martedì 7 ottobre 2025

Codice C - Boom

 Codice C - Boom


  Codice C - Boom

(Ma.Ra.Cash. Records - 2025)

Prog visionario e contaminazioni robuste

A quattro anni dal debutto omonimo, i Codice C tornano con Boom, un titolo che è tutto un programma. Pubblicato da Ma.ra.cash Records l’album segna una nuova tappa nel percorso del progetto nato nel 2020 per volontà di Gianluca Capitani (batteria) e Danilo Cherni (tastiere), due nomi di peso del panorama musicale italiano.

Cherni – già attivo con Fluido Rosa, Goblin Rebirth e Avviso di Sfratto – e Capitani – che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Steve Vai, Robben Ford, Nada e gli stessi Goblin Rebirth – costruiscono con Boom un viaggio sonoro che alterna atmosfere rarefatte a impatti sonori decisi, dove il rock sinfonico si sposa con suggestioni prog europee e guizzi di fusion contemporanea.

Il nucleo stabile del gruppo si arricchisce della presenza carismatica di Andrea Casali (voce e basso) e Giacomo Anselmi (chitarre), a cui si affiancano numerosi ospiti di pregio: Maurizio Perfetto (chitarre), Frank Marino e Roberta Lombardini (voci), Matteo Arisi (basso) e Roberta Palmigiani (viola e violino). Proprio la voce evocativa della Lombardini chiude l’album nella delicata e intensa Your Stuff.

Il disco si snoda attraverso nove tracce in cui tempi dispari, melodie oniriche e passaggi strumentali elaborati convivono in perfetto equilibrio. Il suono è al tempo stesso corposo e raffinato, tecnico ma mai freddo: ogni brano è il frammento di un mosaico emotivo che esplora l’amore in tutte le sue forme, tema centrale del concept.

Un valore aggiunto è dato dai testi, in parte affidati a tre poetesse provenienti dal nord, centro e sud Italia – Raffaella Ferrari, Federica Gallotta e Lucia Ferrara – che impreziosiscono la narrazione con una scrittura profonda e sensibile.

Tra le tracce spiccano l’apertura ipnotica di Double Bind, la title track Boom che sintetizza l’anima del disco, la spinta funk-rock di Get It e l’introspezione malinconica di Thousand Years. Con Boom, i Codice C confermano la loro vocazione per un progressive contaminato ed accessibile, capace di unire ricerca sonora e intensità emotiva, tecnica e passione.

Un lavoro maturo, coinvolgente, da scoprire con attenzione, perché dietro ogni nota si cela una visione.

Ascolta Boom su Spotify 

Tracklist: Double bind; Boom; Get it; Sexual impulses; Strong and convinced; Body storm; Thousand years; My name; Your stuff

 

lunedì 6 ottobre 2025

Manuel Magrini - Inner pictures

 Manuel Magrini - Inner pictures

Manuel Magrini - Inner pictures

(Encore Music Label - 2025) 

La musica che viene da dentro

C’è chi la musica la suona, chi la interpreta, e poi c’è chi – come Manuel Magrini – la svela. Inner Pictures, il suo nuovo album, non si ascolta: si scopre. È un viaggio nelle stanze più segrete dell’anima, dove ogni brano sembra essere stato trovato più che composto, come una fotografia sbiadita ritrovata in un cassetto della memoria.

Non è la prima volta che il pianista umbro ci accompagna in territori sonori personali e profondi. Dopo l’esordio in piano solo con Unexpected (2016), ed il successivo Dreams (2019), registrato in trio con Francesco Ponticelli e Bernardo Guerra, Magrini compie ora un ulteriore passo avanti nella sua ricerca espressiva, riportando il piano solo al centro della scena, ma arricchendolo con la presenza preziosa di tre ospiti d’eccezione: Gabriele Mirabassi, Cristina Zavalloni e Federico Gili.

Il titolo è una dichiarazione d’intenti: Inner Pictures sono immagini interiori, momenti di consapevolezza, emozioni fissate come quadri o fotogrammi, tracce invisibili ma incancellabili di un percorso di vita. Brani che non raccontano storie lineari, ma stati d’animo, frammenti, impressioni. Il tutto sostenuto da una scrittura limpida, delicata, mai sovraccarica, e da un tocco pianistico che unisce controllo e profondità emotiva.

