sabato 27 dicembre 2025

Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

 Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino


Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

(Itinera - 2025)

A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele, la sua musica continua a rivelare nuovi livelli di lettura e di profondità. Gonzalo Plays Pino nasce proprio da questa inesauribile capacità di rigenerazione, all’interno di un progetto fortemente voluto da Onofrio Piccolo per Itinera e presentato al Pomigliano Jazz Festival 2025: una session speciale, di quelle che hanno senso solo quando esistono le condizioni artistiche ed umane per realizzarle.
Non un semplice tributo, né una forzata rilettura in chiave jazz-latin. Pino Daniele aveva già tracciato, nel corso della sua carriera, solchi profondissimi verso il mondo afroamericano e afro-cubano; questo lavoro si limita – per così dire – a percorrerli con rispetto, intelligenza e grande consapevolezza musicale. L’incontro con Gonzalo Rubalcaba, uno dei pianisti più importanti del jazz contemporaneo, appare quindi naturale, quasi inevitabile. Rubalcaba porta nel progetto la sua visione, il suo rigore tecnico e la sua sensibilità cubana, senza mai snaturare lo spirito originario dei brani. Accanto a lui, una formazione che rappresenta il meglio del jazz napoletano: Daniele Sepe al sax, musicista capace come pochi di attraversare generi e culture mantenendo una voce personalissima; Aldo Vigorito e Claudio Romano, una sezione ritmica di livello assoluto; Giovanni Imparato alle percussioni, autentico ponte tra Napoli e Cuba; Giovanni Francesca alla chitarra, cresciuto artisticamente nel solco della lezione danieliana; e Maria Pia De Vito, voce tra le più autorevoli nel coniugare jazz e napoletanità senza compromessi, che rilegge Gesù Gesù, Pace e serenità, Maggio se ne va e Quando.
Il disco scorre con naturalezza, mettendo in luce il lirismo, la poesia ma anche la tensione ritmica e l’impegno civile che hanno sempre caratterizzato l’opera di Pino. In questo contesto, l’assolo di Daniele Sepe in Chi tene ’o mare assume oggi il valore di un omaggio ulteriore, carico di emozione, alla memoria di James Senese, da poco scomparso. Gonzalo Plays Pino è un lavoro elegante, sentito, mai celebrativo in modo sterile. Un disco che riesce a parlare agli appassionati di jazz e a chi continua a considerare Pino Daniele una fonte inesauribile di ispirazione musicale e culturale. 

 Ascolta Gonzaplo plays Pino su Spotify 

Tracklist: Cumbà; Sicily; Tutta n’ata storia; Gesù Gesù; Pace e serenità;  Toledo; Napule è; Chi tene ‘o mare; Maggio se ne va; Lazzari felici; Quando 


 

martedì 23 dicembre 2025

Franco D'Andrea Trio with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto - Live

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

(Parco della Musica - 2025)

Il primo album dal vivo in un jazz club di Franco D’Andrea arriva dopo una carriera lunghissima ed imprescindibile per la storia del jazz italiano ed europeo.  

Live è un doppio CD registrato il 21 dicembre dello scorso anno al Torrione Jazz Club di Ferrara e pubblicato pochi giorni fa da Parco della Musica RecordsÈ lo stesso D’Andrea a raccontarne il senso profondo: il sogno, coltivato fin dagli anni della formazione, di fissare su disco quell’atmosfera unica che solo un jazz club può restituire. I riferimenti sono chiari e dichiarati — Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot e Thelonious Monk — e non come modelli da imitare, ma come ideali di intensità e verità musicale. Il trio è quello ormai consolidato con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, già protagonista nel 2024 del disco in studio Something bluesy and more

Ma qui la musica cambia prospettiva. Il repertorio, sperimentato ed ampliato in una serie di concerti, si apre definitivamente alla dimensione del rischio, dell’improvvisazione e della risposta immediata del pubblico.  

