venerdì 13 febbraio 2026

Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

 Van Morrison - Somebody tried to sell me a bridge

(Orangefield Records - 2026)

Dopo il sorprendente ed acclamato disco di inediti Remembering Now, che ha ricordato a tutti perché Van Morrison resti una figura centrale della musica contemporanea, il Leone di Belfast si rituffa nel blues. Con Somebody Tried To Sell Me A Bridge, uscito nei giorni scorsi per la sua Orangefield Records, Morrison torna là dove tutto è iniziato: il blues come matrice primaria, come linguaggio dell’anima prima ancora che forma musicale. Registrato con la cura sonora dei fidatissimi Jim Stern e Ben McAuley, l’album è un lavoro corposo (20 tracce per circa 75 minuti), che suona come una dichiarazione d’amore verso i padri fondatori del genere. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un’immersione consapevole e vitale in una tradizione che l'artista ha sempre portato dentro di sé, filtrandola attraverso il suo inconfondibile lirismo mistico e la sua voce segnata dal tempo, oggi più ruvida ed autorevole che mai. Ed a ottant’anni compiuti, realizza forse il suo disco blues più sentito, che alterna composizioni originali a reinterpretazioni di classici firmati da Eddie Vinson, Junior Wells, Fats Domino, Chuck Willis, Lead Belly, Sonny Terry, Brownie McGhee, B.B. King e Buddy Guy, quest’ultimo coinvolto direttamente nel progetto. Il cast è di quelli che fanno la differenza: Taj Mahal, Elvin Bishop (storico chitarrista della Paul Butterfield Blues Band), alla batteria Larry Vann, al piano Mitch Woods, Anthony Paule (leader della Anthony Paule Soul Orchestra) e collaboratori di lunga data come John Allair, David Hayes e Bobby Ruggerio. Ognuno porta un frammento autentico di blues, contribuendo a un suono caldo, organico, mai patinato. L’apertura è affidata a Kidney Stew Blues di Eddie Vinson, con il sax a richiamare subito l’epoca d’oro del rhythm’n’blues. Tra i momenti più intensi spiccano brani originali come King For a Day Blues, Can’t Help Myself e Deep Blue Sea, dove Morrison dimostra di saper scrivere blues con la stessa naturalezza con cui lo interpreta. Tra le riletture più riuscite c’è Ain’t That a Shame di Fats Domino: Morrison ne rallenta il tempo, arricchisce l’arrangiamento con un coro gospel e trasforma un classico del 1956 in una meditazione soul dal sapore crepuscolare. Notevole anche On a Monday di Lead Belly, rivisitata con la voce di Taj Mahal, armonica e banjo, in un dialogo tra generazioni che suona sorprendentemente attuale. A chiudere il disco è Rock Me Baby di B.B. King. Affrontare un simile monumento non è impresa facile, e Morrison lo sa bene: per questo affida l’assolo decisivo a Buddy Guy, che firma un finale emozionante e rispettoso, capace di dare nuova linfa ad un brano leggendario senza tradirne lo spirito. Morrison riafferma qui il suo legame indissolubile con il blues, genere che più di ogni altro ha plasmato la sua identità artistica. Il musicista dal 17 al 23 febbraio 2026 porterà questo spirito blues sul palco del Palace of Fine Arts di San Francisco, città simbolo per il genere. Somebody Tried To Sell Me A Bridge non è solo un ritorno alle origini: è la conferma che, anche a ottant’anni, Van Morrison continua a suonare la musica che sente, senza compromessi, con profondità emotiva e autenticità assoluta. Un disco destinato a lasciare il segno.

 Ascolta Somebody tried to sell me a bridge su Spotify

Tracklist: Kidney Stew Blues; King for a Day Blues; Snatch It Back and Hold It; Deep Blue Sea; Ain't That a Shame; Madame Butterfly Blues; Can't Help Myself; Betty and Dupree; Delia's Gone; On a Monday; Monte Carlo Blues; When It's Love Time; Loving Memories; Play the Honky Tonks; (Go to The) High Place in Your Mind; Social Climbing Scene; Somebody Tried to Sell Me a Bridge; You're the One; I'm Ready; Rock Me Baby


sabato 31 gennaio 2026

Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

 Riccardo Catria & Daniele Del Gobbo - Cantastorie

(Encore Music Label - 2026)

 Per Riccardo Catria dopo Mantra's dance nel 2024 ed Orchestral Suite N. 1 di qualche mese fa, nasce dall’incontro con un altro giovane musicista (entrambi già maturi talenti del jazz italiano), Cantastorie, il progetto discografico (già presentato live durante la scorsa estate), che unisce la sua tromba con il pianoforte di Daniele Del Gobbo in un dialogo acustico di rara raffinatezza. Un duo essenziale nella forma ma ricco di sfumature, capace di costruire un universo sonoro intimo, lirico e profondamente evocativo.