La traccia di apertura, Tempest on the lake, è già un piccolo manifesto: tensione e quiete si rincorrono in un equilibrio sospeso, come se la tempesta fosse necessaria per fare spazio alla serenità. Subito dopo, in Promenade, il clarinetto di Gabriele Mirabassi si muove tra nostalgia e dolcezza, in un dialogo intimo e struggente con il pianoforte.

Ogni brano è una finestra su un ricordo, un pensiero, un frammento di verità: Caffè Corretto profuma di casa e di sud, La rosa dei trenta è una riflessione matura e tenera sull’età che avanza, Sospeso vive tra le nuvole, in una dimensione impalpabile e poetica. L’incontro con Cristina Zavalloni in Can she excuse my wrongs è un momento di rara intensità, mentre Let Go, che chiude l’album, lascia un senso di pienezza malinconica, come un commiato dolce e silenzioso.

Ma Inner Pictures è anche un album che nasce da relazioni profonde. Manuel lo dedica con gratitudine alla sua famiglia, alla compagna Valentina, agli amici, e naturalmente ai musicisti che lo accompagnano in questa avventura. Il loro contributo – ed in particolare quello di Gabriele, Cristina e Federico – eleva ogni composizione, arricchendola di colori e sfumature imprevedibili.

Ed in effetti Inner Pictures non si può ascoltare distrattamente; anzi è un invito a fermarsi Perché, in tempi tanto pieni di rumore, questo suono che viene da dentro – sottile, sincero, umano – è forse una delle forme più autentiche di bellezza e resistenza.

 Ascolta Inner pictures su Spotify

Tracklist: Tempest on the lake; Promenade; Calmo; La rosa dei trenta; Gentle warrior; Il castello del graal; Sospeso; Can she excuse my wrongs; Caffè corretto, Let go



 

martedì 30 settembre 2025

Wilson Project - Atto primo

 Wilson Project - Atto primo

Wilson Project – Atto Primo

(Ma.Ra.Cash Records - 2025)

L’opera lirica incontra il progressive: una sinergia emotiva e visionaria

Con Atto Primo, i Wilson Project compiono un passo audace e ispirato, portando la teatralità dell’opera lirica al centro della narrazione musicale, filtrata attraverso la sensibilità e la libertà del rock progressivo contemporaneo. Un titolo emblematico che apre, idealmente, un nuovo ciclo artistico per la band, ma anche un lavoro concepito come un atto scenico in musica, dove emozione, dramma e immaginazione si fondono.

Il gruppo – composto da Stefano Rapetti (basso, voce), Annalisa Ghiazza (voce, aerofoni), Andrea Protopapa (tastiere, voce) e Mattia Pastorino (batteria, voce) – riafferma con questo secondo album la propria capacità di coniugare radici e visione, tradizione e sperimentazione. Dopo il riuscito esordio con Il viaggio da farsi (2022), concept ambientato in un’utopia marziana, la band alza l’asticella creativa e costruisce un affresco musicale ambizioso, dove ogni brano prende ispirazione da un capolavoro dell’opera lirica, non per replicarne lo stile, ma per reinterpretarne l’essenza emotiva, ricreandone la forza scenica attraverso le strutture fluide del prog.

Atto Primo si presenta come un viaggio sonoro raffinato e ricco di suggestioni, in cui la componente melodica convive con momenti più sperimentali, passando da atmosfere sinfoniche a tensioni quasi cinematiche. Le tracce – sei, per un totale di quasi un’ora di musica – sono variegate e ricche di dinamiche interne. L’apertura strumentale Ouverture introduce l’ascoltatore nel clima dell’opera, seguita dalla potente Taiji, che sviluppa un equilibrio tra armonie orientali e tensione drammatica. Bolshoi richiama con eleganza le atmosfere del balletto russo, mentre Ragnarok, con i suoi quasi 13 minuti, è un vero e proprio affresco epico che fonde mitologia nordica e struttura progressive classica. A seguire, Nihonga dipinge paesaggi sonori delicati e quasi impressionisti, per poi lasciare spazio a Duat, la traccia conclusiva, intensa e stratificata, che affonda nelle atmosfere misteriose dell’Antico Egitto.