Il concerto non era stato pensato per essere registrato. Solo a fine serata il direttore artistico del Torrione, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set e riascoltando il materiale, insieme a Roberto Catucci, è scaturita la decisione di pubblicarlo, colpiti dall’intensità e dalla qualità dell’esecuzione.  

Il primo disco affonda le radici nel blues e nel jazz delle origini: St. Louis blues, Livery stable bues e Sweet Georgia brown diventano terreno di gioco per un trio che rilegge la tradizione con libertà ritmica e invenzione continua mentre Caravan, Lush life ed Epistrophy completano un set che alterna ironia, tensione e lirismo.  

Il secondo cd amplia ulteriormente il panorama: standards, brani iconici e riletture sorprendenti (A love supreme e Norwegian wood), fino all’unico originale, Nine bars, firmato collettivamente dal trio. Qui emerge con chiarezza l’interplay tra i musicisti, costantemente in equilibrio tra struttura ed apertura totale. La forza di Live sta soprattutto nella resa sonora: una dimensione intima, diretta, priva di artifici, che restituisce la fisicità del concerto e il dialogo continuo tra palco e sala. Il mix di Massimo Aluzzi ed il mastering di Massimiliano Cervini, supervisionati da Roberto Catucci, preservano dinamica e naturalezza. 

Live è la fotografia matura di una poetica: un jazz libero, comunicativo, profondamente bluesy, che trova nella dimensione del club la sua forma più autentica.

Ascolta Live su Spotify

TracklistCD 1: St. Louis blues; Caravan; Livery stable blues; Sweet Georgia Brown; Lush life; I’ve found a new baby; Epistrophy / CD 2: Nine bars; Doodlin’; Take the “A” train; Summertime; A love supreme; Soft winds; Autumn leaves; Norwegian wood; Tenderly




 

 


 

domenica 21 dicembre 2025

Arianuova - Volevo andare altrove

 Arianuova - Volevo andare altrove

  Arianuova - Volevo andare altrove

(LIzard Records - 2025)

Il debutto degli Arianuova Volevo andare altrove nasce da un’urgenza antica: il bisogno di varcare una soglia, di cercare un altrove che non ha coordinate precise ma abita da sempre l’immaginario umano. È un sentimento che scorre tra le pieghe del concept album firmato da Daniele Olia e dalla formazione che lo affianca in quest'avventura: Luca Bonomi alla batteria, Massimo Zanon alla voce e Michele Spinoni alla chitarra. Un progetto che prende forma come sintesi di esperienze diverse, ma convergenti verso una scrittura sonora che fa del mutamento la propria cifra stilistica. L’idea guida dell’album, dichiarata nella frase che campeggia sul retro del CD: «Da sempre abbiamo bisogno di andare altrove, ma non sappiamo esattamente dove», colloca l’ascoltatore in un territorio sospeso tra aspirazione e smarrimento. I desideri primordiali dell’essere umano diventano materia narrativa: la ricerca di equilibrio, di fortuna, di armonia, la protezione degli affetti, il tentativo di fermare il tempo o di raggiungere una dimensione migliore. Ogni brano funge da tappa di un viaggio interiore, affrontato non in chiave filosofica, ma attraverso un linguaggio musicale che miscela tensione, lirismo e visionarietà. Olia struttura l’album come un organismo in evoluzione, dove strumenti classici convivono assieme ad una componente elettronica ed al rock che imprimendo dinamismo e profondità. Organo, archi, pianoforte e chitarre acustiche dialogano con effetti vocali, distorsioni, sintetizzatori e textures cangianti. Il risultato è un equilibrio stratificato che richiama: il prog anni dei seventies di impronta narrativa abbinandolo al rock melodico con inflessioni new wave, ad atmosfere sospese e psichedeliche vicine al mondo pinkfloydiano e ad ampie sezioni strumentali che dilatano il respiro dell’opera. Il canto di Massimo Zanon è una guida emotiva all’interno del percorso. Si muove con misura, lasciando spazio alla strumentazione, ma interviene come punto di fuoco narrativo, alternando passaggi intimi a aperture più strutturate. Le chitarre di Spinoni definiscono un contrappunto espressivo, ora lirico, ora più abrasivo. Bonomi orienta il flusso ritmico con un approccio funzionale alla drammaturgia del concept: mai invasivo, sempre finalizzato allo sviluppo della scena sonora. La pubblicazione in CD è accompagnata da un libretto che non svolge esclusivamente un ruolo illustrativo tradizionale. Testi, immagini e didascalie costruiscono un racconto parallelo, un apparato iconografico che rafforza il senso di viaggio e la dimensione visionaria dell’album. A questo si aggiunge la produzione dei videoclip, pensati come ulteriori tasselli di un discorso estetico coerente: non semplici supporti promozionali, ma un’estensione visiva del concetto di altrove. Volevo andare altrove si impone come un debutto consapevole, capace di coniugare immaginazione e struttura. La miscela di prog, rock melodico ed elettronica non è esercizio stilistico, ma un linguaggio funzionale al tema portante del disco. Gli Arianuova consegnano un’opera che chiede ascolto attento, una proposta che arricchisce il catalogo Lizard Records con un lavoro di identità forte, capace di inserirsi nel solco della tradizione del concept album italiano senza rinunciare ad un proprio passo, personale e contemporaneo.