I due condividono una visione musicale fondata sull’ascolto reciproco e su un interplay costante, elemento cardine di un progetto che rifiuta l’esibizionismo per privilegiare la narrazione. Il titolo dell’album non è casuale: ogni brano è concepito come un racconto, una piccola storia che prende forma attraverso melodie sospese, dinamiche controllate e un uso consapevole del silenzio.

Pubblicato ieri sulle principali piattaforme e presto disponibile anche in formato fisico, Cantastorie propone un repertorio che alterna composizioni originali e riletture d’autore, spaziando tra jazz, musica classica europea ed improvvisazione contemporanea. 

Tra le otto tracce che lo compongono la rivisitazione di Una furtiva lagrima di Gaetano Donizetti sorprende per l’eleganza cameristica e per la capacità di trasformare un’aria celeberrima in materia sonora intima e moderna, mentre Luiza di Antônio Carlos Jobim apre a suggestioni brasiliane cariche di malinconia e calore. Particolarmente intenso anche l’omaggio con Opening a Kenny Wheeler, figura chiave del jazz europeo, la cui poetica sembra risuonare naturalmente nel linguaggio del duo.

Il disco alterna momenti di lirismo puro a passaggi di improvvisazione più audace, senza mai perdere coerenza narrativa. La tromba di Catria si muove con un suono morbido e talvolta misterioso, mentre il pianoforte di Del Gobbo costruisce spazi armonici profondi, lasciando respirare la musica e guidando il racconto con sensibilità e misura.

Prodotto da Encore Music Label, Cantastorie è è stato registrato alla fine dello scorso ottobre a Perugia e vede la partecipazione come ingegnere del suono di David Giacchè.

Nelle note di copertina è presente un endorsement del trombettista americano Ralph Alessi, che tra l'altro scrive: " ... ammiro il modo in cui questi due musicisti creano brani che oscillano tra il familiare e l'astratto; proprio un bel lavoro di due musicisti di talento ... ", sottolineando la maturità espressiva e la profondità artistica del duo, capace di andare oltre l’età anagrafica, proponendo una visione musicale già pienamente consapevole.

Ma non è soltanto un album, è un’esperienza d’ascolto che invita alla concentrazione e alla condivisione emotiva. Un lavoro che va oltre i confini di genere restituendo alla musica la sua funzione più autentica: raccontare, evocare, creare connessione. Un esordio discografico per il duo di grande eleganza e sostanza che apre prospettive interessanti nel panorama del jazz italiano contemporaneo.

Ascolta Cantastorie su Spotify 

Tracklist: Genesi; Una furtiva lagrima; Invenzione N° 1; Nature boy; Opening; Luiza; The peacocks; Impro 

martedì 20 gennaio 2026

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 (Sony Music - 2025)

Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti uscite, tra le quali è doveroso inserire il nuovo lavoro dei Cervello: Chaire + Live at Pomigliano d'Arco. Nella culture dell'antica Grecia Chaire era insieme saluto e congedo: un augurio di benessere, un invito a prendersi cura di sé. È una parola che racchiude un gesto umano semplice ed universale. I Cervello l’hanno scelta come titolo dell'album perché incarna il senso profondo di questo ritorno: una riflessione sulla memoria, sulla continuità e sull’eredità emotiva lasciata da una delle formazioni più luminose e fugaci del rock progressivo italiano. 
Nati a Napoli nei primi anni Settanta, seppero imporsi in una stagione in cui la scena prog italiana viveva una straordinaria fertilità creativa. Accanto ad Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, la band sviluppò un linguaggio inconfondibile, capace di intrecciare radici mediterranee, slanci sinfonici e una ricerca timbrica fuori dagli schemi. Il loro unico album in studio, Melos (1973), rimane ancora oggi una gemma assoluta: un’opera visionaria che rilegge il mito greco attraverso strutture ardite, atmosfere acustiche e una sensibilità quasi rituale. Un disco di culto, riscoperto e celebrato a livello internazionale nel corso dei decenni. 
Cinquant’anni dopo, Chaire rappresenta la continuazione possibile di quella storia interrotta. Il progetto nasce da brani composti tra il 1974 e il 1983, rimasti per lungo tempo sospesi, mai definitivamente completati. Oggi trovano forma in una produzione curata da Corrado Rustici, registrata nel corso degli ultimi quattro anni dai membri originali superstiti: lo stesso Rustici (chitarra, tastiere, voce), Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce), Giulio D’Ambrosio (flauto, sax, voce), insieme alla storica voce solista Gianluigi Di Franco e con il contributo di Roberto Porta alla batteria. 
La presenza di Di Franco, scomparso nel 2005, è uno degli elementi più emozionanti dell’opera. Grazie all’evoluzione delle tecniche di restauro audio, le sue interpretazioni, salvate da registrazioni su bobine e cassette d’epoca, tornano a risuonare con sorprendente vitalità. Chaire diventa così un dialogo tra epoche: non una semplice operazione nostalgica, ma un vero corpo sonoro in cui passato e presente si fondono, mantenendo intatta l’intenzione espressiva originaria. 
Sotto il profilo musicale il disco conserva l’impronta caratteristica dei Cervello: la centralità dei fiati, le architetture oblique della chitarra di Rustici, la ricerca melodica che si intreccia a geometrie più libere, quasi cameristiche. È un lavoro che non tenta di replicare Melos, ma ne raccoglie lo spirito: quell’inquietudine creativa che portava la band a sperimentare formati, tempi e soluzioni timbriche, sempre in equilibrio tra liricità mediterranea e tensione progressiva. 
Accanto all’album inedito, la pubblicazione include Live at Pomigliano d’Arco, una registrazione del 1973 che cattura i Cervello all’apice della loro energia giovanile. Il repertorio comprende brani dall’album di debutto ed un inedito strumentale, restituendo l’immagine di una band già allora proiettata oltre i confini consueti del prog italiano. È un documento prezioso, non solo per la sua rarità, ma perché rende evidente la continuità ideale con Chaire: una storia che aveva lasciato tracce sulla scena live prima ancora di completarsi in studio. 
Il progetto è stato completato da una nuova versione rimasterizzata di Melos, che permette di ascoltare il debutto dei Cervello con una definizione sonora in linea con gli standard contemporanei, senza tradire la natura materica e viscerale delle registrazioni originali. 
Con 
Chaire + Live at Pomigliano d'Arco la band non firma un ritorno nostalgico, ma una rinascita autentica, capace di rendere vivo un linguaggio musicale che ancora oggi esercita un fascino inalterato.

Ascolta Chaire su Youtube

Tracklist: CD 1 - Chaire: Hello; Templi Acherontei; La seduzione di ChiaroUlivo; Reina de roca; Movalaide; La danza dei guardiani; Chaire - Farewell / CD 2 - Live at Pomigliano d'Arco: Intro; Canto del capro; Scinsione; Euterpe; Melos; Progressivo remoto - instrumental


 

venerdì 16 gennaio 2026

Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

 Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

A poca distanza dalla pubblicazione de Il fascino dell’insolito (dedicato alla riproposizione in chiave moderna dei temi principali di alcuni tra gli sceneggiati televisivi del mistero degli anni settanta), e dall’esperienza parallela di Albus Diabolus, la cantautrice e polistrumentista Elisa Montaldo torna con un nuovo lavoro di inediti dal titolo eloquente: Looking back - moving forward

Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti e racchiude perfettamente il senso di questo nuovo capitolo discografico solista. Quattordici brani, oltre un’ora di musica, un’opera ampia e ambiziosa in cui Elisa fa (quasi) tutto da sola: voci, tastiere, pianoforti, sintetizzatori, strumenti acustici ed elettronici, suoni ed effetti. Il risultato non è un esercizio di stile, ma un flusso coerente e sorprendentemente omogeneo, nonostante la varietà di linguaggi attraversati: ambient, progressive, psichedelia, elettronica, folk non convenzionale, suggestioni da colonna sonora e visioni quasi new age, senza scivolare nel già sentito. 