La band dimostra una grande coesione esecutiva ed una cura per gli arrangiamenti che si traduce in una musica che non rincorre la nostalgia ma dialoga con essa, rinnovandola. Le influenze sono chiare – PFM, Banco, Genesis, ELP – ma rilette con uno stile personale che ha già portato i Wilson Project ad esibirsi sui palchi più prestigiosi della scena prog italiana ed internazionale: dal 2Days Prog + 1 di Veruno, all’apertura dei concerti di Le Orme, New TrollsPFM.

Con Atto Primo, i Wilson Project ci consegnano un’opera viva, intensa, colta ed accessibile al tempo stesso, capace di coinvolgere l’ascoltatore in un’esperienza immersiva e multisensoriale. Un disco che si ascolta, si immagina, e forse si guarda con gli occhi della mente. 

Ascolta Atto primo su Spotify 

TracklistOuverture; Taiji; Bolshoi; Ragnarok; Nihonga; Duat

 



 

 

venerdì 29 agosto 2025

Nuova Era - 20.000 leghe sotto i mari

Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

 Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

(AMS Records - 2025) 

Un viaggio affascinante negli abissi del prog sinfonico italiano

Il ritorno dei Nuova Era è di quelli che lasciano il segno. Dopo aver scritto pagine importanti della scena prog italiana tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, la band guidata da Walter Pini riemerge con un’opera che non esitiamo a definire la più ambiziosa della loro carriera.

“20.000 leghe sotto i mari”, ispirato all’omonimo capolavoro di Jules Verne, è molto più di un semplice concept album: è una vera e propria odissea sonora. Nella versione in CD, il disco si presenta come una suite di quasi 40 minuti, articolata in otto movimenti. La versione in vinile, invece, suddivide l’opera in due atti, accentuando ulteriormente la sua natura teatrale e narrativa.

Fin dalle prime note, ci si immerge in un viaggio musicale profondo e suggestivo, che reinterpreta con personalità i tratti distintivi del progressive sinfonico all’italiana: cambi di ritmo improvvisi, lunghi passaggi strumentali ricchi di pathos, melodie raffinate e atmosfere evocative. La musica scorre come un racconto epico, restituendo il senso di meraviglia e mistero che permea il romanzo di Verne.

Pur mantenendo un cuore fortemente ancorato alla tradizione, i Nuova Era inseriscono qua e là elementi più moderni, soprattutto nell’uso della chitarra elettrica (del buon Alessandro Camaiti), e delle tastiere, aggiornando il loro linguaggio senza snaturarlo. Il cantato in italiano, dopo la parentesi in lingua inglese di Return to the Castle (2016), contribuisce a dare maggiore coerenza stilistica e identitaria al progetto, riportando la band alle proprie radici.

Ad impreziosire ulteriormente il CD digipack è la presenza di “Nautilus”, un brano inedito composto da Pini all’età di soli 17 anni. Si tratta di una lunga composizione di oltre 16 minuti, dedicata al celebre sommergibile del Capitano Nemo. Anche qui spicca una scrittura già sorprendentemente matura, capace di evocare mondi sommersi e paesaggi immaginari con una costruzione musicale intensa e coinvolgente.

Con questo nuovo capitolo, i Nuova Era dimostrano che il tempo non ha scalfito la loro capacità di raccontare storie attraverso la musica. Anzi, confermano di saper mantenere viva una tradizione che affonda le sue radici nei fasti del prog sinfonico dei primi anni ’70, ma che continua ancora oggi a emozionare, stupire e trasportare l’ascoltatore in profondità inesplorate.

Ascolta 20.000 leghe sotto i mari su Spotify 

Line-up: Walter Pini – tastiere; Rudi Greco – basso; Maurizio Marra – batteria; Alex Camaiti – voce e chitarre

Tracklist cd: 1. 20.000 leghe sotto i mari (36:25) - a) La partenza – b) La caccia – c) Smarrimento – d) Capitan Nemo - e) Il Signore delle acque – f) Mondi misteriosi – g) Nel profondo – h) Prigionieri dell'abisso / 2. Nautilus (16:05) (solo in versione cd)



 

 

 

venerdì 8 agosto 2025

Allman Brothers Band - Final Concert 10-28-14

 

Allman Brothers Band – Final Concert 10-28-14 

Beacon Theatre, N.Y.C.


