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lunedì 4 maggio 2026

Wish - The endless winter

 Wish - The endless winter

(Autoproduzione - 2026)

A sette anni dall’esordio con Stay here my friends, tornano i Wish con un lavoro ambizioso e profondamente sentito: The endless winter. Non è solo un secondo capitolo discografico, ma una vera e propria dichiarazione artistica ed umana, un concept album che affonda le proprie radici nei drammi della guerra e nella disumanizzazione dei conflitti contemporanei. Il titolo è già una chiave di lettura potente: “l’inverno senza fine” come metafora d'un mondo congelato nella violenza, privo di calore, di normalità e purtroppo di futuro. Un’immagine che richiama scenari storici ma che, tragicamente, si riflette nell’attualità. Ed è proprio questa sovrapposizione tra passato e presente a dare al disco una forza narrativa rara. La genesi dell’album risale al 2019, subito dopo l’uscita del debutto. In origine, il progetto nasceva come riflessione sul tradimento dei valori fondamentali della società moderna. Ma gli eventi degli ultimi anni hanno reso quel racconto incredibilmente attuale, trasformandolo in qualcosa di più urgente, doloroso e necessario. Ne emerge un lavoro attraversato da emozioni contrastanti: rabbia, angoscia, delusione, ma anche una sottile e resistente speranza. Dal punto di vista musicale, The endless winter si muove su coordinate progressive solide ma mai autoreferenziali. I Wish evitano gli eccessi barocchi tipici del genere, preferendo una scrittura più asciutta, funzionale al racconto. Le influenze ci sono, senz'altro, ma ben assimilate: la tematica del disco non può prescindere dalla tensione politica e l'intensità emotiva riporta alla mente atmosfere care ai poeti del prog inglese: Peter Gabriel e Peter Hammill. La struttura dell’album – otto tracce, tra cui le mini-suite Comandante Nino e The four rooms – rafforza l’idea di un viaggio unitario. Non una semplice raccolta di brani, ma un percorso narrativo coerente che accompagna l’ascoltatore tra trincee, memorie e frammenti di vite spezzate. Brani come Pointe du hoc, On the trail o This life (per chi scrive la migliore del lavoro), evocano scenari concreti, mentre altri momenti si muovono su un piano più interiore, quasi contemplativo. Particolarmente riuscito è l’equilibrio tra dimensione personale ed universale: le storie raccontate sono intime, ma diventano simbolo di un’esperienza collettiva. La guerra, in questo disco, non è mai retorica né spettacolarizzata; è piuttosto un’esperienza umana ridotta all’essenziale, dove sopravvivere diventa l’unico obiettivo e l’anima un lusso impossibile. La band (Piergiorgio Franceschelli, voce; Massimo Mercurio, batteria; Salvatore Patti, tastiere e cori e Giorgio Simonetti, chitarre, basso e cori), dimostra una maturità compositiva notevole, sostenuta anche da una produzione curata e da contributi esterni ben integrati, come il basso fretless di Graziano Brufani, il flauto di Susanna Felicetti e la fisarmonica di Umberto Ugoberti, che aggiungono profondità timbrica e suggestione. Se il primo album dei Wish ruotava attorno al tema dell’amicizia, The endless winter amplia lo sguardo e affronta questioni ben più ampie ed urgenti. È la conferma di una band che non usa il progressive come semplice esercizio stilistico, ma come linguaggio espressivo per raccontare il presente. Come nel primo album echi dei Genesis, dei Van Der Graaf Generator e dei Gentle Giant fanno capolino qua è la, ma in un panorama spesso ripiegato su formule consolidate, i Wish scelgono la strada più difficile: quella della sostanza. E proprio per questo, The endless winter non è solo un disco da ascoltare, ma da attraversare.

Ascolta The endless winter su Spotify 

Tracklist: Pointe du Hoc; Comandante Nino (I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died); Collapsing; The Four Rooms (I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation); I Watch You From Afar; This Land; On The Trail; This Life

