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sabato 9 maggio 2026

L'Ombra della Sera - Segreti nel nero

 L'Ombra della Sera - Segreti nel nero


 (Black Widow - 2026)

Ascoltando Segreti nel nero mi è tornata addosso quella sensazione strana che provavo da bambino davanti agli sceneggiati della RAI. Quelle immagini in bianco e nero, lente, quasi ipnotiche, e soprattutto quella musica che ti restava dentro, spesso più delle storie stesse. Serie come Il segno del comando o Ritratto di donna velata non erano solo televisione: erano atmosfera pura, mistero che si insinuava piano. Ecco perché questo nuovo de L’Ombra della Sera – che poi altro non è che la “versione parallela” de La Maschera di Cera – (e che arriva dopo il debutto omonimo del 2012), non si limita a rifare quelle sigle: le ricrea, le espande, le vive. Ed è netta la sensazione: dietro c’è passione vera, memoria personale. Già dall’inizio, con Albert e l’uomo nero e Gamma (dell'indimenticato Maestro Enrico Simonetti, padre del fondatore dei Goblin Claudio), mi sono ritrovato subito dentro quel mondo: synth vintage, suoni sospesi, quella sensazione sottile che “qualcosa non va” (spesso guardavo la tv con un occhio chiuso ed uno aperto durante queste trasmissioni). Ed è un viaggio più che un ascolto. Quando parte Ritratto di donna velata sento ancora la pelle d’oca: gli arrangiamenti sono ricchissimi, quasi cinematografici, e sembra di rivedere quelle immagini lente ed inquietanti. A come Andromeda mantiene quel fascino fantascientifico un po’ rétro, ma lo amplia in chiave prog, mentre La traccia verde è tensione pura, costruita con grande intelligenza. Poi arrivano anche le sorprese come in : Fantastic fly, dall'inaspettato tocco funky / psichedelico che però funziona benissimo, e La ballata di Carini è più narrativa, quasi teatrale. Per chi ama il prog, ed è avvezzo dunque alla lunga durata dei brani, è innegabile che il fulcro centrale del lavoro sia Le venti giornate di Torino, ispirata al romanzo di Giorgio De Maria. Qui si va oltre tutto: una suite lunga, oscura, a tratti quasi disturbante. E sapere che nasce da materiale legato ad uno sceneggiato mai realizzato rende l’ascolto ancora più affascinante. È come se si stesse ascoltando qualcosa che non avrebbe dovuto esistere… e proprio per questo è ancora più potente. Il finale con Cento campane e A blue shadow (che mi fatto tornare alla mente anche la Hit parade di Lelio Luttazzi, che era d'obbligo ascoltare il venerdì al ritorno da scuola con immancabili acquisti dei 45 giri di grido), mi ha lasciato addosso quella sensazione malinconica e sospesa che ricordavo bene: quando finiva una puntata e restavi lì, a pensarci. E poi c’è il suono; caldo, avvolgente, vivo, leggermente “sporco” nel modo giusto. La scelta di usare strumentazione vintage fa una differenza enorme, e si sente in ogni passaggio. Un altro valore aggiunto è dato dai musicisti coinvolti, che si divertono a giocare con identità parallele (prendendo in prestito quelle degli sceneggiati stessi): Agostino Macor (tastiere ed orchestrazioni), Fabio Zuffanti (basso), Martin Grice (sax e flauto), Andrea Orlando (batteria) ed Alessandro Corvaglia (tastiere e voce). Musicisti che chi segue il prog italiano conosce bene, e che dimostrano ancora una volta la capacità di creare atmosfera prima ancora che tecnica. Segreti nel Nero (pubblicato dall'etichetta genovese Black Widow), appare come memoria trasformata in suono. È uno di quei lavori che funzionano ancora di più se hai un legame, anche solo emotivo, con quell’immaginario. Ma anche senza, resta un album ricco, evocativo, curato nei minimi dettagli. E sì, lo dico senza problemi: dopo averlo ascoltato, mi è venuta voglia di spegnere la luce… e restare un po’ lì, con quella sottile inquietudine addosso.