 

Allman Brothers Band – Final Concert 10-28-14 

Beacon Theatre, N.Y.C. / (Peach Records – 2024)

Il testamento della più grande band del southern rock

Un cruccio, tra i tanti concerti a cui avrei anelato d’assistere, sarebbe certamente stato uno della Allman Brothers Band. Ho avuto la possibilità di vedere i suoi due chitarristi più recenti (Warren Haynes e Derek Trucks, anche più volte e m’accontento).

Nondimeno poter ascoltare cos’hanno combinato durante la loro ultima performance è comunque tanta roba.

Se davvero c’è stato un finale degno per una delle avventure più leggendarie del rock americano, è impresso in queste tre ore abbondanti di musica viva e struggente. Il 28 ottobre 2014, per la sesta e ultima sera consecutiva sul palco del Beacon Theatre di New York, la Allman Brothers Band si congedava per sempre dal proprio pubblico. “Final Concert 10-28-14”, pubblicato in digitale già nei mesi scorsi da Peach Records e più di recente in formato fisico, è il testamento sonoro di quell’ultima danza, in uno dei luoghi che più di ogni altro ha accolto il rito laico della band, dal 1989 in poi.

Registrato con audio cristallino, il triplo CD rappresenta una delle testimonianze dal vivo più complete e potenti mai pubblicate dalla ABB, un lascito che ha il sapore della memoria e il peso della storia. Ventinove brani, tre set invece dei consueti due, una maratona che parte con la poesia acustica di Little Martha – omaggio al fratello perduto, Duane – e si chiude con Trouble No More, la prima canzone mai suonata dalla formazione originale. Un cerchio che si chiude. Un addio consapevole, doloroso e bellissimo.

Gregg Allman, pur provato dai problemi di salute, si ritaglia momenti di intensità commovente, specie nella delicata Melissa, dove ogni parola è sospesa tra il respiro e l’addio. La voce è meno potente, ma più autentica, scavata dalla vita e restituita con la dignità di chi ha attraversato l'inferno e ne è uscito per dire grazie. Intorno a lui, un ensemble affiatatissimo: Warren Haynes e Derek Trucks costruiscono architetture chitarristiche da brividi, mai autoindulgenti, sempre capaci di parlare l’uno con l’altro, proiettando la lezione di Duane e Dickey Betts in una dimensione attuale e vibrante. Il basso pulsante di Oteil Burbridge, il doppio drumming serrato di Butch Trucks e Jaimoe, le percussioni vulcaniche di Marc Quinones completano il mosaico di una band che, pur acciaccata, è ancora all’apice.

Le scalette della ABB sono sempre state una dichiarazione d’intenti, ma qui si va oltre: classici come Statesboro Blues, Midnight Rider, Dreams, Blue Sky e Whipping Post convivono con un’incredibile Mountain Jam divisa in tre parti, e jam visionarie come la chilometrica In Memory of Elizabeth Reed, attraversata da una lunga parentesi tribale (JaMaBuBu) e da venature jazz che rendono il brano un viaggio ipnotico. Non mancano le cover reinterpretate con la solita verve: Good Morning Little School Girl e The Sky Is Crying sono rivitalizzate da impasti sonori robusti, che onorano le radici del blues senza mai suonare stanche.

Questo concerto, già uscito in passato solo attraverso il canale di merchandising ufficiale, torna ora in una riedizione celebrativa a dieci anni dall’evento, con booklet di 16 pagine, foto esclusive e le note che ripercorrono quel periodo turbolento, culminato in una delle performance più significative della carriera della band. La magia è tutta lì: in quel saluto finale, nel discorso stanco ma fiero di Gregg Allman (“Non avevo idea che si potesse arrivare a questo”), nel Beacon gremito, in una comunità musicale che non si è mai arresa ai drammi, alle separazioni, ai lutti. È il suono di un addio che non conosce rimpianto, ma solo riconoscenza.

Final Concert 10-28-14 è uno di quei dischi che ogni appassionato di rock, blues, southern dovrebbe ascoltare almeno una volta. Perché dentro ci sono la gloria e la fatica di una strada lunga 45 anni. Perché è un’opera totale. Perché, insieme a Live at Fillmore East, rappresenta l’essenza più pura e travolgente della Allman Brothers Band. Una messa laica per strumenti e cuori pulsanti. Un lascito. Un’eredità.

