mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

sabato 27 dicembre 2025

Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

 Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino


Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

(Itinera - 2025)

A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele, la sua musica continua a rivelare nuovi livelli di lettura e di profondità. Gonzalo Plays Pino nasce proprio da questa inesauribile capacità di rigenerazione, all’interno di un progetto fortemente voluto da Onofrio Piccolo per Itinera e presentato al Pomigliano Jazz Festival 2025: una session speciale, di quelle che hanno senso solo quando esistono le condizioni artistiche ed umane per realizzarle.
Non un semplice tributo, né una forzata rilettura in chiave jazz-latin. Pino Daniele aveva già tracciato, nel corso della sua carriera, solchi profondissimi verso il mondo afroamericano e afro-cubano; questo lavoro si limita – per così dire – a percorrerli con rispetto, intelligenza e grande consapevolezza musicale. L’incontro con Gonzalo Rubalcaba, uno dei pianisti più importanti del jazz contemporaneo, appare quindi naturale, quasi inevitabile. Rubalcaba porta nel progetto la sua visione, il suo rigore tecnico e la sua sensibilità cubana, senza mai snaturare lo spirito originario dei brani. Accanto a lui, una formazione che rappresenta il meglio del jazz napoletano: Daniele Sepe al sax, musicista capace come pochi di attraversare generi e culture mantenendo una voce personalissima; Aldo Vigorito e Claudio Romano, una sezione ritmica di livello assoluto; Giovanni Imparato alle percussioni, autentico ponte tra Napoli e Cuba; Giovanni Francesca alla chitarra, cresciuto artisticamente nel solco della lezione danieliana; e Maria Pia De Vito, voce tra le più autorevoli nel coniugare jazz e napoletanità senza compromessi, che rilegge Gesù Gesù, Pace e serenità, Maggio se ne va e Quando.
Il disco scorre con naturalezza, mettendo in luce il lirismo, la poesia ma anche la tensione ritmica e l’impegno civile che hanno sempre caratterizzato l’opera di Pino. In questo contesto, l’assolo di Daniele Sepe in Chi tene ’o mare assume oggi il valore di un omaggio ulteriore, carico di emozione, alla memoria di James Senese, da poco scomparso. Gonzalo Plays Pino è un lavoro elegante, sentito, mai celebrativo in modo sterile. Un disco che riesce a parlare agli appassionati di jazz e a chi continua a considerare Pino Daniele una fonte inesauribile di ispirazione musicale e culturale. 

 Ascolta Gonzaplo plays Pino su Spotify 

Tracklist: Cumbà; Sicily; Tutta n’ata storia; Gesù Gesù; Pace e serenità;  Toledo; Napule è; Chi tene ‘o mare; Maggio se ne va; Lazzari felici; Quando 


 

martedì 23 dicembre 2025

Franco D'Andrea Trio with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto - Live

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

(Parco della Musica - 2025)

Il primo album dal vivo in un jazz club di Franco D’Andrea arriva dopo una carriera lunghissima ed imprescindibile per la storia del jazz italiano ed europeo.  

Live è un doppio CD registrato il 21 dicembre dello scorso anno al Torrione Jazz Club di Ferrara e pubblicato pochi giorni fa da Parco della Musica RecordsÈ lo stesso D’Andrea a raccontarne il senso profondo: il sogno, coltivato fin dagli anni della formazione, di fissare su disco quell’atmosfera unica che solo un jazz club può restituire. I riferimenti sono chiari e dichiarati — Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot e Thelonious Monk — e non come modelli da imitare, ma come ideali di intensità e verità musicale. Il trio è quello ormai consolidato con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, già protagonista nel 2024 del disco in studio Something bluesy and more

Ma qui la musica cambia prospettiva. Il repertorio, sperimentato ed ampliato in una serie di concerti, si apre definitivamente alla dimensione del rischio, dell’improvvisazione e della risposta immediata del pubblico.  

Il concerto non era stato pensato per essere registrato. Solo a fine serata il direttore artistico del Torrione, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set e riascoltando il materiale, insieme a Roberto Catucci, è scaturita la decisione di pubblicarlo, colpiti dall’intensità e dalla qualità dell’esecuzione.  

Il primo disco affonda le radici nel blues e nel jazz delle origini: St. Louis blues, Livery stable bues e Sweet Georgia brown diventano terreno di gioco per un trio che rilegge la tradizione con libertà ritmica e invenzione continua mentre Caravan, Lush life ed Epistrophy completano un set che alterna ironia, tensione e lirismo.  