Al suo fianco troviamo collaboratori di altio profilo: Mattias Olsson alla batteria e percussioni (presenza ormai stabile nel mondo sonoro della cantautrice), Giacomo Castellano alla chitarra elettrica (di recente con la PFM), Carmine Capasso (chitarre, theremin, santur e sitar), Carlo Guardamagna (basso e chitarra), Barbara Rubin (voce e viola, una collaboratrice storica) e Francesco Ciapica, la cui voce torna più volte a intrecciarsi con quella di Elisa in modo decisivo. Il disco è stato anticipato dal singolo Al di là delle idee, unica traccia in italiano, una ballata per piano elettrico e voce di rara eleganza e intensità emotiva. 

Ma Looking back - moving forward non è semplicemente un nuovo capitolo: è una soglia. Dietro ci sono Fistful of Planets (2015), Dévoiler (2020) e Fistful of Planets 2 (2021). Dieci anni di musica e di vita che qui trovano una sintesi. Non a caso riaffiorano melodie già ascoltate, come echi di un passato che non viene rinnegato, ma trasformato. Il cuore concettuale del disco è la suite The Dreamcore bubble: sei tracce strumentali consecutive che formano una lunga parentesi onirica, uno spazio liminale in cui il tempo sembra sospendersi. Musica pensata per perdersi, per lasciarsi andare, per ascoltare anche ciò che normalmente resta in silenzio. 

Una colonna sonora per i pensieri, o per “ricordi perduti di un robot”, come suggerisce la stessa Elisa. La title track riporta infine alla coscienza, ricucendo immaginazione e realtà e dando senso all’intero viaggio: guardare indietro per poter davvero andare avanti. E’ un disco che chiede d'essere ascoltato nella sua interezza. 

Ma oltre a quanto accennato in precedenza al suo interno segnaliamo almeno Alone or not, un vero mottetto profano costruito su una cattedrale di voci, e Looking back – Moving Forward, vertice emotivo del lavoro grazie al dialogo vocale tra Elisa Montaldo e Barbara Rubin, con Francesco Ciapica a rafforzare ulteriormente l’impatto. Un album ispirato, maturo, visionario. Un invito all’ascolto attento e alla riflessione; da non perdere.

Ascolta su Bandcamp Looking back, moving forward  

 Tracklist : Raining solitude; Still Floating / we didn’t waste time; Alone or not (modern vampire); The Bunyan Effect; You’re with me; Al di là delle idee; Northern Woods; "The Dreamcore bubble" (Out of the cold white desert; 1941 the path; Pastel markers; 30 January; Wesak (LoFi version); Watermelon in Easter hay); Looking back, moving forward



 

 

 

mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

sabato 27 dicembre 2025

Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

 Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino


Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

(Itinera - 2025)

A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele, la sua musica continua a rivelare nuovi livelli di lettura e di profondità. Gonzalo Plays Pino nasce proprio da questa inesauribile capacità di rigenerazione, all’interno di un progetto fortemente voluto da Onofrio Piccolo per Itinera e presentato al Pomigliano Jazz Festival 2025: una session speciale, di quelle che hanno senso solo quando esistono le condizioni artistiche ed umane per realizzarle.
Non un semplice tributo, né una forzata rilettura in chiave jazz-latin. Pino Daniele aveva già tracciato, nel corso della sua carriera, solchi profondissimi verso il mondo afroamericano e afro-cubano; questo lavoro si limita – per così dire – a percorrerli con rispetto, intelligenza e grande consapevolezza musicale. L’incontro con Gonzalo Rubalcaba, uno dei pianisti più importanti del jazz contemporaneo, appare quindi naturale, quasi inevitabile. Rubalcaba porta nel progetto la sua visione, il suo rigore tecnico e la sua sensibilità cubana, senza mai snaturare lo spirito originario dei brani. Accanto a lui, una formazione che rappresenta il meglio del jazz napoletano: Daniele Sepe al sax, musicista capace come pochi di attraversare generi e culture mantenendo una voce personalissima; Aldo Vigorito e Claudio Romano, una sezione ritmica di livello assoluto; Giovanni Imparato alle percussioni, autentico ponte tra Napoli e Cuba; Giovanni Francesca alla chitarra, cresciuto artisticamente nel solco della lezione danieliana; e Maria Pia De Vito, voce tra le più autorevoli nel coniugare jazz e napoletanità senza compromessi, che rilegge Gesù Gesù, Pace e serenità, Maggio se ne va e Quando.
Il disco scorre con naturalezza, mettendo in luce il lirismo, la poesia ma anche la tensione ritmica e l’impegno civile che hanno sempre caratterizzato l’opera di Pino. In questo contesto, l’assolo di Daniele Sepe in Chi tene ’o mare assume oggi il valore di un omaggio ulteriore, carico di emozione, alla memoria di James Senese, da poco scomparso. Gonzalo Plays Pino è un lavoro elegante, sentito, mai celebrativo in modo sterile. Un disco che riesce a parlare agli appassionati di jazz e a chi continua a considerare Pino Daniele una fonte inesauribile di ispirazione musicale e culturale. 