Ascolta Volevo andare altrove su Spotify 

Tracklist:  Rota fortunae; La strada buona; Rainbow bridge; Downfall; La quiete dopo la tempesta; La commedia è finita; L'orologio che andava indietro; Fortunae rota volvitur

 

 

giovedì 18 dicembre 2025

Nino Buonocore - M.I.S.LA.

Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

 Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

(Incipit Records - 2025)

Con “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, pubblicato nel mese di novembre per Incipit Records e distribuito da Egea Music, Nino Buonocore torna alla scrittura dopo un lungo periodo, consegnando un album che rappresenta una nuova tappa di maturità nel suo percorso artistico. Anni trascorsi nell’elaborazione lenta e necessaria di un pensiero musicale che, nel frattempo, ha consolidato un dialogo sempre più fitto con il jazz e con la dimensione del suono suonato. Una ricerca che aveva già trovato forma nell'ottimo in “In Jazz” del 2021, e che oggi si espande in un lavoro profondamente coerente, caldo, essenziale. 
Il disco nasce dall’idea di riportare l’essere umano al centro dell’esperienza musicale e, più in generale, dell’esperienza emotiva. Buonocore sceglie di sottrarre sguardo e sensibilità alla rassegnazione, alla passività, all’individualismo che permea la contemporaneità. Il suo è un invito alla reazione, alla cura del sé, all’autodeterminazione, con l’amore inteso come spazio da preservare e come lente attraverso cui tornare a leggere il reale. Dieci sono le tracce inedite, scritte insieme allo storico collaboratore Michele De Vitis, che compongono un mosaico di sfumature emotive che uniscono malinconie leggere, aperture liriche e un’eleganza melodica che appartiene da sempre alla cifra del cantautore napoletano. 

Tra queste il brano d’apertura, 
Lasciati andare” è forse uno dei momenti più introspettivi dell’album, un bilancio sospeso tra ciò che resta e ciò che si è consumato nel tempo, con l’invito a recuperare la spontaneità delle origini. Vittime” osserva la fine di una relazione svuotata, riconoscendo la responsabilità condivisa che accompagna la perdita della bellezza iniziale. In “Nessuno” si manifesta la delicatezza narrativa che da sempre contraddistingue Buonocore: la storia di una relazione omosessuale è trattata con naturalezza, pudore e profondità, rivelando un sentimento universale che supera convenzioni e pregiudizi. “Logica biologica” scardina invece l’antico retaggio che ha confinato la donna in ruoli prestabiliti, aprendo a un’idea di libertà emotiva che smentisce ogni interpretazione rigidamente deterministica. La title track “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, definisce con chiarezza l’orizzonte tematico dell’intero progetto: un mondo trascinato alla deriva, un flusso che disorienta e impoverisce la comunicazione umana, la necessità di recuperare autenticità e rispetto. È un manifesto più che un titolo, una dichiarazione di intenti che orienta l’ascolto. Il filo della memoria attraversa “Pane, sale & olio”, tra rimpianti e nostalgie, tra il ragazzo che eravamo e l’uomo che siamo diventati. 
Sul piano sonoro, il disco si distingue per la centralità degli strumenti acustici e per un approccio quasi artigianale alla registrazione. L’intenzione è di lasciare vivere il suono nel momento dell’esecuzione, riducendo la post-produzione e rifiutando omologazioni stilistiche. È una scelta controcorrente e per questo preziosa, che restituisce un lavoro mai replicabile, vibrante, fondato sul dialogo tra musicisti d’esperienza: Antonio Fresa al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso e al basso elettrico, Amedeo Ariano alla batteria, Max Ionata al sax, Flavio Boltro alla tromba. E con loro, Nico di Battista, Vittorio Riva, Bruno Marcozzi, Alessandro Tedesco, Giuseppe Plaitano, Pericle Odierna, oltre ai cori di Ileana Mottola, Rossella Carrieri e dello stesso De Luise. 