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ENGLISH VERSION 

Seven years after their debut album, Stay Here My Friends, Wish return with an ambitious and deeply felt work: The Endless Winter. It's not just a second album, but a true artistic and human statement, a concept album rooted in the tragedies of war and the dehumanization of contemporary conflicts. The title itself is a powerful key: "the endless winter" as a metaphor for a world frozen in violence, devoid of warmth, normalcy, and, sadly, a future. An image that recalls historical scenarios but is tragically reflected in the present. And it is precisely this overlap between past and present that gives the album its rare narrative strength. The album's genesis dates back to 2019, immediately after the release of their debut. The project originally began as a reflection on the betrayal of the fundamental values ​​of modern society. But the events of recent years have made that story incredibly timely, transforming it into something more urgent, painful, and necessary. The result is a work permeated by contrasting emotions: anger, anguish, disappointment, but also a subtle and resilient hope. Musically, The Endless Winter moves along solid but never self-referential progressive lines. Wish avoid the baroque excesses typical of the genre, preferring a more streamlined style that serves the narrative. The influences are certainly there, but they are well-integrated: the album's themes cannot ignore political tension, and the emotional intensity evokes atmospheres dear to the poets of English prog: Peter Gabriel and Peter Hammill. The album's structure—eight tracks, including the mini-suites "Comandante Nino" and "The Four Rooms"—reinforces the idea of ​​a unified journey. Not a simple collection of songs, but a coherent narrative that leads the listener through trenches, memories, and fragments of shattered lives. Songs like "Pointe du hoc," "On the trail," and "This life" (in this writer's opinion, the best of the album) evoke concrete scenarios, while other moments move on a more interior, almost contemplative level. The balance between the personal and the universal is particularly successful: the stories told are intimate, yet become symbols of a collective experience. War, on this album, is never rhetorical or sensationalized; rather, it is a human experience reduced to the essential, where survival becomes the only goal and the soul an impossible luxury. The band (Piergiorgio Franceschelli, vocals; Massimo Mercurio, drums; Salvatore Patti, keyboards and backing vocals; and Giorgio Simonetti, guitars, bass and backing vocals) demonstrates remarkable compositional maturity, supported by a refined production and well-integrated external contributions, such as Graziano Brufani's fretless bass, Susanna Felicetti's flute, and Umberto Ugoberti's accordion, which add tonal depth and evocative power. While Wish's first album revolved around the theme of friendship, The Endless Winter broadens its scope and tackles much broader and more pressing issues. It confirms a band that doesn't use progressive rock as a simple stylistic exercise, but as an expressive language to describe the present. As on the first album, echoes of Genesis, Van Der Graaf Generator, and Gentle Giant peek out here and there, but in a landscape often bent on consolidated formulas, Wish choose the more difficult path: substance. And precisely for this reason, The Endless Winter is not just an album to listen to, but to experience.

Listen The endless winter on Spotify 

Tracklist: Pointe du Hoc; Comandante Nino (I. Endless winter II. Never again III. Far from home IV. We are all died); Collapsing; The Four Rooms (I. The cellar II. A thin light III. Battlefield IV. Healing/Resignation); I Watch You From Afar; This Land; On The Trail; This Life


 

 




martedì 20 gennaio 2026

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 (Sony Music - 2025)

Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti uscite, tra le quali è doveroso inserire il nuovo lavoro dei Cervello: Chaire + Live at Pomigliano d'Arco. Nella culture dell'antica Grecia Chaire era insieme saluto e congedo: un augurio di benessere, un invito a prendersi cura di sé. È una parola che racchiude un gesto umano semplice ed universale. I Cervello l’hanno scelta come titolo dell'album perché incarna il senso profondo di questo ritorno: una riflessione sulla memoria, sulla continuità e sull’eredità emotiva lasciata da una delle formazioni più luminose e fugaci del rock progressivo italiano. 
Nati a Napoli nei primi anni Settanta, seppero imporsi in una stagione in cui la scena prog italiana viveva una straordinaria fertilità creativa. Accanto ad Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, la band sviluppò un linguaggio inconfondibile, capace di intrecciare radici mediterranee, slanci sinfonici e una ricerca timbrica fuori dagli schemi. Il loro unico album in studio, Melos (1973), rimane ancora oggi una gemma assoluta: un’opera visionaria che rilegge il mito greco attraverso strutture ardite, atmosfere acustiche e una sensibilità quasi rituale. Un disco di culto, riscoperto e celebrato a livello internazionale nel corso dei decenni. 
Cinquant’anni dopo, Chaire rappresenta la continuazione possibile di quella storia interrotta. Il progetto nasce da brani composti tra il 1974 e il 1983, rimasti per lungo tempo sospesi, mai definitivamente completati. Oggi trovano forma in una produzione curata da Corrado Rustici, registrata nel corso degli ultimi quattro anni dai membri originali superstiti: lo stesso Rustici (chitarra, tastiere, voce), Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce), Giulio D’Ambrosio (flauto, sax, voce), insieme alla storica voce solista Gianluigi Di Franco e con il contributo di Roberto Porta alla batteria. 
La presenza di Di Franco, scomparso nel 2005, è uno degli elementi più emozionanti dell’opera. Grazie all’evoluzione delle tecniche di restauro audio, le sue interpretazioni, salvate da registrazioni su bobine e cassette d’epoca, tornano a risuonare con sorprendente vitalità. Chaire diventa così un dialogo tra epoche: non una semplice operazione nostalgica, ma un vero corpo sonoro in cui passato e presente si fondono, mantenendo intatta l’intenzione espressiva originaria. 
Sotto il profilo musicale il disco conserva l’impronta caratteristica dei Cervello: la centralità dei fiati, le architetture oblique della chitarra di Rustici, la ricerca melodica che si intreccia a geometrie più libere, quasi cameristiche. È un lavoro che non tenta di replicare Melos, ma ne raccoglie lo spirito: quell’inquietudine creativa che portava la band a sperimentare formati, tempi e soluzioni timbriche, sempre in equilibrio tra liricità mediterranea e tensione progressiva. 
Accanto all’album inedito, la pubblicazione include Live at Pomigliano d’Arco, una registrazione del 1973 che cattura i Cervello all’apice della loro energia giovanile. Il repertorio comprende brani dall’album di debutto ed un inedito strumentale, restituendo l’immagine di una band già allora proiettata oltre i confini consueti del prog italiano. È un documento prezioso, non solo per la sua rarità, ma perché rende evidente la continuità ideale con Chaire: una storia che aveva lasciato tracce sulla scena live prima ancora di completarsi in studio. 
Il progetto è stato completato da una nuova versione rimasterizzata di Melos, che permette di ascoltare il debutto dei Cervello con una definizione sonora in linea con gli standard contemporanei, senza tradire la natura materica e viscerale delle registrazioni originali. 
Con 
Chaire + Live at Pomigliano d'Arco la band non firma un ritorno nostalgico, ma una rinascita autentica, capace di rendere vivo un linguaggio musicale che ancora oggi esercita un fascino inalterato.

