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giovedì 30 aprile 2026

Simone Basile - Perspectives

 Simone Basile - Perspectives


 (Encore MusicLabel - 2026)

C’è un momento preciso, in ogni percorso artistico, in cui la ricerca smette di essere promessa e diventa linguaggio. Perspectives, il nuovo lavoro del chitarrista pugliese Simone Basile, sembra collocarsi esattamente in questo punto: un disco che non cerca di stupire, ma di affermare una visione ormai definita, matura, profondamente consapevole. Registrato al Bunker Studio di New York – luogo carico di suggestioni e memoria musicale – l’album vede Basile affiancato da due musicisti di grande spessore: Antonio Cerfeda alla batteria e soprattutto John Patitucci al basso, presenza che da sola basterebbe a collocare il progetto in un orizzonte internazionale. Il riferimento evocato dallo stesso Patitucci a lavori storici come Bright Size Life di Pat Metheny non è casuale: qui si respira un jazz lirico, essenziale, costruito sull’interplay più che sull’esibizione tecnica. Fin dalle prime battute di Back home, si percepisce una scrittura che privilegia la narrazione. Basile non sovraccarica mai il discorso musicale: lascia spazio, costruisce atmosfere, lavora per sottrazione. Bouncin’ introduce invece una dinamica più mobile, quasi giocosa, mentre Federica si sviluppa su un registro più intimo e cantabile, dove la chitarra assume un ruolo quasi vocale. Uno degli elementi più interessanti del disco è la gestione dei contrasti. Brani come Is that real? e Yin and Yang mettono in luce la capacità del trio di muoversi tra tensione e rilascio, tra struttura e libertà. Non c’è mai compiacimento: anche nei passaggi più articolati, il virtuosismo resta sempre subordinato all’idea musicale. La title track Perspectives rappresenta forse il cuore concettuale dell’album: un equilibrio delicato tra linee melodiche e spazi sospesi, dove ogni intervento strumentale sembra nascere da un ascolto reciproco profondo. In questo senso, il contributo di Patitucci è determinante: il suo basso non è mai semplice accompagnamento, ma una voce autonoma che dialoga costantemente con la chitarra. Interessanti anche i momenti più brevi e apparentemente marginali, come Ti pi wa e To Johnny, che funzionano quasi da interludi, spezzando la linearità e offrendo nuove prospettive – coerentemente con il titolo del lavoro. Dal punto di vista sonoro, la registrazione curata da John Davis restituisce un suono limpido, arioso, in cui ogni dettaglio trova il proprio spazio. Il mixaggio mantiene questa trasparenza, valorizzando la dimensione acustica e l’equilibrio del trio. Perspectives è un disco che non impone, ma suggerisce. Non cerca risposte definitive, ma invita a d un ascolto attento, alla scoperta graduale. Simone Basile si conferma così una delle voci più interessanti della nuova scena jazz italiana, capace di dialogare con la tradizione internazionale senza perdere la propria identità. Un lavoro solido, elegante e sincero, che trova proprio nella misura e nell’ascolto la sua cifra più autentica.

Ascolta Perspectives su Spotify 

Tracklist: Back home; Bouncin'; Federica; Ti pi wa; Is that real?; Yin and yang: Perspectives; To Johnny  

