il suo inconfondibile lirismo mistico e la sua voce segnata dal tempo, oggi più ruvida ed autorevole che mai. Ed a ottant’anni compiuti, realizza forse il suo disco blues più sentito, che alterna composizioni originali a reinterpretazioni di classici firmati da Eddie Vinson, Junior Wells, Fats Domino, Chuck Willis, Lead Belly, Sonny Terry, Brownie McGhee, B.B. King e Buddy Guy, quest’ultimo coinvolto direttamente nel progetto. Il cast è di quelli che fanno la differenza: Taj Mahal, Elvin Bishop (storico chitarrista della Paul Butterfield Blues Band), alla batteria Larry Vann, al piano Mitch Woods, Anthony Paule (leader della Anthony Paule Soul Orchestra) e collaboratori di lunga data come John Allair, David Hayes e Bobby Ruggerio. Ognuno porta un frammento autentico di blues, contribuendo a un suono caldo, organico, mai patinato. L’apertura è affidata a Kidney Stew Blues di Eddie Vinson, con il sax a richiamare subito l’epoca d’oro del rhythm’n’blues. Tra i momenti più intensi spiccano brani originali come King For a Day Blues, Can’t Help Myself e Deep Blue Sea, dove Morrison dimostra di saper scrivere blues con la stessa naturalezza con cui lo interpreta. Tra le riletture più riuscite c’è Ain’t That a Shame di Fats Domino: Morrison ne rallenta il tempo, arricchisce l’arrangiamento con un coro gospel e trasforma un classico del 1956 in una meditazione soul dal sapore crepuscolare. Notevole anche On a Monday di Lead Belly, rivisitata con la voce di Taj Mahal, armonica e banjo, in un dialogo tra generazioni che suona sorprendentemente attuale. A chiudere il disco è Rock Me Baby di B.B. King. Affrontare un simile monumento non è impresa facile, e Morrison lo sa bene: per questo affida l’assolo decisivo a Buddy Guy, che firma un finale emozionante e rispettoso, capace di dare nuova linfa ad un brano leggendario senza tradirne lo spirito. Morrison riafferma qui il suo legame indissolubile con il blues, genere che più di ogni altro ha plasmato la sua identità artistica. Il musicista dal 17 al 23 febbraio 2026 porterà questo spirito blues sul palco del Palace of Fine Arts di San Francisco, città simbolo per il genere. Somebody Tried To Sell Me A Bridge non è solo un ritorno alle origini: è la conferma che, anche a ottant’anni, Van Morrison continua a suonare la musica che sente, senza compromessi, con profondità emotiva e autenticità assoluta. Un disco destinato a lasciare il segno.

 Ascolta Somebody tried to sell me a bridge su Spotify

Tracklist: Kidney Stew Blues; King for a Day Blues; Snatch It Back and Hold It; Deep Blue Sea; Ain't That a Shame; Madame Butterfly Blues; Can't Help Myself; Betty and Dupree; Delia's Gone; On a Monday; Monte Carlo Blues; When It's Love Time; Loving Memories; Play the Honky Tonks; (Go to The) High Place in Your Mind; Social Climbing Scene; Somebody Tried to Sell Me a Bridge; You're the One; I'm Ready; Rock Me Baby


sabato 31 gennaio 2026

Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

 Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

(Encore Music Label - 2026)

 Per Riccardo Catria dopo Mantra's dance nel 2024 ed Orchestral Suite N. 1 di qualche mese fa, nasce dall’incontro con un altro giovane musicista (entrambi già maturi talenti del jazz italiano), Cantastorie, il progetto discografico (già presentato live durante la scorsa estate), che unisce la sua tromba con il pianoforte di Daniele Del Gobbo in un dialogo acustico di rara raffinatezza. Un duo essenziale nella forma ma ricco di sfumature, capace di costruire un universo sonoro intimo, lirico e profondamente evocativo.

I due condividono una visione musicale fondata sull’ascolto reciproco e su un interplay costante, elemento cardine di un progetto che rifiuta l’esibizionismo per privilegiare la narrazione. Il titolo dell’album non è casuale: ogni brano è concepito come un racconto, una piccola storia che prende forma attraverso melodie sospese, dinamiche controllate e un uso consapevole del silenzio.

Pubblicato ieri sulle principali piattaforme e presto disponibile anche in formato fisico, Cantastorie propone un repertorio che alterna composizioni originali e riletture d’autore, spaziando tra jazz, musica classica europea ed improvvisazione contemporanea. 

Tra le otto tracce che lo compongono la rivisitazione di Una furtiva lagrima di Gaetano Donizetti sorprende per l’eleganza cameristica e per la capacità di trasformare un’aria celeberrima in materia sonora intima e moderna, mentre Luiza di Antônio Carlos Jobim apre a suggestioni brasiliane cariche di malinconia e calore. Particolarmente intenso anche l’omaggio con Opening a Kenny Wheeler, figura chiave del jazz europeo, la cui poetica sembra risuonare naturalmente nel linguaggio del duo.

Il disco alterna momenti di lirismo puro a passaggi di improvvisazione più audace, senza mai perdere coerenza narrativa. La tromba di Catria si muove con un suono morbido e talvolta misterioso, mentre il pianoforte di Del Gobbo costruisce spazi armonici profondi, lasciando respirare la musica e guidando il racconto con sensibilità e misura.

Prodotto da Encore Music Label, Cantastorie è è stato registrato alla fine dello scorso ottobre a Perugia e vede la partecipazione come ingegnere del suono di David Giacchè.