Ascolta Chaire su Youtube

Tracklist: CD 1 - Chaire: Hello; Templi Acherontei; La seduzione di ChiaroUlivo; Reina de roca; Movalaide; La danza dei guardiani; Chaire - Farewell / CD 2 - Live at Pomigliano d'Arco: Intro; Canto del capro; Scinsione; Euterpe; Melos; Progressivo remoto - instrumental


 

mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

mercoledì 10 dicembre 2025

Tale Cue - Eclipse of the midnight sun

 Tale Cue - Eclipse of the midnight sun


 Tale Cue - Eclipse of the midnight sun

(Freia - 2025)

Certe luci non si spengono mai: restano nascoste, attendono soltanto il momento giusto per riemergere. Così, dopo oltre trent’anni di silenzio, i Tale Cue tornano con Eclipse of the midnight sun, un lavoro che non è soltanto un nuovo inizio, ma la naturale prosecuzione di una storia rimasta sospesa dal 1992, dopo la pubblicazione del primo album Voices beyond my curtain
La band – formatasi nel lontano 1988, torna in pista con Laura Basla (voce), Silvio Masanotti (chitarre e basso), Giovanni Porpora (tastiere) ed Alessio Cobau (batteria) – riannodando i fili di un discorso interrotto, riprendendo il linguaggio del prog-rock più melodico e teatrale, filtrato però attraverso le esperienze e le sensibilità maturate negli anni. 

Sin dalle prime note di Voices from the past, breve ma evocativa introduzione, il disco dichiara la propria natura: un ponte tra memoria e rinascita. The Rage and the Innocence apre il viaggio vero e proprio con una tensione crescente, fatta di contrasti dinamici e una linea vocale intensa, seguita dal più articolato For gold and stones, dove il gruppo alterna momenti lirici e sezioni strumentali di grande fluidità. 

Con Suntears arriva una parentesi più intima, quasi una ballata in chiaroscuro, mentre Gordon Sinclair rimanda a un immaginario d’avventura, sostenuto da un groove deciso e una scrittura brillante. Tides e The cue esplorano i cicli interiori e la capacità della musica di contenere il caos, fino alla malinconia elegante di Lady M, forse il vertice emotivo dell’album. 

La chiusura è affidata a We will be back once more, dichiarazione di intenti e di orgoglio, ed infine Vertigo, suite di oltre dieci minuti che racchiude l’essenza dei Tale Cue di oggi – maturi, consapevoli ed ancora capaci di sorprendere. 

Prodotto con cura dalla label Freia Music, Eclipse of the midnight sun è un’opera che parla di ritorni, di memorie che si fanno musica e di un’eclissi finalmente dissolta. Un disco per chi crede che il tempo non cancelli le passioni autentiche, ma le trasformi in nuova luce.

Ascolta Eclipse of the midnight sun su Spotify

TracklistVoices from the past; The rage and the innocence; For gold and stones; Suntears; Gordon Sinclair; Tides; The cue; Lady M; We will be back once more; Vertigo

 

  

mercoledì 29 ottobre 2025

Ellesmere - Mere, on stage!

 Ellesmere - Mere, on stage!

Ellesmere - Mere, on stage!

(AMS Records - 2025)

Mere, On Stage!, nuovo live del progetto Ellesmere guidato da Roberto Vitelli, è un ritratto in movimento, pulsante, dove il progressive torna ad essere terreno di libertà e di pura energia.

Registrato durante l’edizione 2024 del Prog & Frogs Festival e pubblicato da AMS Records, si tratta del secondo album dal vivo della band e segna un nuovo capitolo nella storia più che decennale del progetto. Dalle origini acustiche e folk del debutto Les Châteaux de la Loire fino alle architetture sinfoniche e modernamente rock di From Sea and Beyond e Wyrd, il progetto di Roberto Vitelli ha tracciato un percorso coerente ma in continua evoluzione, che in Mere, On Stage! prende corpo.

Sul palco, accanto al multistrumentista e mente del progetto – una formazione di assoluto rilievo: John Wilkinson alla voce, David Jackson (Van der Graaf Generator) al sax, Maurizio Guarini (Goblin) e Fabio Bonuglia alle tastiere, Giacomo Anselmi alla chitarra e Diego Bertocci alla batteria. Non semplici ospiti, ma una band vera, capace di fondere tecnica e intensità con un interplay quasi telepatico.

La prima parte dell'album, con Ridge fanfare e Northwards, è più vivace ed emergono influssi tipici delle sonorità dei seventies (Yes in primis); con  Tundra e Runaway l'atmosfera è più morbida ed il tocco lirico di Vitelli emerge con grazia e misura.

Ed ecco arrivare la parte forse più prelibata con Crystallized, una suite dalle molte anime – dove jazz, rock sinfonico e  hard rock si mescolano – con i fiati di Jackson che si inseriscono perfettamente. Ajar è in linea con la traccia precedente, mentre con Another world e Time, life again la melodia torna protagonista.