La tracklist, che comprende anche la bonus track “Meglio così” (già presnte nel precedente lavoro ma live), in versione studio, disegna un percorso compatto e consapevole, dove ogni elemento concorre a costruire un’identità sonora precisa e riconoscibile, ma mai chiusa. È l’ennesima prova della coerenza di Buonocore, della sua continua ricerca, della sua volontà di non cedere alla tentazione di replicare formule vincenti. Una scelta che ha guidato tutta la sua carriera, dalla sensibilità di “Scrivimi” alle scene femminili di “Rosanna” e “Boulevard”. 

Con “M.I.S.L.A.” Buonocore consegna un’opera che parla al presente senza urlare, che ascolta prima di raccontare, che si affida al tempo lento della musica per arrivare in profondità. Un disco elegante, intimo: capace di ricordare, in un panorama spesso saturato, che la cura del suono e la verità dei sentimenti possono ancora tracciare una direzione.

Ascolta M.I.S.L.A. su Spotify

Tracklist: Lasciati andare; Vittime; Nessuno; Logica biologica; L'amore è nudo; Florinda; M.I.S.L.A (mettiamo in salvo l'amore); Tutto in te; Pane, sle & olio; Sembra facile; Meglio così (bonus track / studio version)  




lunedì 15 dicembre 2025

Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

 Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

  Raraovis - Ne sveleremo l'essenza

(Lizard - 2025)

C’è un ambizioso equilibrio, fragile e prezioso, nel disco d’esordio dei RaraOvis — il progetto da studio del compositore italo-australiano Leonardo Pegoraro. Ne sveleremo l’essenza non è solo un album, ma un vero itinerario sonoro e filosofico: un concept che affronta l’Eros come percorso dialettico, capace di mutare, ferirsi, espandersi ed infine rivelare la propria natura più luminosa. 
Nato nel 2021 e cresciuto sotto la cura produttiva di Matteo Ricci e la direzione artistica di Fabio Zuffanti, il lavoro dichiara fin da subito la sua vocazione: un rock progressivo colto, contaminato, intriso di ricerca timbrica e narrativa. È Zuffanti stesso a orientare la struttura generale, spingendo verso una grande suite conclusiva che raccoglie e sublima i temi disseminati lungo le prime quattro tappe. Il disco si apre con suggestioni “orientaleggianti”, rese ancor più insolite da un elemento sorprendente: un assolo di campane tibetane, probabilmente un unicum nella storia recente del prog. Da qui prende avvio un percorso che mette in scena le metamorfosi del sentimento amoroso, dalla fragilità dei Primi passi al fuoco di un’infatuazione non ricambiata (Sento calore), dalla rivelazione della passione eterna (Luci a mandorla) al dubbio della sua caducità (I contorni dell’alba). Il viaggio culmina nel brano eponimo, Ne sveleremo l’essenza, dove l’Eros si trasfigura in ricerca di conoscenza, facendo eco al pensiero platonico-socratico: il desiderio come mancanza che muove verso l’alto. 