“La strada sembrava non finire mai … ma alla fine siamo arrivati qui.”

(Butch Trucks, Beacon Theatre, ottobre 2014)

 Ascolta Final concert 10-28-2014 su Spotify 

 Tracklist: Disc 1: Little Martha; Mountain Jam; Don't Want You No More; It's Not My Cross to Bear; One Way Out; Good Morning Little School Girl; Midnight Rider; The High Cost of Low Living; Hot 'Lanta; Blue Sky; You Don't Love Me/ Soul Serenade/ You Don't Love Me

Disc 2: Statesboro Blues; Ain't Wasting Time; Black Hearted Woman; The Sky Is Crying; Dreams; Don't Keep Me Wonderin'; In Memory of Elizabeth Reed; Jamabubu; In Memory of Elizabeth Reed (Reprise)

Disc 3: Melissa; Revival; Southbound; Mountain Jam Reprise; Will the Circle Be Unbroken; Mountain Jam Reprise 2; Whipping Post; Farewell Message; Trouble No More


 

 


mercoledì 16 luglio 2025

Gazzara plays Genesis - The lamb lies down on Broadway

Gazzara plays Genesis - The lamb lies down on Broadway


Gazzara plays Genesis - The lamb lies down on Broadway 

(Irma Records - 2025)

Un sogno che torna a vivere

Francesco Gazzara non è nuovo alle sfide. E chi lo segue sa quanto profondo sia il suo amore per il mondo dei Genesis. Un amore che, nel tempo, ha preso forma in una vera e propria tetralogia discografica – Play Me My Song (2014), Here It Comes Again (2020), Foxtrot (2022) e Selling England By The Pound (2023) – in cui il suo tocco pianistico e orchestrale ha saputo rileggere con rispetto e poesia l’epopea di una delle band più iconiche della storia del prog.

Ma stavolta Gazzara ha deciso di andare oltre. Con The Lamb Lies Down on Broadway, del quale è partito il pre-order ieri, affronta la sua impresa più ambiziosa: una trasposizione strumentale completa del doppio concept album che i Genesis pubblicarono nel 1974. Un’opera complessa, visionaria, simbolica, che per molti rappresenta il vero capolavoro del gruppo e uno dei vertici assoluti del rock del Novecento.

Pubblicato in edizione limitata da IRMA Records, questo lavoro non è solo una rilettura. È un’immersione totale. Una discesa, senza difese, dentro l’universo allucinato e frammentato di Rael – protagonista della narrazione originale ideata da Peter Gabriel – ma qui senza parole. Niente voce, niente testo. Solo la musica. E, paradossalmente, è proprio nel silenzio delle parole che questa versione riesce a parlare ancora più forte.

Ascoltarlo è stato come scoprire l’opera per la prima volta. Ogni passaggio mi ha restituito dettagli nascosti, sfumature armoniche e melodiche che nell’album originale erano talvolta soffocate dal peso narrativo del canto. Gazzara riesce a far emergere quella materia sonora profonda che spesso resta sotto pelle, rivelando un'anima ancora più intensa e cinematografica.

Il lavoro di arrangiamento è fatto con cura maniacale, ma senza freddo accademismo. C’è rispetto, certo, ma anche calore, libertà e passione. Il pianoforte è il cuore pulsante del progetto, affiancato dal suono avvolgente dell’Hammond e del Mellotron, strumenti che evocano subito la poetica di Tony Banks. Ma è l’ensemble, guidato con eleganza, a dare respiro all’intera opera: Dario Cecchini (Funk Off) ai fiati, David Giacomini alla chitarra, e una sezione d’archi – Fabrizio Paoletti, Giulia Nuti e Giorgia Pancaldi – che trasforma ogni brano in un quadro orchestrale vivo, vibrante.

Non c’è un “brano preferito”. E non serve cercarlo. Questo album va vissuto come un unico flusso sonoro, un lungo sogno orchestrale che ci accompagna – come Rael – tra realtà e visione, incubo e redenzione. È un viaggio, non una sequenza di tappe.

In un tempo in cui i Genesis sembrano aver chiuso definitivamente il sipario (con l’uscita di scena di Phil Collins), Gazzara ci regala qualcosa che va oltre il tributo. È un atto d’amore autentico, lucido, sentito. Un tentativo riuscito di restituire vita e respiro a un’opera che, anche senza parole, continua a raccontare, emozionare, vibrare.