A chiudere il disco Broken barricades, omaggio ai Procol Harum registrato in studio: la prima cover della band, raffinata e dal sapore malinconico.

Mere, On Stage! è la fotografia di un gruppo in piena forma creativa, che suona con libertà e convinzione. Vitelli dirige ma non impone, costruisce un suono corale e dinamico, in cui ogni strumento trova spazio e respiro.


In un’epoca di produzioni perfette ed asettiche, un disco come questo riporta il prog alla sua essenza più umana: la tensione tra forma ed improvvisazione, tra rigore ed abbandono. Di questi tempi è una benedizione.

Ascolta Mere, on stage su Spotify

TracklistRidge fanfare; Northwards; Tundra; Runaway; Crystallized; Ajar; Another world;  Time, life again / Bonus studio track: Broken Barricades 


 

 
 

lunedì 27 ottobre 2025

Marco Leodori - Anima naif

 Marco Leodori - Anima naif


 Marco Leodori - Anima naif

(Autoproduzione - 2023)

Marco Leodori, romano, classe 1961, presenta un’opera (Anima naif), che profuma di sincerità e di passione autentica. Lontano dalle mode, vicino al cuore. In queste tredici tracce si intrecciano i fili di un percorso che parte dai giorni (la fine degli anni '70), della band Naif ed arriva fino a oggi, attraversando epoche, suoni e ricordi. Ogni brano sembra raccontare un frammento di vita, ogni melodia è un piccolo quadro impressionista, dipinto con colori caldi e nostalgici.

Le tastiere di Leodori guidano il viaggio come fari nella nebbia: ora delicate, ora maestose, sempre al servizio dell’emozione. Attorno a lui una costellazione di artisti straordinari – Alessandro Corvaglia, Mauro Montobbio, Filippo Marcheggiani, Andrea Amici, Stefano Vicarelli e molti altri – contribuisce a dare forma e respiro a un progetto che sa di casa, di amicizia e di condivisione.

Ci sono momenti sospesi come Empty blue skies o A winter day dream, dove il prog si fa sogno ed introspezione. C’è la malinconia luminosa di Lonesome man, la dolcezza tutta mediterranea di Guardando le stelle, e poi il volo leggero di Come un gabbiano, che sembra nascere da un ricordo d’estate.
Nei brani strumentali come Legends o Genesi si ritrova invece la sapienza di chi conosce il linguaggio del progressive e lo piega alla propria sensibilità, senza manierismi ma con profondo rispetto.

E poi c’è la voce limpida di Federica Leodori, figlia di Marco, che attraversa il disco come una brezza nuova: un simbolo perfetto di continuità e rinascita.

Anima Naif è da ascoltare lasciando che le sue onde ci avvolgano. È una lettera d’amore alla musica, al tempo ed alla propria storia. Un’opera che nasce da un’anima gentile e che conserva quella purezza un po’ ingenua – e per questo preziosa – di chi crede ancora nel potere delle note di cambiare il mondo, almeno per la durata di una canzone.

Il disco è il frutto di un cammino lungo una vita, fatto di silenzi, di note rimaste a vibrare nel cassetto e di quella fede ostinata che solo i veri amanti della musica sanno custodire.

 Ascolta Anima naif su Spotify

Tracklist: Empty blue skies; A winter day dream; Lonesome man; Legends; Guardando le stelle; Look at your heart; Come un gabbiano; Unity; La sorgente; In the king's name; Only one day; Genesi; Dream is over  

 

sabato 25 ottobre 2025

Sigmund Freud - Risveglio

 Sigmund Freud - Risveglio


 Sigmund Freud - Risveglio

(Black Widow Records - 2025)

Quando il tempo si ferma e riprende a sognare

A volte ci sono storie che sembrano finire e invece restano in sospeso, pronte a riprendere fiato dopo decenni. Quella dei Sigmund Freud ad esempio, formazione romana nata nel 1972, è una di queste. Band colta ed appassionata, tra le prime a dare forma a un rock progressivo italiano di respiro autentico, condivise palchi importanti come Villa Pamphili, Villa Ada e Conca D’Oro, in anni in cui la musica era ancora esperienza collettiva, fermento culturale, partecipazione civile.

Nonostante gli accordi con RCA ed EMI, la loro parabola si interruppe nel 1978, lasciando dietro di sé solo eco e memoria.
Oggi è grazie alla Black Widow Records che quella storia trova finalmente la sua voce. Risveglio è il titolo perfetto per un disco che suona come una finestra aperta su un tempo sospeso, un filo di luce che ricollega passato e presente. Sei brani (chi scrive grazie all'intercessione di Claudio Ciuffa ne ha ascoltato mesi fa una versione promo senza il sesto e corposo brano), di cui cinque reincisi dalla formazione attuale ed uno appunto — il lungo Freud 70’s medley — recuperato direttamente dalle session originali, restituiscono l’anima autentica di un gruppo che il destino aveva ingiustamente tenuto ai margini della storia.