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 ENGLISH VERSION  

There's a precise moment in every artistic journey when research ceases to be a promise and becomes language. Perspectives, the new album by Apulian guitarist Simone Basile, seems to fit precisely into this juncture: an album that seeks not to shock, but to affirm a now defined, mature, and profoundly informed vision. Recorded at Bunker Studio in New York—a place steeped in musical inspiration and memory—the album sees Basile joined by two musicians of great depth: Antonio Cerfeda on drums and, most importantly, John Patitucci on bass, a presence that alone would be enough to place the project on an international horizon. The reference evoked by Patitucci himself to landmark works like Pat Metheny's Bright Size Life is no coincidence: here, the atmosphere is lyrical, essential jazz, built on interplay rather than technical display. From the opening bars of "Back Home," one senses a writing that prioritizes narrative. Basile never overloads the musical discourse: he leaves space, constructs atmospheres, and works by subtraction. "Bouncin'" introduces a more mobile, almost playful dynamic, while "Federica" ​​develops into a more intimate and singable register, where the guitar takes on an almost vocal role. One of the most interesting elements of the album is the management of contrasts. Tracks like "Is That Real?" and "Yin and Yang" highlight the trio's ability to navigate tension and release, structure and freedom. There's never any complacency: even in the most complex passages, virtuosity always remains subordinate to the musical idea. The title track, "Perspectives," perhaps represents the album's conceptual heart: a delicate balance between melodic lines and suspended spaces, where every instrumental intervention seems to arise from a profound mutual listening. In this sense, Patitucci's contribution is crucial: his bass is never a simple accompaniment, but an autonomous voice that constantly dialogues with the guitar. Even the briefer and seemingly marginal moments are interesting, like "Ti Pi Wa" and "To Johnny," which function almost as interludes, breaking the linearity and offering new perspectives—consistent with the album's title. Sonically, John Davis's recording delivers a clear, airy sound, in which every detail finds its space. The mix maintains this transparency, enhancing the trio's acoustic dimension and balance. Perspectives is an album that doesn't impose, but suggests. It doesn't seek definitive answers, but invites attentive listening, gradual discovery. Simone Basile thus confirms himself as one of the most interesting voices on the new Italian jazz scene, capable of engaging with international tradition without losing his own identity. A solid, elegant, and sincere work, whose most authentic essence lies precisely in restraint and listening.

Listen Perspectives on Spotify

Tracklist: Back home; Bouncin'; Federica; Ti pi wa; Is that real?; Yin and yang: Perspectives; To Johnny  

 



 

sabato 31 gennaio 2026

Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

 Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

(Encore Music Label - 2026)

 Per Riccardo Catria dopo Mantra's dance nel 2024 ed Orchestral Suite N. 1 di qualche mese fa, nasce dall’incontro con un altro giovane musicista (entrambi già maturi talenti del jazz italiano), Cantastorie, il progetto discografico (già presentato live durante la scorsa estate), che unisce la sua tromba con il pianoforte di Daniele Del Gobbo in un dialogo acustico di rara raffinatezza. Un duo essenziale nella forma ma ricco di sfumature, capace di costruire un universo sonoro intimo, lirico e profondamente evocativo.

I due condividono una visione musicale fondata sull’ascolto reciproco e su un interplay costante, elemento cardine di un progetto che rifiuta l’esibizionismo per privilegiare la narrazione. Il titolo dell’album non è casuale: ogni brano è concepito come un racconto, una piccola storia che prende forma attraverso melodie sospese, dinamiche controllate e un uso consapevole del silenzio.

Pubblicato ieri sulle principali piattaforme e presto disponibile anche in formato fisico, Cantastorie propone un repertorio che alterna composizioni originali e riletture d’autore, spaziando tra jazz, musica classica europea ed improvvisazione contemporanea. 

Tra le otto tracce che lo compongono la rivisitazione di Una furtiva lagrima di Gaetano Donizetti sorprende per l’eleganza cameristica e per la capacità di trasformare un’aria celeberrima in materia sonora intima e moderna, mentre Luiza di Antônio Carlos Jobim apre a suggestioni brasiliane cariche di malinconia e calore. Particolarmente intenso anche l’omaggio con Opening a Kenny Wheeler, figura chiave del jazz europeo, la cui poetica sembra risuonare naturalmente nel linguaggio del duo.

Il disco alterna momenti di lirismo puro a passaggi di improvvisazione più audace, senza mai perdere coerenza narrativa. La tromba di Catria si muove con un suono morbido e talvolta misterioso, mentre il pianoforte di Del Gobbo costruisce spazi armonici profondi, lasciando respirare la musica e guidando il racconto con sensibilità e misura.

Prodotto da Encore Music Label, Cantastorie è è stato registrato alla fine dello scorso ottobre a Perugia e vede la partecipazione come ingegnere del suono di David Giacchè.

Nelle note di copertina è presente un endorsement del trombettista americano Ralph Alessi, che tra l'altro scrive: " ... ammiro il modo in cui questi due musicisti creano brani che oscillano tra il familiare e l'astratto; proprio un bel lavoro di due musicisti di talento ... ", sottolineando la maturità espressiva e la profondità artistica del duo, capace di andare oltre l’età anagrafica, proponendo una visione musicale già pienamente consapevole.