Il secondo cd amplia ulteriormente il panorama: standards, brani iconici e riletture sorprendenti (A love supreme e Norwegian wood), fino all’unico originale, Nine bars, firmato collettivamente dal trio. Qui emerge con chiarezza l’interplay tra i musicisti, costantemente in equilibrio tra struttura ed apertura totale. La forza di Live sta soprattutto nella resa sonora: una dimensione intima, diretta, priva di artifici, che restituisce la fisicità del concerto e il dialogo continuo tra palco e sala. Il mix di Massimo Aluzzi ed il mastering di Massimiliano Cervini, supervisionati da Roberto Catucci, preservano dinamica e naturalezza. 

Live è la fotografia matura di una poetica: un jazz libero, comunicativo, profondamente bluesy, che trova nella dimensione del club la sua forma più autentica.

Ascolta Live su Spotify

TracklistCD 1: St. Louis blues; Caravan; Livery stable blues; Sweet Georgia Brown; Lush life; I’ve found a new baby; Epistrophy / CD 2: Nine bars; Doodlin’; Take the “A” train; Summertime; A love supreme; Soft winds; Autumn leaves; Norwegian wood; Tenderly




 

 


 

domenica 21 dicembre 2025

Arianuova - Volevo andare altrove

 Arianuova - Volevo andare altrove

  Arianuova - Volevo andare altrove

(LIzard Records - 2025)

Il debutto degli Arianuova Volevo andare altrove nasce da un’urgenza antica: il bisogno di varcare una soglia, di cercare un altrove che non ha coordinate precise ma abita da sempre l’immaginario umano. È un sentimento che scorre tra le pieghe del concept album firmato da Daniele Olia e dalla formazione che lo affianca in quest'avventura: Luca Bonomi alla batteria, Massimo Zanon alla voce e Michele Spinoni alla chitarra. Un progetto che prende forma come sintesi di esperienze diverse, ma convergenti verso una scrittura sonora che fa del mutamento la propria cifra stilistica. L’idea guida dell’album, dichiarata nella frase che campeggia sul retro del CD: «Da sempre abbiamo bisogno di andare altrove, ma non sappiamo esattamente dove», colloca l’ascoltatore in un territorio sospeso tra aspirazione e smarrimento. I desideri primordiali dell’essere umano diventano materia narrativa: la ricerca di equilibrio, di fortuna, di armonia, la protezione degli affetti, il tentativo di fermare il tempo o di raggiungere una dimensione migliore. Ogni brano funge da tappa di un viaggio interiore, affrontato non in chiave filosofica, ma attraverso un linguaggio musicale che miscela tensione, lirismo e visionarietà. Olia struttura l’album come un organismo in evoluzione, dove strumenti classici convivono assieme ad una componente elettronica ed al rock che imprimendo dinamismo e profondità. Organo, archi, pianoforte e chitarre acustiche dialogano con effetti vocali, distorsioni, sintetizzatori e textures cangianti. Il risultato è un equilibrio stratificato che richiama: il prog anni dei seventies di impronta narrativa abbinandolo al rock melodico con inflessioni new wave, ad atmosfere sospese e psichedeliche vicine al mondo pinkfloydiano e ad ampie sezioni strumentali che dilatano il respiro dell’opera. Il canto di Massimo Zanon è una guida emotiva all’interno del percorso. Si muove con misura, lasciando spazio alla strumentazione, ma interviene come punto di fuoco narrativo, alternando passaggi intimi a aperture più strutturate. Le chitarre di Spinoni definiscono un contrappunto espressivo, ora lirico, ora più abrasivo. Bonomi orienta il flusso ritmico con un approccio funzionale alla drammaturgia del concept: mai invasivo, sempre finalizzato allo sviluppo della scena sonora. La pubblicazione in CD è accompagnata da un libretto che non svolge esclusivamente un ruolo illustrativo tradizionale. Testi, immagini e didascalie costruiscono un racconto parallelo, un apparato iconografico che rafforza il senso di viaggio e la dimensione visionaria dell’album. A questo si aggiunge la produzione dei videoclip, pensati come ulteriori tasselli di un discorso estetico coerente: non semplici supporti promozionali, ma un’estensione visiva del concetto di altrove. Volevo andare altrove si impone come un debutto consapevole, capace di coniugare immaginazione e struttura. La miscela di prog, rock melodico ed elettronica non è esercizio stilistico, ma un linguaggio funzionale al tema portante del disco. Gli Arianuova consegnano un’opera che chiede ascolto attento, una proposta che arricchisce il catalogo Lizard Records con un lavoro di identità forte, capace di inserirsi nel solco della tradizione del concept album italiano senza rinunciare ad un proprio passo, personale e contemporaneo.