Il merito dell’efficacia narrativa risiede anche negli arrangiamenti di Pegoraro, ricchi di tastiere stratificate, controtempi mai ostentati e soluzioni sinfoniche che dialogano con delicatezza con elementi di sperimentazione, minimalismo e rock. 
La presenza di dodici musicisti rende l’album un vero affresco corale. Le voci – l’eleganza inconfondibile di Fabio Cinti, raffinato interprete battiatesco, e la limpida intensità di Irene Manca – costruiscono un dialogo continuo, sovrapponendosi o alternandosi come personaggi interiori dello stesso viaggio emotivo. Le tessiture strumentali sono impreziosite dal pianoforte lirico e narrativo di Luca Scherani e dalla batteria creativa, quasi conversazionale, di Andrea Orlando. Costante e fondamentale il basso di Giulio Gaietto, capace di passare dalla delicatezza al vigore. Ricci, oltre a firmare parte delle chitarre e l’intero impianto sonoro (soundscaping, registrazioni, missaggio), porta nel progetto una cura maniacale per il dettaglio. 
Completano l’ensemble gli interventi di Massimo Montarese e Marco Topini alle chitarre, classiche o elettriche a seconda delle atmosfere; le corde dolci e narrative di Osvaldo Loi; il flauto traverso di Mauro Serpe che apre l’album come un soffio primordiale; e, nella suite finale, il piccolo ma incisivo ensemble di fiati diretto da Jacopo Gabutto, quasi a chiudere simbolicamente un cerchio iniziatico. Ne sveleremo l’essenza è un lavoro che si inserisce nella grande tradizione del prog italiano romantico; l’album non teme la complessità, né rinuncia alla melodia: preferisce piuttosto unire i due poli, con momenti di sospensione, improvvisi guizzi stilistici, aperture sinfoniche, scorci orientali e tocchi narrativi che ricordano il cinema più evocativo.
Il risultato è un disco elegante che cattura l’attenzione dell’ascoltatore con le sue curve improvvise ed i suoi paesaggi sonori avvolgenti. 
Un debutto destinato a lasciare traccia; non solo per la qualità della scrittura, ma per la capacità di trasformare un tema antico come l’amore in un’esperienza musicale strutturata, moderna e profondamente sentita.

Ascolta Ne sveleremo l'essenza su Spotify

Tracklist: Primi passi; Sento calore; Luci a mandorla; I contorni dell'alba; Ne sveleremo l'eesenza

 

 





 

 

venerdì 12 dicembre 2025

Giuseppe D'Angelo - Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

 Giuseppe D'Angelo 

Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

Giuseppe D'Angelo 

Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter

(Dodicilune - 2025)