La band che ha inciso l'album è la seguente: Claudio Ciuffa, chitarre, tastiere e flauto; Luca Allori, voce, chitarra acustica e tastiere; Evandro Gabiati, batteria e percussioni; Marco Cavaterra, basso elettrico ed acustico; Claudio Carbonetti, tastiere e voce; Dino Pacini, chitarre elettriche ed acustiche

Il suono è quello che ci si aspetta da una band che affonda le radici nel prog, e non potrebbe essere altrimenti: Hammond, Mellotron, Moog, flauto e chitarre liriche, strumenti che parlano la lingua di una stagione in cui la musica era arte, introspezione, desiderio di oltrepassare i confini.
Fiori di polvere bianca apre il disco come un manifesto: dodici minuti di variazioni, dialoghi strumentali, aperture melodiche ed improvvisi mutamenti d’umore. La tematica — la deriva della droga — è trattata con un tocco poetico, come sapeva fare solo quel decennio in cui il rock cercava la mente ed il cuore.
A seguire Giochi d’ombre, che intreccia voce narrante e sezioni strumentali; quindi Palla di neve, sospesa tra malinconia ed energia, e La quiete dopo la tempesta, suite di dieci minuti in cui emerge la coesione di una band che non ha dimenticato come si costruisce un racconto musicale.
Epilogo chiude il cerchio con tono riflessivo, quasi spirituale, mentre Freud 70’s medley — il documento sonoro del passato — regala sedici minuti di pura immersione in una stagione irripetibile: tastiere in primo piano, flauto a punteggiare gli spazi, chitarre che disegnano paesaggi visionari.

Ma se si pensasse che Risveglio sia un’operazione nostalgica si è fuori strada; è la prova che certi suoni, certe idee e certe visioni non invecchiano mai davvero: restano lì, in attesa che qualcuno torni a crederci.
I Sigmund Freud ci credono ancora, e questo li rende forse più moderni di tante band nate ieri.

Un disco da ascoltare a occhi chiusi, per addentrarsi ancora una volta nel battito di un’epoca che — forse — non è mai davvero finita.

Ascolta Risveglio su Spotify

Tracklist: Fiori di polvere bianca; Giochi d'ombre; Palla di neve; La quiete dopo la tempesta; Epilogo; Freud 70's medley 

 

 

 

giovedì 23 ottobre 2025

Cormorano - L'inciampo dell'uovo

 Cormorano - L'inciampo dell'uovo

Cormorano - L'inciampo dell'uovo

(Locanda del Vento / Lizard Records - 2025)

I Cormorano sono tornati. Dopo mezzo secolo di storia, un lungo silenzio e la recente reunion, che aveva già prodotto la pubblicazione nel 2023 di Obliquizioni d'autunno. Prima che l'aquilone se ne voli via, la band emiliana guidata da Raffaello Regoli firma un nuovo capitolo con L’inciampo dell’uovo, pubblicato per la side-label Locanda del Vento di LizardRecords.

Chi conosce il gruppo sa che non si tratta di una semplice formazione “revival”: i Cormorano hanno vissuto gli anni ’70 dall’interno, con quell’urgenza creativa che ancora oggi traspare nella loro musica. Il nuovo album lo conferma: otto brani che scorrono come un vero e proprio viaggio, fatto di suoni, idee e riflessioni.

La voce di Regoli, da sempre marchio di fabbrica della band, è il filo conduttore che unisce i pezzi. Una voce che non si limita a cantare, ma diventa strumento, ricerca, gesto teatrale, spesso con chiari rimandi all’amico e maestro Demetrio Stratos. Intorno a lui, il gruppo costruisce un tessuto musicale variegato: momenti di jazz-rock energico come “Agguati urbani” e “Somia”, atmosfere cosmiche e sperimentali in “Pax Msg from Universe”, oppure nella strumentale “Trutse Nalem”.

Ma L’inciampo dell’uovo non è solo gioco di stili. È anche un disco che parla dei rischi e delle derive della società digitale (“SocialNetwork”), di relazioni delicate e squilibrate in “Amico (oltre le nuvole, come gli dei)”, fino ad arrivare al finale sospeso e quasi meditativo di “C’è che sei… paesazione 2”, che lascia l’ascoltatore in uno stato di quiete rarefatta.

Accanto a Regoli troviamo i compagni di sempre – Antonio Dondi (batteria), Elia Filippini (tastiere), Francesco Boni (basso), Gabriele Giovanardi (sax), Michele Zanni (chitarra) – affiancati dagli ospiti Alice Sandri e Leonardo Zanni, che aggiungono colore e profondità. Il risultato è un lavoro compatto, che non indulge nella nostalgia, ma rimette in gioco con energia ed intelligenza lo spirito del progressive italiano.

Per ascoltare L’inciampo dell’uovo l'indicazione è quella di essere disposti a farsi trascinare dentro un mondo sonoro e poetico fuori dagli schemi. È ciò è il segno che i Cormorano non hanno smesso di cercare, e che il loro volo continua, alto e libero, come se il tempo non fosse mai davvero passato.

Ascolta L'inciampo dell'uovo su Spotify

Tracklist: Pax Msg from universe; Agguati urbani; Somia; Amico (oltre le nuvole come gli dei); Ora; Trutse nalem; Social network;  C'e che sei - paesazione 2

 
 

martedì 21 ottobre 2025

Caravaggio - We all we are

 Caravaggio - We all we are

Caravaggio - We all we are

(Ma.ra.cash. Records - 2025)

C’è qualcosa che sorprende quando una band riesce a prendere il prog, con tutta la sua storia e le sue regole non scritte, e lo porta su un terreno nuovo, fresco, vivo. È quello che han fatto i Caravaggio con il debutto omonimo del 2022 e che tornano a proporre in We All We Are: un disco che non si limita a “fare” progressive, ma lo reinventa con un’anima profondamente mediterranea.