Ma non è soltanto un album, è un’esperienza d’ascolto che invita alla concentrazione e alla condivisione emotiva. Un lavoro che va oltre i confini di genere restituendo alla musica la sua funzione più autentica: raccontare, evocare, creare connessione. Un esordio discografico per il duo di grande eleganza e sostanza che apre prospettive interessanti nel panorama del jazz italiano contemporaneo.

Ascolta Cantastorie su Spotify 

Tracklist: Genesi; Una furtiva lagrima; Invenzione N° 1; Nature boy; Opening; Luiza; The peacocks; Impro 

lunedì 6 ottobre 2025

Manuel Magrini - Inner pictures

 Manuel Magrini - Inner pictures

Manuel Magrini - Inner pictures

(Encore Music Label - 2025) 

La musica che viene da dentro

C’è chi la musica la suona, chi la interpreta, e poi c’è chi – come Manuel Magrini – la svela. Inner Pictures, il suo nuovo album, non si ascolta: si scopre. È un viaggio nelle stanze più segrete dell’anima, dove ogni brano sembra essere stato trovato più che composto, come una fotografia sbiadita ritrovata in un cassetto della memoria.

Non è la prima volta che il pianista umbro ci accompagna in territori sonori personali e profondi. Dopo l’esordio in piano solo con Unexpected (2016), ed il successivo Dreams (2019), registrato in trio con Francesco Ponticelli e Bernardo Guerra, Magrini compie ora un ulteriore passo avanti nella sua ricerca espressiva, riportando il piano solo al centro della scena, ma arricchendolo con la presenza preziosa di tre ospiti d’eccezione: Gabriele Mirabassi, Cristina Zavalloni e Federico Gili.

Il titolo è una dichiarazione d’intenti: Inner Pictures sono immagini interiori, momenti di consapevolezza, emozioni fissate come quadri o fotogrammi, tracce invisibili ma incancellabili di un percorso di vita. Brani che non raccontano storie lineari, ma stati d’animo, frammenti, impressioni. Il tutto sostenuto da una scrittura limpida, delicata, mai sovraccarica, e da un tocco pianistico che unisce controllo e profondità emotiva.

La traccia di apertura, Tempest on the lake, è già un piccolo manifesto: tensione e quiete si rincorrono in un equilibrio sospeso, come se la tempesta fosse necessaria per fare spazio alla serenità. Subito dopo, in Promenade, il clarinetto di Gabriele Mirabassi si muove tra nostalgia e dolcezza, in un dialogo intimo e struggente con il pianoforte.

Ogni brano è una finestra su un ricordo, un pensiero, un frammento di verità: Caffè Corretto profuma di casa e di sud, La rosa dei trenta è una riflessione matura e tenera sull’età che avanza, Sospeso vive tra le nuvole, in una dimensione impalpabile e poetica. L’incontro con Cristina Zavalloni in Can she excuse my wrongs è un momento di rara intensità, mentre Let Go, che chiude l’album, lascia un senso di pienezza malinconica, come un commiato dolce e silenzioso.

Ma Inner Pictures è anche un album che nasce da relazioni profonde. Manuel lo dedica con gratitudine alla sua famiglia, alla compagna Valentina, agli amici, e naturalmente ai musicisti che lo accompagnano in questa avventura. Il loro contributo – ed in particolare quello di Gabriele, Cristina e Federico – eleva ogni composizione, arricchendola di colori e sfumature imprevedibili.

Ed in effetti Inner Pictures non si può ascoltare distrattamente; anzi è un invito a fermarsi Perché, in tempi tanto pieni di rumore, questo suono che viene da dentro – sottile, sincero, umano – è forse una delle forme più autentiche di bellezza e resistenza.