Con Mysterious Traveller: The Music of Wayne Shorter, pubblicato l’8 ottobre 2025 per Dodicilune, il compositore e pianista torinese Giuseppe D’Angelo firma un omaggio colto, rispettoso ed insieme personale a una delle figure più luminose della storia del jazz moderno. Wayne Shorter – scomparso nel 2023, mentre D’Angelo era già immerso nella lavorazione di questo progetto – rappresenta infatti un faro per intere generazioni di musicisti: un esploratore del suono che ha attraversato oltre sei decenni di trasformazioni, dai Jazz Messengers all’epoca d’oro con Miles Davis, fino alle avanguardie elettriche dei Weather Report ed alle pagine orchestrali più tarde e spirituali. Il disco nasce come punto di incontro tra due mondi sonori: il trio jazz di Stefano Risso (contrabbasso), Nicola Meloni (piano) e Mattia Barbieri (batteria), ed il Quartetto Eridano, formazione classica con Sofia Gimelli e Rebecca Scuderi ai violini, Carlo Bonicelli alla viola e Chiara Piazza al violoncello. D’Angelo dirige, arrangia e si pone come “ponte” fra queste due dimensioni, orchestrando una musica che conserva l’impianto armonico originale dei brani di Shorter, ma rilegge forma e timbro attraverso la sua sensibilità compositiva. Ne nasce un lavoro in cui la scrittura cameristica, la tradizione jazzistica e l’eredità modale del maestro americano convivono in un equilibrio prezioso. Pur evitando strappi o forzature, D’Angelo non si limita alla celebrazione museale: la sua mano si coglie nei passaggi formali, nei dialoghi tra trio e quartetto, nei momenti in cui l’atmosfera shortheriana si apre a spazi di nuova immaginazione.
Il risultato è una musica che rimane fedele allo spirito dell’originale – quel misto di lirismo astratto, tensione armonica e profondità interiore tipico del periodo ’60-’70 – ma che respira libertà e contemporaneità. Il trio jazz porta fluidità, respiro improvvisativo, pulsazione moderna; il quartetto d’archi aggiunge profondità timbrica, delicate trasparenze o improvvise densità emotive. D’Angelo modella questi materiali con una scrittura che sa essere rigorosa ma mai accademica, valorizzando la voce di ogni musicista e creando momenti di vera sintesi tra improvvisazione e musica da camera. C’è una cura artigianale nel modo in cui i piani sonori si sovrappongono, nel modo in cui l’armonia lascia emergere la melodia shortheriana senza soffocarla, nelle aperture orchestrali che fanno respirare la forma. 
Mysterious Traveller (omonimo titolo del quinto album dei Weather Report),  non è un semplice tributo, ma un’opera che rinnova il senso dell’ascolto della musica di Wayne Shorter: un viaggio che attraversa la sua eredità armonica e poetica rivelandone la forza, l’attualità e la continua capacità di generare nuove forme.
Un lavoro colto, equilibrato, profondamente musicale: una lettura rispettosa ma creativa, che celebra Shorter senza imitarlo e allo stesso tempo conferma D’Angelo come una delle voci più sensibili nel panorama italiano tra jazz e composizione contemporanea.

Ascolta  Mysterious traveller: The music of Wayne Shorter su Spotify

Tracklist: Mysterious Traveller; Adam’s Apple; Pinocchio; Infant eyes; Schizophrenia – Go; The wildflower; The soothsayer – Footprints; The three Marias; Fall

 

mercoledì 10 dicembre 2025

Tale Cue - Eclipse of the midnight sun

 Tale Cue - Eclipse of the midnight sun


 Tale Cue - Eclipse of the midnight sun

(Freia - 2025)

Certe luci non si spengono mai: restano nascoste, attendono soltanto il momento giusto per riemergere. Così, dopo oltre trent’anni di silenzio, i Tale Cue tornano con Eclipse of the midnight sun, un lavoro che non è soltanto un nuovo inizio, ma la naturale prosecuzione di una storia rimasta sospesa dal 1992, dopo la pubblicazione del primo album Voices beyond my curtain
La band – formatasi nel lontano 1988, torna in pista con Laura Basla (voce), Silvio Masanotti (chitarre e basso), Giovanni Porpora (tastiere) ed Alessio Cobau (batteria) – riannodando i fili di un discorso interrotto, riprendendo il linguaggio del prog-rock più melodico e teatrale, filtrato però attraverso le esperienze e le sensibilità maturate negli anni. 

Sin dalle prime note di Voices from the past, breve ma evocativa introduzione, il disco dichiara la propria natura: un ponte tra memoria e rinascita. The Rage and the Innocence apre il viaggio vero e proprio con una tensione crescente, fatta di contrasti dinamici e una linea vocale intensa, seguita dal più articolato For gold and stones, dove il gruppo alterna momenti lirici e sezioni strumentali di grande fluidità. 

Con Suntears arriva una parentesi più intima, quasi una ballata in chiaroscuro, mentre Gordon Sinclair rimanda a un immaginario d’avventura, sostenuto da un groove deciso e una scrittura brillante. Tides e The cue esplorano i cicli interiori e la capacità della musica di contenere il caos, fino alla malinconia elegante di Lady M, forse il vertice emotivo dell’album. 