Il suono è un mosaico: la chitarra elettrica dialoga con fisarmonica, bouzouki, mandolino, scacciapensieri e nacchere. Elementi che di solito si associano alle tradizioni popolari qui diventano protagonisti, intrecciandosi con rock, world music e vibrazioni hard. Non c’è nulla di artificiale, anzi: tutto scorre in maniera naturale, e ti ritrovi trascinato dentro paesaggi sonori che hanno il sapore della terra e del mare.

I musicisti impegnati sono: Vittorio Ballerio, voce; Fabio Troiani, chitarra, composizioni ed arrangiamenti; Serhan Kazaz, chitarra, bouzouki e voce; Stefano Spitale, fisarmonica; Piero Chiefa, basso ed Alessio Del Ben, batteria.

La band osa anche nella scrittura: accordi stranianti, melodie etniche, passaggi jazz, tempi dispari che spezzano e rilasciano la tensione. Eppure, nonostante la complessità, i brani restano accessibili, comunicativi. È questo che colpisce: la capacità di tenere insieme ricerca e immediatezza, cervello e cuore.

Il concept non è da meno. We All We Are nasce come riflessione sulla crisi della partecipazione democratica, un tema che ci riguarda da vicino. I Caravaggio ci raccontano di un potere che non ha più bisogno di imporsi con la forza, perché riesce ad ottenere consenso dalle stesse persone che limita. È un messaggio forte, che pone una domanda scomoda: è davvero irreversibile questo processo, o possiamo ancora ritrovarci uniti, come una forza collettiva capace di cambiare le cose?

Alla fine del disco, resta la sensazione che il prog non sia affatto “vecchio” o rinchiuso in se stesso. Con We All We Are, i Caravaggio dimostrano che questo "non genere" può ancora essere terreno di libertà, creatività e pensiero critico. Una prova convincente, da ascoltare e riascoltare, scoprendo ogni volta nuove sfumature.

Ascolta We all we are su Spotify

Tracklist: Isolation; Rejoice; In the place where I was born;  We all we are; Controversial; White lies on our black tongues; Behind the mask, part. 1; Behind the mask, part. 2; Divine comedy tarantella



 

venerdì 29 agosto 2025

Nuova Era - 20.000 leghe sotto i mari

Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

 Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

(AMS Records - 2025) 

Un viaggio affascinante negli abissi del prog sinfonico italiano

Il ritorno dei Nuova Era è di quelli che lasciano il segno. Dopo aver scritto pagine importanti della scena prog italiana tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, la band guidata da Walter Pini riemerge con un’opera che non esitiamo a definire la più ambiziosa della loro carriera.

“20.000 leghe sotto i mari”, ispirato all’omonimo capolavoro di Jules Verne, è molto più di un semplice concept album: è una vera e propria odissea sonora. Nella versione in CD, il disco si presenta come una suite di quasi 40 minuti, articolata in otto movimenti. La versione in vinile, invece, suddivide l’opera in due atti, accentuando ulteriormente la sua natura teatrale e narrativa.

Fin dalle prime note, ci si immerge in un viaggio musicale profondo e suggestivo, che reinterpreta con personalità i tratti distintivi del progressive sinfonico all’italiana: cambi di ritmo improvvisi, lunghi passaggi strumentali ricchi di pathos, melodie raffinate e atmosfere evocative. La musica scorre come un racconto epico, restituendo il senso di meraviglia e mistero che permea il romanzo di Verne.

Pur mantenendo un cuore fortemente ancorato alla tradizione, i Nuova Era inseriscono qua e là elementi più moderni, soprattutto nell’uso della chitarra elettrica (del buon Alessandro Camaiti), e delle tastiere, aggiornando il loro linguaggio senza snaturarlo. Il cantato in italiano, dopo la parentesi in lingua inglese di Return to the Castle (2016), contribuisce a dare maggiore coerenza stilistica e identitaria al progetto, riportando la band alle proprie radici.

Ad impreziosire ulteriormente il CD digipack è la presenza di “Nautilus”, un brano inedito composto da Pini all’età di soli 17 anni. Si tratta di una lunga composizione di oltre 16 minuti, dedicata al celebre sommergibile del Capitano Nemo. Anche qui spicca una scrittura già sorprendentemente matura, capace di evocare mondi sommersi e paesaggi immaginari con una costruzione musicale intensa e coinvolgente.

Con questo nuovo capitolo, i Nuova Era dimostrano che il tempo non ha scalfito la loro capacità di raccontare storie attraverso la musica. Anzi, confermano di saper mantenere viva una tradizione che affonda le sue radici nei fasti del prog sinfonico dei primi anni ’70, ma che continua ancora oggi a emozionare, stupire e trasportare l’ascoltatore in profondità inesplorate.