 Ascolta Inner pictures su Spotify

Tracklist: Tempest on the lake; Promenade; Calmo; La rosa dei trenta; Gentle warrior; Il castello del graal; Sospeso; Can she excuse my wrongs; Caffè corretto, Let go



 

venerdì 4 luglio 2025

Riccardo Catria - Orchestral Suite N. 1

 Riccardo Catria - Orchestral Suite N° 1


 Riccardo Catria - Orchestral Suite N° 1

(Encore Music Label - 2025)

L’essenza del suono, tra forma e libertà

Non accade spesso di incrociare, quasi per caso, un talento in formazione e ritrovarlo pochi anni dopo al centro della scena, autore di un’opera orchestrale intensa, compiuta, ispirata. È quanto successo con Riccardo Catria, giovane trombettista umbro classe 1999, che da un’apparizione quasi anonima nel 2017 durante gli eventi collaterali della mostra “L’immagine del suono” ha saputo bruciare le tappe ed imporsi come una delle voci più personali della nuova generazione jazzistica italiana.

Con Orchestral Suite No. 1, pubblicata da Encore Music, Catria compie un passo decisivo nel suo percorso artistico: non più soltanto interprete o arrangiatore – ruoli già ampiamente esplorati con la Perugia Big Band ed il quartetto – ma compositore orchestrale a pieno titolo.

Concepita inizialmente come Mediterranean Suite, l’opera assume il titolo definitivo di Orchestral Suite No. 1, in linea con un’estetica che rifiuta la narrazione in favore dell’assoluto musicale. Otto movimenti per un fluire di forme e colori orchestrali dove la musica non accompagna un racconto, è il racconto.

Registrata con la storica Perugia Big Band, sotto la direzione dello stesso Catria, la suite si arricchisce della presenza di ospiti d’eccezione: Jeff Ballard alla batteria, Gabriele Evangelista al contrabbasso, Marta Raviglia alla voce (intesa come puro strumento), Massimo Morganti al trombone e lo stesso Catria alla tromba.

I riferimenti non mancano – in primis Kenny Wheeler e Roy Hargrove, il cui spirito aleggia come un’influenza affettiva oltre che musicale – ma tutto viene rielaborato con una voce personale e lucida, lontana da facili citazioni.

La Orchestral Suite No. 1 si distingue per la cura nella scrittura: strutture contrappuntistiche, ritmiche ibride che toccano lo swing e tempi africani, melodie centrali mai sacrificate sull’altare della sperimentazione.

La voce, privata di testo, si innesta nell’organico come ulteriore timbro, ampliando lo spettro espressivo così che tutto sembra ruotare attorno a un equilibrio delicato; tra rigore compositivo e libertà immaginativa, tra luce e silenzio. Come scrive lo stesso autore:

È un canto senza parole, un frammento di luce che galleggia nel buio, alla ricerca di chi è disposto ad ascoltare con il cuore.”

Questa poetica si riflette anche nell’aspetto visivo del disco. La copertina di Meri Tancredi – un’onda luminosa su sfondo nero – suggerisce eleganza, ignoto, apertura: una metafora perfetta dell’album stesso. Non un’immagine descrittiva, ma uno spazio da abitare con l’immaginazione.

A suggellare l’importanza dell’opera sono le note di copertina firmate da Enrico Rava, che definisce il lavoro come “importante, originale e interessante”. Un’investitura non da poco per un artista ancora giovanissimo, ma già ampiamente riconosciuto anche da maestri del calibro di Paolo Fresu e Massimo Morganti.

Il disco arriva dopo un percorso denso di tappe significative: il Premio Massimo Urbani, il Tomorrow’s Jazz, le finali di Barga Jazz, l’esperienza con la P-Funking Band, i concerti con il quartetto elettrico ed il bellissimo lavoro d’un paio d’anni fa, Mantra’s Dance; e tutto pare confluire in questo lavoro orchestrale che è insieme sintesi e nuovo inizio.

Con Orchestral Suite No. 1, Riccardo Catria non solo entra nella composizione orchestrale contemporanea, ma lo fa da protagonista, con un’opera che guarda al futuro con lo sguardo lucido di chi ha studiato la tradizione ma non la teme. Un disco che non si fa ascoltare passivamente, ma che chiede attenzione, disponibilità e tempo. In cambio, regala bellezza, profondità e musica che sa parlare da sola.

 Ascolta Orchestral Suite No. 1 su Spotify

Tracklist: Movement I; Movement II; Movement III; Movement IV; Movement V; Movement VI; Movement VII; Movement VIII




Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

 Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro   (Nar Internazional distr. Warner - 2026)   Ci sono artisti che, raggiunta una certa età anagraf...