Ascolta Volevo andare altrove su Spotify 

Tracklist:  Rota fortunae; La strada buona; Rainbow bridge; Downfall; La quiete dopo la tempesta; La commedia è finita; L'orologio che andava indietro; Fortunae rota volvitur

 

 

giovedì 18 dicembre 2025

Nino Buonocore - M.I.S.LA.

Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

 Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

(Incipit Records - 2025)

Con “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, pubblicato nel mese di novembre per Incipit Records e distribuito da Egea Music, Nino Buonocore torna alla scrittura dopo un lungo periodo, consegnando un album che rappresenta una nuova tappa di maturità nel suo percorso artistico. Anni trascorsi nell’elaborazione lenta e necessaria di un pensiero musicale che, nel frattempo, ha consolidato un dialogo sempre più fitto con il jazz e con la dimensione del suono suonato. Una ricerca che aveva già trovato forma nell'ottimo in “In Jazz” del 2021, e che oggi si espande in un lavoro profondamente coerente, caldo, essenziale. 
Il disco nasce dall’idea di riportare l’essere umano al centro dell’esperienza musicale e, più in generale, dell’esperienza emotiva. Buonocore sceglie di sottrarre sguardo e sensibilità alla rassegnazione, alla passività, all’individualismo che permea la contemporaneità. Il suo è un invito alla reazione, alla cura del sé, all’autodeterminazione, con l’amore inteso come spazio da preservare e come lente attraverso cui tornare a leggere il reale. Dieci sono le tracce inedite, scritte insieme allo storico collaboratore Michele De Vitis, che compongono un mosaico di sfumature emotive che uniscono malinconie leggere, aperture liriche e un’eleganza melodica che appartiene da sempre alla cifra del cantautore napoletano. 

Tra queste il brano d’apertura, 
Lasciati andare” è forse uno dei momenti più introspettivi dell’album, un bilancio sospeso tra ciò che resta e ciò che si è consumato nel tempo, con l’invito a recuperare la spontaneità delle origini. Vittime” osserva la fine di una relazione svuotata, riconoscendo la responsabilità condivisa che accompagna la perdita della bellezza iniziale. In “Nessuno” si manifesta la delicatezza narrativa che da sempre contraddistingue Buonocore: la storia di una relazione omosessuale è trattata con naturalezza, pudore e profondità, rivelando un sentimento universale che supera convenzioni e pregiudizi. “Logica biologica” scardina invece l’antico retaggio che ha confinato la donna in ruoli prestabiliti, aprendo a un’idea di libertà emotiva che smentisce ogni interpretazione rigidamente deterministica. La title track “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, definisce con chiarezza l’orizzonte tematico dell’intero progetto: un mondo trascinato alla deriva, un flusso che disorienta e impoverisce la comunicazione umana, la necessità di recuperare autenticità e rispetto. È un manifesto più che un titolo, una dichiarazione di intenti che orienta l’ascolto. Il filo della memoria attraversa “Pane, sale & olio”, tra rimpianti e nostalgie, tra il ragazzo che eravamo e l’uomo che siamo diventati. 
Sul piano sonoro, il disco si distingue per la centralità degli strumenti acustici e per un approccio quasi artigianale alla registrazione. L’intenzione è di lasciare vivere il suono nel momento dell’esecuzione, riducendo la post-produzione e rifiutando omologazioni stilistiche. È una scelta controcorrente e per questo preziosa, che restituisce un lavoro mai replicabile, vibrante, fondato sul dialogo tra musicisti d’esperienza: Antonio Fresa al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso e al basso elettrico, Amedeo Ariano alla batteria, Max Ionata al sax, Flavio Boltro alla tromba. E con loro, Nico di Battista, Vittorio Riva, Bruno Marcozzi, Alessandro Tedesco, Giuseppe Plaitano, Pericle Odierna, oltre ai cori di Ileana Mottola, Rossella Carrieri e dello stesso De Luise. 