Ascolta 20.000 leghe sotto i mari su Spotify 

Line-up: Walter Pini – tastiere; Rudi Greco – basso; Maurizio Marra – batteria; Alex Camaiti – voce e chitarre

Tracklist cd: 1. 20.000 leghe sotto i mari (36:25) - a) La partenza – b) La caccia – c) Smarrimento – d) Capitan Nemo - e) Il Signore delle acque – f) Mondi misteriosi – g) Nel profondo – h) Prigionieri dell'abisso / 2. Nautilus (16:05) (solo in versione cd)



 

 

 

giovedì 19 giugno 2025

Diego Petrini / La materia del suono

 Diego Petrini - La materia del suono


 Diego Petrini - La materia del suono

(AMS / BTF - 2025)

L’arte del prog come sintesi totale dell’universo musicale

Esordio solista per Diego Petrini, batterista, tastierista e tra le menti fondanti de Il Bacio della Medusa, gruppo cardine del progressive italiano contemporaneo. Il titolo del suo primo lavoro in proprio, La Materia del Suono, non è solo evocativo: è una dichiarazione di poetica. Qui la musica è sostanza viva e plastica, modellata con la sapienza di chi ha fatto del suono una vera e propria filosofia creativa.

Ideato come un concept strumentale (ad eccezione dell’ultima traccia), La Materia del Suono è un disco complesso, stratificato, che richiede ascolti attenti e profondi. Petrini non rinuncia all’ambizione: la sua opera è divisa in due sezioni concettuali – L’Armonia della Natura e Sull’Artificio dell’Uomo – che si pongono in contrasto dialettico, muovendosi tra contemplazione e critica.

A guidare l’ascoltatore è il pianoforte, punto d’origine della composizione ed asse portante dell’intera architettura sonora. Intorno ad esso gravitano elementi di jazz-rock, fusion, classica contemporanea, folk, elettronica vintage e prog sinfonico, in un continuo gioco di rimandi e sovrapposizioni. Non mancano infatti strumenti-simbolo del progressive anni ’70 come Moog e Mellotron, usati con intelligenza mai derivativa, ma come mattoni sonori per costruire un linguaggio personale.

I brani scorrono come episodi cinematografici, quasi visivi: Come in mare le onde apre il disco con un incedere liquido e ipnotico, mentre Immagini al tramonto e Macchia verde restituiscono tutta la delicatezza impressionista dell’ispirazione naturalistica. Poi la virata: Fragole di Cinabro e Antropomorfa ci introducono nella seconda parte, più inquieta e meccanica, dove il suono si fa riflessione sull’uomo, sul consumo e sull’alienazione.

Straordinario il lavoro degli ospiti: Eva Morelli, compagna di vita e musicale ne Il Bacio della Medusa, impreziosisce il tessuto sonoro con flauto, sax e theremin, evocando echi jazz-rock e timbri di sapore scandinavo. La fisarmonica di Claudio Ridolfi in Sublimazione dona al brano una vena folk tragica e ancestrale. E la voce inconfondibile diAlvaro Fella dei Jumbo, in Ciò che trascende, è la perfetta chiusura: un epilogo lirico e quasi mistico, che rompe il silenzio strumentale per lasciare un messaggio chiaro e necessario – essere sé stessi in un mondo che omologa e raffredda.

La scrittura musicale di Petrini è matura, libera e coraggiosa: La Materia del Suono è un atto d’amore per il progressive inteso nella sua accezione più autentica, quella della sperimentazione, della contaminazione, del racconto sonoro totale.

Un album che è insieme manifesto e meditazione, capace di parlare al cuore ed alla mente dell’ascoltatore. Non solo un debutto solista, ma l’affermazione di una voce artistica compiuta, coerente, emozionante.

TracklistL’ARMONIA DELLA NATURA (Come in mare le onde; Alla Deriva; Macchia Verde; Immagini al Tramonto; Etere; Sangue Freddo) / SULL’ARTIFICIO DELL’UOMO (Fragole di Cinabro; Antropomorfa; Sublimazione; Mimesi; La Plastica; Ciò che Trascende)

Guarda il teaser dell'album su Youtube  

Ascolta La materia del suono su Spotify

 


 

 

mercoledì 11 giugno 2025

Alcàntara / Tamam shud

 Alcàntara / Tamam shud 

Alcàntara / Tamam shud 

Tra incanto onirico e spirito progressivo: 

un ritorno che affonda nel mistero del tempo presente

A cinque anni da Solitaire, un debutto che ha lasciato il segno nell’underground europeo con le sue atmosfere floydiane ed introspettive, gli Alcàntara tornano con Tamam Shud, un disco che conferma ed amplia la visione sonora del collettivo siciliano. Il titolo – misterioso e affascinante – deriva dal persiano e significa “è finita”, evocando quella sensazione di enigma irrisolto che permea l’intero lavoro, proprio come il celebre caso del “Somerton Man” da cui prende spunto. Ma per fortuna, artisticamente, qui niente è davvero finito.

Il nuovo album – uscito il 6 giugno in digitale, cd ed in vinile – rappresenta una maturazione significativa per il gruppo, ora più saldo in una formazione che include Sergio Manfredi Sallicano (voce e testi), Francesco Venti (chitarra solista e produzione), Vittorio Distefano (chitarra acustica e slide), Salvo Di Mauro (chitarra ritmica), Delio Santi (basso) e Rosario Figura (batteria). Accanto a loro, preziosi innesti come Caterina Coco (violino in “Wodwo/Vertigo”) ed Alessandro Caltabiano (tastiere su tre brani).