Un ascolto che non si consuma in una volta sola ma va interiorizzato, lasciato sedimentare. O forse, semplicemente respirato.
Tutto d’un fiato. O, meglio ancora, lentamente. Come si fa con i sogni.

Ascolta Gazzara plays Genesis_The lamb lies down on Broadway su Bandcamp 

 Per acquistare l’album in edizione limitata:
👉https://francescogazzara.bandcamp.com/album/gazzara-plays-genesis-the-lamb-lies-down-on-broadway-double-album

Maggiori info su: www.gazzaraplaysgenesis.com o info@gazzaraplaysgenesis.com



 

venerdì 11 luglio 2025

Chick Corea / L’Anticonformista

 Chick Corea / L’Anticonformista

 Chick Corea / L’Anticonformista

di Francesco Cataldo Verrina

(Kriterius Edizioni - 2025)

Nel panorama editoriale odierno, spesso popolato da titoli celebrativi e approcci superficiali alla musica, il nuovo saggio di Francesco Cataldo Verrina, Chick Corea. L’Anticonformista, si distingue come un’opera rara e necessaria. Non una semplice agiografia, né una biografia in senso stretto, ma piuttosto un’indagine profonda, una sorta di corpo a corpo intellettuale con l’opera e il pensiero di uno dei più grandi innovatori del jazz contemporaneo.

Chick Corea – definito da Verrina un “deformatore” del linguaggio musicale – è analizzato nella sua essenza più autentica: quella di un artista in costante movimento, capace di attraversare stili, epoche e correnti senza mai lasciarsi intrappolare. Dal post-bop degli esordi alla svolta elettrica al fianco di Miles Davis, dalla creazione dei Return to Forever alle raffinate esplorazioni cameristiche con Gary Burton, ogni fase del suo percorso viene affrontata con rigore musicologico e sensibilità narrativa.

Rapidità, sintesi, magnificenza, bellezza: sono questi, secondo Verrina, i quattro pilastri della grammatica musicale di Corea. Ma è soprattutto nella sua capacità di “pensare come un’orchestra classica” – anche nel gesto più minimo di un accompagnamento – che emerge la sua statura di architetto sonoro, più compositore visionario che semplice virtuoso.

La scrittura di Verrina – densa, evocativa, tagliente – coniuga analisi rigorosa e riflessione culturale. Ne scaturisce una vera e propria mappa concettuale intorno alla figura di Corea, utile tanto al neofita quanto allo studioso. La musica, in queste pagine, non è mai solo suono: diventa strumento critico, lente attraverso cui osservare e interrogare il mondo.

In questo senso, Chick Corea. L’Anticonformista è anche un autoritratto implicito del suo autore. Figura appartata e non convenzionale nel panorama critico italiano, Francesco Cataldo Verrina prosegue qui il suo percorso di intellettuale militante, lontano da ogni conformismo e da ogni compiacimento accademico. Il suo sguardo – nutrito da antropologia, sociologia e passione jazzistica – non cerca la sintesi rassicurante, ma lo squilibrio fecondo. E lo fa con uno stile affilato, ironico, mai reverente.

Il ritratto di Corea si trasforma così in un manifesto poetico: la musica come spazio di resistenza, luogo inquieto, mai pacificato.
Chi si aspetta una guida ordinata e rassicurante potrebbe restarne spiazzato. Ma chi ama davvero la musica troverà in questo saggio una bussola preziosa, fatta non di coordinate fisse, ma di traiettorie aperte.
Perché – come Corea stesso ha dimostrato lungo tutta la sua carriera – l’anticonformismo non è una posa, ma un destino.

Il libro, pubblicato da Kriterius Edzioni,  sarà presentato lunedì 14 luglio alle ore 18:00 all'Egea Store di Perugia, in Via Ritorta 5/7; una buona occasione anche per visitare il negozio, con ampia scelta di vinili e cd. Nei prossimi giorni presso il negozio perugino incontri con Francesco Rondolini ed il suo libro su Umbria Jazz e con Gabriele Mirabassi per il suo nuovo album.







 
 

Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro

 Bernardo Lanzetti - Inseguendo il Maestro   (Nar Internazional distr. Warner - 2026)   Ci sono artisti che, raggiunta una certa età anagraf...