Nelle note di copertina è presente un endorsement del trombettista americano Ralph Alessi, che tra l'altro scrive: " ... ammiro il modo in cui questi due musicisti creano brani che oscillano tra il familiare e l'astratto; proprio un bel lavoro di due musicisti di talento ... ", sottolineando la maturità espressiva e la profondità artistica del duo, capace di andare oltre l’età anagrafica, proponendo una visione musicale già pienamente consapevole.

Ma non è soltanto un album, è un’esperienza d’ascolto che invita alla concentrazione e alla condivisione emotiva. Un lavoro che va oltre i confini di genere restituendo alla musica la sua funzione più autentica: raccontare, evocare, creare connessione. Un esordio discografico per il duo di grande eleganza e sostanza che apre prospettive interessanti nel panorama del jazz italiano contemporaneo.

Ascolta Cantastorie su Spotify 

Tracklist: Genesi; Una furtiva lagrima; Invenzione N° 1; Nature boy; Opening; Luiza; The peacocks; Impro 

martedì 20 gennaio 2026

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 (Sony Music - 2025)

Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti uscite, tra le quali è doveroso inserire il nuovo lavoro dei Cervello: Chaire + Live at Pomigliano d'Arco. Nella culture dell'antica Grecia Chaire era insieme saluto e congedo: un augurio di benessere, un invito a prendersi cura di sé. È una parola che racchiude un gesto umano semplice ed universale. I Cervello l’hanno scelta come titolo dell'album perché incarna il senso profondo di questo ritorno: una riflessione sulla memoria, sulla continuità e sull’eredità emotiva lasciata da una delle formazioni più luminose e fugaci del rock progressivo italiano. 
Nati a Napoli nei primi anni Settanta, seppero imporsi in una stagione in cui la scena prog italiana viveva una straordinaria fertilità creativa. Accanto ad Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, la band sviluppò un linguaggio inconfondibile, capace di intrecciare radici mediterranee, slanci sinfonici e una ricerca timbrica fuori dagli schemi. Il loro unico album in studio, Melos (1973), rimane ancora oggi una gemma assoluta: un’opera visionaria che rilegge il mito greco attraverso strutture ardite, atmosfere acustiche e una sensibilità quasi rituale. Un disco di culto, riscoperto e celebrato a livello internazionale nel corso dei decenni. 
Cinquant’anni dopo, Chaire rappresenta la continuazione possibile di quella storia interrotta. Il progetto nasce da brani composti tra il 1974 e il 1983, rimasti per lungo tempo sospesi, mai definitivamente completati. Oggi trovano forma in una produzione curata da Corrado Rustici, registrata nel corso degli ultimi quattro anni dai membri originali superstiti: lo stesso Rustici (chitarra, tastiere, voce), Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce), Giulio D’Ambrosio (flauto, sax, voce), insieme alla storica voce solista Gianluigi Di Franco e con il contributo di Roberto Porta alla batteria. 
La presenza di Di Franco, scomparso nel 2005, è uno degli elementi più emozionanti dell’opera. Grazie all’evoluzione delle tecniche di restauro audio, le sue interpretazioni, salvate da registrazioni su bobine e cassette d’epoca, tornano a risuonare con sorprendente vitalità. Chaire diventa così un dialogo tra epoche: non una semplice operazione nostalgica, ma un vero corpo sonoro in cui passato e presente si fondono, mantenendo intatta l’intenzione espressiva originaria. 
Sotto il profilo musicale il disco conserva l’impronta caratteristica dei Cervello: la centralità dei fiati, le architetture oblique della chitarra di Rustici, la ricerca melodica che si intreccia a geometrie più libere, quasi cameristiche. È un lavoro che non tenta di replicare Melos, ma ne raccoglie lo spirito: quell’inquietudine creativa che portava la band a sperimentare formati, tempi e soluzioni timbriche, sempre in equilibrio tra liricità mediterranea e tensione progressiva. 
Accanto all’album inedito, la pubblicazione include Live at Pomigliano d’Arco, una registrazione del 1973 che cattura i Cervello all’apice della loro energia giovanile. Il repertorio comprende brani dall’album di debutto ed un inedito strumentale, restituendo l’immagine di una band già allora proiettata oltre i confini consueti del prog italiano. È un documento prezioso, non solo per la sua rarità, ma perché rende evidente la continuità ideale con Chaire: una storia che aveva lasciato tracce sulla scena live prima ancora di completarsi in studio. 
Il progetto è stato completato da una nuova versione rimasterizzata di Melos, che permette di ascoltare il debutto dei Cervello con una definizione sonora in linea con gli standard contemporanei, senza tradire la natura materica e viscerale delle registrazioni originali. 
Con 
Chaire + Live at Pomigliano d'Arco la band non firma un ritorno nostalgico, ma una rinascita autentica, capace di rendere vivo un linguaggio musicale che ancora oggi esercita un fascino inalterato.

Ascolta Chaire su Youtube

Tracklist: CD 1 - Chaire: Hello; Templi Acherontei; La seduzione di ChiaroUlivo; Reina de roca; Movalaide; La danza dei guardiani; Chaire - Farewell / CD 2 - Live at Pomigliano d'Arco: Intro; Canto del capro; Scinsione; Euterpe; Melos; Progressivo remoto - instrumental


 

Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

 Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro   (Nar Internazional distr. Warner - 2026)   Ci sono artisti che, raggiunta una certa età anagraf...