Dalla prima traccia “TerryG” si percepisce un’evoluzione nelle dinamiche sonore: le atmosfere sognanti lasciano spazio a progressioni più complesse, senza rinunciare all’introspezione. “Il Distacco” – cantato in italiano – è uno dei momenti più intensi, forse l miglore del lotto: liricamente denso, strumentalmente stratificato, segna un punto di contatto con la grande tradizione del progressive italiano anni '70, aggiornandone però i codici.

Segue “Distant Star”, brano più asciutto ma carico di tensione emotiva, e poi la title track “Tamam Shud”, sette minuti sospesi tra malinconia e riflessione, dove le tastiere si intrecciano ai fraseggi della chitarra con naturalezza cinematografica.

Sail” recupera venature blues e psichedeliche, mentre la conclusiva “Wodwo/Vertigo” è un piccolo viaggio narrativo e strumentale in sé: il violino della Coco amplifica la dimensione epica e un po’ sospesa, chiudendo l’album con una nota di vertigine inquieta.

Anche grazie alla scelta di alternare inglese e italiano, Tamam Shud riesce ad essere più che un semplice seguito di Solitaire: è un’opera che tiene insieme memoria e rinnovamento, psichedelia e coscienza politica, l’intimismo di chi osserva il mondo frantumarsi e il coraggio di trasformare il disincanto in bellezza.

Registrato a Catania e masterizzato a Chicago da Carl Saff, Tamam Shud è un album elegante, vivo, riflessivo. Un tassello importante nella scena prog/psichedelica italiana contemporanea – e una conferma che gli Alcàntara hanno ancora molto da dire.

Ascolta Tamam Shud su Bandcamp 

Tracklist: TerryG; Il distacco; Distant star; Tamam shud; Sail; Wodwo Vertigo 

 





 

martedì 27 maggio 2025

Massimo Pieretti / The next dream

 

Massimo Pieretti – The Next Dream

Massimo Pieretti - The next dream (Cromosoma M - 2025)

La visione, il sogno, l'urgenza di raccontare

Conoscevo già Massimo Pieretti per aver parlato di A New Beginning, uscito nel 2022, e ne avevo apprezzato la genuinità: un disco d’esordio che lasciava intuire un’urgenza espressiva profonda.

Ora è arrivato The Next Dream dove ogni brano è un quadro, una scena, un frammento di un diario che sfocia nel teatro dell’immaginario collettivo.

L’apertura è affidata alla breve (poco meno di due minuti), Come Heavy Sleep, un brano tradizionale del 1600 che il musicista romano recupera e riporta al presente con rispetto ed intensità. E da lì si entra in un mondo fatto di incontri, paure, riflessioni: Creatures of the Night Part 1 è quasi una soglia onirica, con la voce profonda di Germana Noage ed un buon solo di chitarra (Simone Cozzetto).

Get In Line e The Chinese Witch, con la voce cangiante di Kate Nord, mettono in luce la capacità di Pieretti di affrontare temi attuali e personali con una scrittura musicale complessa, pensata per chi ha voglia di ascoltare sul serio.

Tra i momenti migliori I Dreamed Of Flying, dove si parla di guerra e di speranza, tratto da un testo scritto dalla sorella Patrizia e rielaborato da Massimo e da Gianluca Del Torto, con il mellotron (tra i primi strumenti a caratterizzare il prog), sugli scudi.

Si va quindi avanti con Creatures of the Night Part 2, con la voce di Laura Piazzai ed una chitarra assai vicina alle atmosfere floydiane; poi ecco Alone, con la voce di Lorenzo Cortoni, intima e quasi sussurrata e The First Time We Met, con la voce di Michaerl Trew, dove trova spazio il clarinetto di Lauren Trew, le chitarre di Vincenzo Zappatore e di Francesco Mattei; un altro ottimo brano.

Ma il cuore, l’anima, il senso pieno di questo disco è tutto nella title track The Next Dream: quasi dieci minuti che racchiudono il mondo del pianista romano; un artista vero, colto ed ispirato che non cerca i riflettori, ma ha qualcosa da dire, e lo fa con la musica.

Il cd contiene un brano in più rispetto alla versione in vinile: la delicata versione acustica di I Dreamed Of Flying, confermandosi tra le tracce migliori del lavoro.

E se il disco è così ricco, lo si deve anche a una squadra di musicisti straordinari quali: John Hackett, Mark Cook, Mattias Olsson, Peter Matuchniak, Jean Luc Payssan, Simone Cozzetto, Germana Noage, Laura Piazzai, Marco Lo Muscio, Rob Townsend, Fabio Moresco e Kate Nord.

The Next Dream, pubblicato dall'etichetta Cromosoma M in cd e vinile,  è un disco che osa; si prende il suo tempo, ti prende per mano accompagnandoti in un sogno dove ogni suono ha un perché. 

Ascolta Creatures of the night part 1 su Spotify

Ascolta I dream of flying su Spotify 

Ascolta Creatures of the night part 2 su Spotify 

Ascolta The next dream su Spotify 

La tracklist: Come heavy sleep; Creatures of the night part 1; Get in line; The chinese witch; I dreamed of flying; Creatures of the night part 2; Alone; The first time we met; The next dream; I dreamed of flying (acoustic version)




 

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