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mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

lunedì 15 dicembre 2025

Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

 Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

  Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

(Lizard - 2025)

C’è un ambizioso equilibrio, fragile e prezioso, nel disco d’esordio dei RaraOvis — il progetto da studio del compositore italo-australiano Leonardo Pegoraro. Ne sveleremo l’essenza non è solo un album, ma un vero itinerario sonoro e filosofico: un concept che affronta l’Eros come percorso dialettico, capace di mutare, ferirsi, espandersi ed infine rivelare la propria natura più luminosa. 
Nato nel 2021 e cresciuto sotto la cura produttiva di Matteo Ricci e la direzione artistica di Fabio Zuffanti, il lavoro dichiara fin da subito la sua vocazione: un rock progressivo colto, contaminato, intriso di ricerca timbrica e narrativa. È Zuffanti stesso a orientare la struttura generale, spingendo verso una grande suite conclusiva che raccoglie e sublima i temi disseminati lungo le prime quattro tappe. Il disco si apre con suggestioni “orientaleggianti”, rese ancor più insolite da un elemento sorprendente: un assolo di campane tibetane, probabilmente un unicum nella storia recente del prog. Da qui prende avvio un percorso che mette in scena le metamorfosi del sentimento amoroso, dalla fragilità dei Primi passi al fuoco di un’infatuazione non ricambiata (Sento calore), dalla rivelazione della passione eterna (Luci a mandorla) al dubbio della sua caducità (I contorni dell’alba). Il viaggio culmina nel brano eponimo, Ne sveleremo l’essenza, dove l’Eros si trasfigura in ricerca di conoscenza, facendo eco al pensiero platonico-socratico: il desiderio come mancanza che muove verso l’alto. 

Il merito dell’efficacia narrativa risiede anche negli arrangiamenti di Pegoraro, ricchi di tastiere stratificate, controtempi mai ostentati e soluzioni sinfoniche che dialogano con delicatezza con elementi di sperimentazione, minimalismo e rock. 
La presenza di dodici musicisti rende l’album un vero affresco corale. Le voci – l’eleganza inconfondibile di Fabio Cinti, raffinato interprete battiatesco, e la limpida intensità di Irene Manca – costruiscono un dialogo continuo, sovrapponendosi o alternandosi come personaggi interiori dello stesso viaggio emotivo. Le tessiture strumentali sono impreziosite dal pianoforte lirico e narrativo di Luca Scherani e dalla batteria creativa, quasi conversazionale, di Andrea Orlando. Costante e fondamentale il basso di Giulio Gaietto, capace di passare dalla delicatezza al vigore. Ricci, oltre a firmare parte delle chitarre e l’intero impianto sonoro (soundscaping, registrazioni, missaggio), porta nel progetto una cura maniacale per il dettaglio. 
Completano l’ensemble gli interventi di Massimo Montarese e Marco Topini alle chitarre, classiche o elettriche a seconda delle atmosfere; le corde dolci e narrative di Osvaldo Loi; il flauto traverso di Mauro Serpe che apre l’album come un soffio primordiale; e, nella suite finale, il piccolo ma incisivo ensemble di fiati diretto da Jacopo Gabutto, quasi a chiudere simbolicamente un cerchio iniziatico. Ne sveleremo l’essenza è un lavoro che si inserisce nella grande tradizione del prog italiano romantico; l’album non teme la complessità, né rinuncia alla melodia: preferisce piuttosto unire i due poli, con momenti di sospensione, improvvisi guizzi stilistici, aperture sinfoniche, scorci orientali e tocchi narrativi che ricordano il cinema più evocativo.
Il risultato è un disco elegante che cattura l’attenzione dell’ascoltatore con le sue curve improvvise ed i suoi paesaggi sonori avvolgenti. 
Un debutto destinato a lasciare traccia; non solo per la qualità della scrittura, ma per la capacità di trasformare un tema antico come l’amore in un’esperienza musicale strutturata, moderna e profondamente sentita.

Ascolta Ne sveleremo l'essenza su Spotify

Tracklist: Primi passi; Sento calore; Luci a mandorla; I contorni dell'alba; Ne sveleremo l'eesenza

 

 





 

 

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