 Ascolta Gonzaplo plays Pino su Spotify 

Tracklist: Cumbà; Sicily; Tutta n’ata storia; Gesù Gesù; Pace e serenità;  Toledo; Napule è; Chi tene ‘o mare; Maggio se ne va; Lazzari felici; Quando 


 

martedì 23 dicembre 2025

Franco D'Andrea Trio with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto - Live

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

(Parco della Musica - 2025)

Il primo album dal vivo in un jazz club di Franco D’Andrea arriva dopo una carriera lunghissima ed imprescindibile per la storia del jazz italiano ed europeo.  

Live è un doppio CD registrato il 21 dicembre dello scorso anno al Torrione Jazz Club di Ferrara e pubblicato pochi giorni fa da Parco della Musica RecordsÈ lo stesso D’Andrea a raccontarne il senso profondo: il sogno, coltivato fin dagli anni della formazione, di fissare su disco quell’atmosfera unica che solo un jazz club può restituire. I riferimenti sono chiari e dichiarati — Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot e Thelonious Monk — e non come modelli da imitare, ma come ideali di intensità e verità musicale. Il trio è quello ormai consolidato con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, già protagonista nel 2024 del disco in studio Something bluesy and more

Ma qui la musica cambia prospettiva. Il repertorio, sperimentato ed ampliato in una serie di concerti, si apre definitivamente alla dimensione del rischio, dell’improvvisazione e della risposta immediata del pubblico.  

Il concerto non era stato pensato per essere registrato. Solo a fine serata il direttore artistico del Torrione, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set e riascoltando il materiale, insieme a Roberto Catucci, è scaturita la decisione di pubblicarlo, colpiti dall’intensità e dalla qualità dell’esecuzione.  

Il primo disco affonda le radici nel blues e nel jazz delle origini: St. Louis blues, Livery stable bues e Sweet Georgia brown diventano terreno di gioco per un trio che rilegge la tradizione con libertà ritmica e invenzione continua mentre Caravan, Lush life ed Epistrophy completano un set che alterna ironia, tensione e lirismo.  

Il secondo cd amplia ulteriormente il panorama: standards, brani iconici e riletture sorprendenti (A love supreme e Norwegian wood), fino all’unico originale, Nine bars, firmato collettivamente dal trio. Qui emerge con chiarezza l’interplay tra i musicisti, costantemente in equilibrio tra struttura ed apertura totale. La forza di Live sta soprattutto nella resa sonora: una dimensione intima, diretta, priva di artifici, che restituisce la fisicità del concerto e il dialogo continuo tra palco e sala. Il mix di Massimo Aluzzi ed il mastering di Massimiliano Cervini, supervisionati da Roberto Catucci, preservano dinamica e naturalezza. 

Live è la fotografia matura di una poetica: un jazz libero, comunicativo, profondamente bluesy, che trova nella dimensione del club la sua forma più autentica.

Ascolta Live su Spotify

TracklistCD 1: St. Louis blues; Caravan; Livery stable blues; Sweet Georgia Brown; Lush life; I’ve found a new baby; Epistrophy / CD 2: Nine bars; Doodlin’; Take the “A” train; Summertime; A love supreme; Soft winds; Autumn leaves; Norwegian wood; Tenderly




 

 


 

Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

 Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro   (Nar Internazional distr. Warner - 2026)   Ci sono artisti che, raggiunta una certa età anagraf...