venerdì 13 febbraio 2026

Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

 Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

(Orangefield Records - 2026)

Dopo il sorprendente ed acclamato disco di inediti Remembering Now, che ha ricordato a tutti perché Van Morrison resti una figura centrale della musica contemporanea, il Leone di Belfast si rituffa nel blues. Con Somebody Tried To Sell Me A Bridge, uscito nei giorni scorsi per la sua Orangefield Records, Morrison torna là dove tutto è iniziato: il blues come matrice primaria, come linguaggio dell’anima prima ancora che forma musicale. Registrato con la cura sonora dei fidatissimi Jim Stern e Ben McAuley, l’album è un lavoro corposo (20 tracce per circa 75 minuti), che suona come una dichiarazione d’amore verso i padri fondatori del genere. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un’immersione consapevole e vitale in una tradizione che l'artista ha sempre portato dentro di sé, filtrandola attraverso il suo inconfondibile lirismo mistico e la sua voce segnata dal tempo, oggi più ruvida ed autorevole che mai. Ed a ottant’anni compiuti, realizza forse il suo disco blues più sentito, che alterna composizioni originali a reinterpretazioni di classici firmati da Eddie Vinson, Junior Wells, Fats Domino, Chuck Willis, Lead Belly, Sonny Terry, Brownie McGhee, B.B. King e Buddy Guy, quest’ultimo coinvolto direttamente nel progetto. Il cast è di quelli che fanno la differenza: Taj Mahal, Elvin Bishop (storico chitarrista della Paul Butterfield Blues Band), alla batteria Larry Vann, al piano Mitch Woods, Anthony Paule (leader della Anthony Paule Soul Orchestra) e collaboratori di lunga data come John Allair, David Hayes e Bobby Ruggerio. Ognuno porta un frammento autentico di blues, contribuendo a un suono caldo, organico, mai patinato. L’apertura è affidata a Kidney Stew Blues di Eddie Vinson, con il sax a richiamare subito l’epoca d’oro del rhythm’n’blues. Tra i momenti più intensi spiccano brani originali come King For a Day Blues, Can’t Help Myself e Deep Blue Sea, dove Morrison dimostra di saper scrivere blues con la stessa naturalezza con cui lo interpreta. Tra le riletture più riuscite c’è Ain’t That a Shame di Fats Domino: Morrison ne rallenta il tempo, arricchisce l’arrangiamento con un coro gospel e trasforma un classico del 1956 in una meditazione soul dal sapore crepuscolare. Notevole anche On a Monday di Lead Belly, rivisitata con la voce di Taj Mahal, armonica e banjo, in un dialogo tra generazioni che suona sorprendentemente attuale. A chiudere il disco è Rock Me Baby di B.B. King. Affrontare un simile monumento non è impresa facile, e Morrison lo sa bene: per questo affida l’assolo decisivo a Buddy Guy, che firma un finale emozionante e rispettoso, capace di dare nuova linfa ad un brano leggendario senza tradirne lo spirito. Morrison riafferma qui il suo legame indissolubile con il blues, genere che più di ogni altro ha plasmato la sua identità artistica. Il musicista dal 17 al 23 febbraio 2026 porterà questo spirito blues sul palco del Palace of Fine Arts di San Francisco, città simbolo per il genere. Somebody Tried To Sell Me A Bridge non è solo un ritorno alle origini: è la conferma che, anche a ottant’anni, Van Morrison continua a suonare la musica che sente, senza compromessi, con profondità emotiva e autenticità assoluta. Un disco destinato a lasciare il segno.

 Ascolta Somebody tried to sell me a bridge su Spotify

Tracklist: Kidney Stew Blues; King for a Day Blues; Snatch It Back and Hold It; Deep Blue Sea; Ain't That a Shame; Madame Butterfly Blues; Can't Help Myself; Betty and Dupree; Delia's Gone; On a Monday; Monte Carlo Blues; When It's Love Time; Loving Memories; Play the Honky Tonks; (Go to The) High Place in Your Mind; Social Climbing Scene; Somebody Tried to Sell Me a Bridge; You're the One; I'm Ready; Rock Me Baby


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