Tracklist:  Albert e l'uomo nero; Gamma; Ritratto di donna velata; Fantastic fly (racconti fantastici); A come Andromeda; La traccia verde; La ballata di Carini; Le venti giornate di Torino (a.introduzione; b.titoli di  testa; c.insonnia collettiva; d.segreti nel nero; e.tema di  clotilde; f.statue in  movimento; g.segreti nel nero (ripresa); h.titoli di coda); Cento campane (Il segno del comando); A blue shadow (Ho incontrato un'ombra)

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ENGLISH VERSION 

Listening to "Segreti nel nero" brought back that strange feeling I had as a child watching RAI dramas. Those slow, almost hypnotic black-and-white images, and above all that music that stuck with you, often more than the stories themselves. Series like "Il segno del comando" or "Portrait of a Veiled Woman" weren't just television: they were pure atmosphere, a mystery that slowly crept in. That's why this new installment of "L'Ombra della Sera"— which is nothing other than the "parallel version" of "La Maschera di Cera"— (and which comes after the 2012 debut of the same name), doesn't simply remake those theme songs: it recreates them, expands them, brings them to life. And the feeling is clear: behind them lies true passion, personal memory. From the very beginning, with "Albert e l'uomo nero" and "Gamma" (by the unforgettable Maestro Enrico Simonetti, father of Goblin founder Claudio), I immediately found myself immersed in that world: vintage synths, suspended sounds, that subtle feeling that "something's wrong" (I often watched TV with one eye closed and the other open during these programs). And it's a journey more than a simple listening experience. When "ritratto di donna velata" starts, I still get goosebumps: the arrangements are so rich, almost cinematic, and it feels like I'm seeing those slow, disturbing images again. "A come Andromeda" maintains that slightly retro sci-fi charm, but expands it with a prog twist, while "La traccia verde" is pure tension, constructed with great intelligence. Then come the surprises, like "Fantastic fly," with an unexpected funky/psychedelic touch that works very well, and "La ballata di Carini," which is more narrative, almost theatrical. For those who love prog, and are therefore accustomed to long tracks, it's undeniable that the core of the work is "Le venti giornate di Torino," inspired by Giorgio De Maria's novel. Here, it goes beyond everything: a long, dark, at times almost disturbing suite. And knowing that it was born from material tied to an unproduced TV series makes the listen even more fascinating. It's as if you're listening to something that shouldn't have existed... and for that very reason, it's even more powerful. The finale, "Cento campane" and "A blue shadow," (which also reminded me of Lelio Luttazzi's "Hit parade," which was a must-listen to on Fridays after school, along with the inevitable purchases of the hottest 45s), left me with that melancholy, suspended feeling I remembered so well: when an episode ended and you were left there, thinking about it. And then there's the sound: warm, enveloping, alive, slightly "dirty" in just the right way. The choice to use vintage instruments makes a huge difference, and you can hear it in every passage. Another added value is provided by the musicians involved, who enjoy playing with parallel identities (borrowing those of the characters themselves): Agostino Macor (keyboards and orchestration), Fabio Zuffanti (bass), Martin Grice (sax and flute), Andrea Orlando (drums), and Alessandro Corvaglia (keyboards and vocals). These musicians are well-known to those who follow Italian prog, and they once again demonstrate their ability to create atmosphere even before technique. Segreti nel Nero (released by the Genoese label Black Widow) feels like memory transformed into sound. It's one of those works that works even better if you have a connection, even if only emotional, to that imagery. But even without it, it remains a rich, evocative album, crafted down to the smallest detail. And yes, I say it without hesitation: after listening to it, I wanted to turn off the light... and stay there for a while, with that subtle uneasiness within me.