La tracklist, che comprende anche la bonus track “Meglio così” (già presnte nel precedente lavoro ma live), in versione studio, disegna un percorso compatto e consapevole, dove ogni elemento concorre a costruire un’identità sonora precisa e riconoscibile, ma mai chiusa. È l’ennesima prova della coerenza di Buonocore, della sua continua ricerca, della sua volontà di non cedere alla tentazione di replicare formule vincenti. Una scelta che ha guidato tutta la sua carriera, dalla sensibilità di “Scrivimi” alle scene femminili di “Rosanna” e “Boulevard”. 

Con “M.I.S.L.A.” Buonocore consegna un’opera che parla al presente senza urlare, che ascolta prima di raccontare, che si affida al tempo lento della musica per arrivare in profondità. Un disco elegante, intimo: capace di ricordare, in un panorama spesso saturato, che la cura del suono e la verità dei sentimenti possono ancora tracciare una direzione.

Ascolta M.I.S.L.A. su Spotify

Tracklist: Lasciati andare; Vittime; Nessuno; Logica biologica; L'amore è nudo; Florinda; M.I.S.L.A (mettiamo in salvo l'amore); Tutto in te; Pane, sle & olio; Sembra facile; Meglio così (bonus track / studio version)  




lunedì 15 dicembre 2025

Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

 Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

  Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

(Lizard - 2025)

C’è un ambizioso equilibrio, fragile e prezioso, nel disco d’esordio dei RaraOvis — il progetto da studio del compositore italo-australiano Leonardo Pegoraro. Ne sveleremo l’essenza non è solo un album, ma un vero itinerario sonoro e filosofico: un concept che affronta l’Eros come percorso dialettico, capace di mutare, ferirsi, espandersi ed infine rivelare la propria natura più luminosa. 
Nato nel 2021 e cresciuto sotto la cura produttiva di Matteo Ricci e la direzione artistica di Fabio Zuffanti, il lavoro dichiara fin da subito la sua vocazione: un rock progressivo colto, contaminato, intriso di ricerca timbrica e narrativa. È Zuffanti stesso a orientare la struttura generale, spingendo verso una grande suite conclusiva che raccoglie e sublima i temi disseminati lungo le prime quattro tappe. Il disco si apre con suggestioni “orientaleggianti”, rese ancor più insolite da un elemento sorprendente: un assolo di campane tibetane, probabilmente un unicum nella storia recente del prog. Da qui prende avvio un percorso che mette in scena le metamorfosi del sentimento amoroso, dalla fragilità dei Primi passi al fuoco di un’infatuazione non ricambiata (Sento calore), dalla rivelazione della passione eterna (Luci a mandorla) al dubbio della sua caducità (I contorni dell’alba). Il viaggio culmina nel brano eponimo, Ne sveleremo l’essenza, dove l’Eros si trasfigura in ricerca di conoscenza, facendo eco al pensiero platonico-socratico: il desiderio come mancanza che muove verso l’alto. 

Il merito dell’efficacia narrativa risiede anche negli arrangiamenti di Pegoraro, ricchi di tastiere stratificate, controtempi mai ostentati e soluzioni sinfoniche che dialogano con delicatezza con elementi di sperimentazione, minimalismo e rock. 
La presenza di dodici musicisti rende l’album un vero affresco corale. Le voci – l’eleganza inconfondibile di Fabio Cinti, raffinato interprete battiatesco, e la limpida intensità di Irene Manca – costruiscono un dialogo continuo, sovrapponendosi o alternandosi come personaggi interiori dello stesso viaggio emotivo. Le tessiture strumentali sono impreziosite dal pianoforte lirico e narrativo di Luca Scherani e dalla batteria creativa, quasi conversazionale, di Andrea Orlando. Costante e fondamentale il basso di Giulio Gaietto, capace di passare dalla delicatezza al vigore. Ricci, oltre a firmare parte delle chitarre e l’intero impianto sonoro (soundscaping, registrazioni, missaggio), porta nel progetto una cura maniacale per il dettaglio. 
Completano l’ensemble gli interventi di Massimo Montarese e Marco Topini alle chitarre, classiche o elettriche a seconda delle atmosfere; le corde dolci e narrative di Osvaldo Loi; il flauto traverso di Mauro Serpe che apre l’album come un soffio primordiale; e, nella suite finale, il piccolo ma incisivo ensemble di fiati diretto da Jacopo Gabutto, quasi a chiudere simbolicamente un cerchio iniziatico. Ne sveleremo l’essenza è un lavoro che si inserisce nella grande tradizione del prog italiano romantico; l’album non teme la complessità, né rinuncia alla melodia: preferisce piuttosto unire i due poli, con momenti di sospensione, improvvisi guizzi stilistici, aperture sinfoniche, scorci orientali e tocchi narrativi che ricordano il cinema più evocativo.
Il risultato è un disco elegante che cattura l’attenzione dell’ascoltatore con le sue curve improvvise ed i suoi paesaggi sonori avvolgenti. 
Un debutto destinato a lasciare traccia; non solo per la qualità della scrittura, ma per la capacità di trasformare un tema antico come l’amore in un’esperienza musicale strutturata, moderna e profondamente sentita.

Ascolta Ne sveleremo l'essenza su Spotify

Tracklist: Primi passi; Sento calore; Luci a mandorla; I contorni dell'alba; Ne sveleremo l'eesenza

 

 





 

 

venerdì 12 dicembre 2025

Giuseppe D'Angelo - Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

 Giuseppe D'Angelo 

Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

Giuseppe D'Angelo 

Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

(Dodicilune - 2025)

Con Mysterious Traveller: The Music of Wayne Shorter, pubblicato l’8 ottobre 2025 per Dodicilune, il compositore e pianista torinese Giuseppe D’Angelo firma un omaggio colto, rispettoso ed insieme personale a una delle figure più luminose della storia del jazz moderno. Wayne Shorter – scomparso nel 2023, mentre D’Angelo era già immerso nella lavorazione di questo progetto – rappresenta infatti un faro per intere generazioni di musicisti: un esploratore del suono che ha attraversato oltre sei decenni di trasformazioni, dai Jazz Messengers all’epoca d’oro con Miles Davis, fino alle avanguardie elettriche dei Weather Report ed alle pagine orchestrali più tarde e spirituali. Il disco nasce come punto di incontro tra due mondi sonori: il trio jazz di Stefano Risso (contrabbasso), Nicola Meloni (piano) e Mattia Barbieri (batteria), ed il Quartetto Eridano, formazione classica con Sofia Gimelli e Rebecca Scuderi ai violini, Carlo Bonicelli alla viola e Chiara Piazza al violoncello. D’Angelo dirige, arrangia e si pone come “ponte” fra queste due dimensioni, orchestrando una musica che conserva l’impianto armonico originale dei brani di Shorter, ma rilegge forma e timbro attraverso la sua sensibilità compositiva. Ne nasce un lavoro in cui la scrittura cameristica, la tradizione jazzistica e l’eredità modale del maestro americano convivono in un equilibrio prezioso. Pur evitando strappi o forzature, D’Angelo non si limita alla celebrazione museale: la sua mano si coglie nei passaggi formali, nei dialoghi tra trio e quartetto, nei momenti in cui l’atmosfera shortheriana si apre a spazi di nuova immaginazione.
Il risultato è una musica che rimane fedele allo spirito dell’originale – quel misto di lirismo astratto, tensione armonica e profondità interiore tipico del periodo ’60-’70 – ma che respira libertà e contemporaneità. Il trio jazz porta fluidità, respiro improvvisativo, pulsazione moderna; il quartetto d’archi aggiunge profondità timbrica, delicate trasparenze o improvvise densità emotive. D’Angelo modella questi materiali con una scrittura che sa essere rigorosa ma mai accademica, valorizzando la voce di ogni musicista e creando momenti di vera sintesi tra improvvisazione e musica da camera. C’è una cura artigianale nel modo in cui i piani sonori si sovrappongono, nel modo in cui l’armonia lascia emergere la melodia shortheriana senza soffocarla, nelle aperture orchestrali che fanno respirare la forma. 
Mysterious Traveller (omonimo titolo del quinto album dei Weather Report),  non è un semplice tributo, ma un’opera che rinnova il senso dell’ascolto della musica di Wayne Shorter: un viaggio che attraversa la sua eredità armonica e poetica rivelandone la forza, l’attualità e la continua capacità di generare nuove forme.
Un lavoro colto, equilibrato, profondamente musicale: una lettura rispettosa ma creativa, che celebra Shorter senza imitarlo e allo stesso tempo conferma D’Angelo come una delle voci più sensibili nel panorama italiano tra jazz e composizione contemporanea.

Ascolta  Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter su Spotify

Tracklist: Mysterious Traveller; Adam’s Apple; Pinocchio; Infant eyes; Schizophrenia – Go; The wildflower; The soothsayer – Footprints; The three Marias; Fall

 

Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

 Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro   (Nar Internazional distr. Warner - 2026)   Ci sono artisti che, raggiunta una certa età anagraf...