Tracklist:  Albert e l'uomo nero; Gamma; Ritratto di donna velata; Fantastic fly (racconti fantastici); A come Andromeda; La traccia verde; La ballata di Carini; Le venti giornate di Torino (a.introduzione; b.titoli di  testa; c.insonnia collettiva; d.segreti nel nero; e.tema di  clotilde; f.statue in  movimento; g.segreti nel nero (ripresa); h.titoli di coda); Cento campane (Il segno del comando); A blue shadow (Ho incontrato un'ombra)

 


 

lunedì 15 dicembre 2025

Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

 Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

  Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

(Lizard - 2025)

C’è un ambizioso equilibrio, fragile e prezioso, nel disco d’esordio dei RaraOvis — il progetto da studio del compositore italo-australiano Leonardo Pegoraro. Ne sveleremo l’essenza non è solo un album, ma un vero itinerario sonoro e filosofico: un concept che affronta l’Eros come percorso dialettico, capace di mutare, ferirsi, espandersi ed infine rivelare la propria natura più luminosa. 
Nato nel 2021 e cresciuto sotto la cura produttiva di Matteo Ricci e la direzione artistica di Fabio Zuffanti, il lavoro dichiara fin da subito la sua vocazione: un rock progressivo colto, contaminato, intriso di ricerca timbrica e narrativa. È Zuffanti stesso a orientare la struttura generale, spingendo verso una grande suite conclusiva che raccoglie e sublima i temi disseminati lungo le prime quattro tappe. Il disco si apre con suggestioni “orientaleggianti”, rese ancor più insolite da un elemento sorprendente: un assolo di campane tibetane, probabilmente un unicum nella storia recente del prog. Da qui prende avvio un percorso che mette in scena le metamorfosi del sentimento amoroso, dalla fragilità dei Primi passi al fuoco di un’infatuazione non ricambiata (Sento calore), dalla rivelazione della passione eterna (Luci a mandorla) al dubbio della sua caducità (I contorni dell’alba). Il viaggio culmina nel brano eponimo, Ne sveleremo l’essenza, dove l’Eros si trasfigura in ricerca di conoscenza, facendo eco al pensiero platonico-socratico: il desiderio come mancanza che muove verso l’alto. 

Il merito dell’efficacia narrativa risiede anche negli arrangiamenti di Pegoraro, ricchi di tastiere stratificate, controtempi mai ostentati e soluzioni sinfoniche che dialogano con delicatezza con elementi di sperimentazione, minimalismo e rock. 
La presenza di dodici musicisti rende l’album un vero affresco corale. Le voci – l’eleganza inconfondibile di Fabio Cinti, raffinato interprete battiatesco, e la limpida intensità di Irene Manca – costruiscono un dialogo continuo, sovrapponendosi o alternandosi come personaggi interiori dello stesso viaggio emotivo. Le tessiture strumentali sono impreziosite dal pianoforte lirico e narrativo di Luca Scherani e dalla batteria creativa, quasi conversazionale, di Andrea Orlando. Costante e fondamentale il basso di Giulio Gaietto, capace di passare dalla delicatezza al vigore. Ricci, oltre a firmare parte delle chitarre e l’intero impianto sonoro (soundscaping, registrazioni, missaggio), porta nel progetto una cura maniacale per il dettaglio. 
Completano l’ensemble gli interventi di Massimo Montarese e Marco Topini alle chitarre, classiche o elettriche a seconda delle atmosfere; le corde dolci e narrative di Osvaldo Loi; il flauto traverso di Mauro Serpe che apre l’album come un soffio primordiale; e, nella suite finale, il piccolo ma incisivo ensemble di fiati diretto da Jacopo Gabutto, quasi a chiudere simbolicamente un cerchio iniziatico. Ne sveleremo l’essenza è un lavoro che si inserisce nella grande tradizione del prog italiano romantico; l’album non teme la complessità, né rinuncia alla melodia: preferisce piuttosto unire i due poli, con momenti di sospensione, improvvisi guizzi stilistici, aperture sinfoniche, scorci orientali e tocchi narrativi che ricordano il cinema più evocativo.
Il risultato è un disco elegante che cattura l’attenzione dell’ascoltatore con le sue curve improvvise ed i suoi paesaggi sonori avvolgenti. 
Un debutto destinato a lasciare traccia; non solo per la qualità della scrittura, ma per la capacità di trasformare un tema antico come l’amore in un’esperienza musicale strutturata, moderna e profondamente sentita.

Ascolta Ne sveleremo l'essenza su Spotify

Tracklist: Primi passi; Sento calore; Luci a mandorla; I contorni dell'alba; Ne sveleremo l'eesenza

 

 





 

 

Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

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