La chiusura è affidata a We will be back once more, dichiarazione di intenti e di orgoglio, ed infine Vertigo, suite di oltre dieci minuti che racchiude l’essenza dei Tale Cue di oggi – maturi, consapevoli ed ancora capaci di sorprendere. 

Prodotto con cura dalla label Freia Music, Eclipse of the midnight sun è un’opera che parla di ritorni, di memorie che si fanno musica e di un’eclissi finalmente dissolta. Un disco per chi crede che il tempo non cancelli le passioni autentiche, ma le trasformi in nuova luce.

Ascolta Eclipse of the midnight sun su Spotify

TracklistVoices from the past; The rage and the innocence; For gold and stones; Suntears; Gordon Sinclair; Tides; The cue; Lady M; We will be back once more; Vertigo

 

  

venerdì 5 dicembre 2025

Sergio Cammariere - La pioggia che non cade mai

 Sergio Cammariere - La pioggia che non cade mai


 Sergio Cammariere - La pioggia che non cade mai

(Parco della Musica Records - 2025)

A circa tre anni da Una sola giornata Sergio Cammariere torna con La pioggia che non cade mai, un disco che conferma la sua centralità nel cantautorato italiano più raffinato. Prodotto da Jando Music, Grandeangelo, Aldo Mercurio e Parco della Musica Records, l’album si presenta come un viaggio narrativo in tredici capitoli, una raccolta di stati d’animo più che di semplici canzoni, sospesa tra malinconia, ricerca interiore ed una rara cura artigianale del suono. Cammariere non abbandona la sua cifra stilistica, anzi l'approfondisce: la voce calda ed il pianoforte restano il cuore pulsante, mentre si rinnova la sintonia con i testi di Roberto Kunstler. Le ritmiche di Alfredo Golino ed Amedeo Ariano, insieme ai contrabbassi di Ares Tavolazzi, Luca Bulgarelli ed Alfredo Paixão, costruiscono un fondale sonoro ricco, dinamico, attraversato dagli archi di Giovanna Famulari, dal sax di Daniele Tittarelli e dalle chitarre di Christian Mascetta: un ensemble misurato, che veste il disco con eleganza. L’album si apre con L’amore è tutto, dichiarazione che riporta Cammariere alla grande tradizione della ballata romantica, dove la semplicità emotiva diventa forza narrativa.
La title track La pioggia che non cade mai cambia prospettiva: una visione quasi cinematografica che porta la riflessione sul piano ambientale, cercando un nuovo rapporto tra uomo e natura. Con La voce del cuore il disco assume una tonalità più intima e rarefatta: struttura modale, minimalismo, un equilibrio sottile tra cuore e mente che sfiora sentieri prog contemporanei.
Come una danza mescola sogno e introspezione su un insolito tappeto reggae-pop, mentre Una lunga attesa scava nel terreno fragile dell’assenza e del rimpianto con una delicatezza che è marchio di fabbrica dell’artista.                                                                                                        Il fiume scende giù è tra i vertici simbolici dell’album: voce, pianoforte, archi e ritmo mediterraneo evocano un flusso esistenziale che scende e risale, come la vita stessa.
Segue Certe storie ritornano, ballad classica nel respiro ma intensa nei dettagli emotivi, e Cosa sarà mai di me, dal sapore andaluso, dove memoria e fine dell’amore si intrecciano con una naturalezza malinconica. Con Come un sogno il tempo sembra fermarsi: il bolero, il piano e la voce disegnano una canzone quasi senza epoca.
Qualcosa che ho lasciato dietro me porta invece l’album verso un registro più pop ed immediato, mentre Un segreto d’amore apre uno spiraglio luminoso, una lettera aperta dal tono moderno e solare. Negli ultimi due brani il disco si fa ancora più sospeso: L’incerta realtà oscilla tra fragilità e speranza, tra ciò che muta e ciò che resta, fino a Davanti all’infinito, chiusura lirica e rarefatta, quasi un sussurro musicale che si dissolve oltre il tempo. La pioggia che non cade mai è un album di introspezione elegante, capace di mescolare jazz, cantautorato e suggestioni cinematografiche con una coerenza rara. Non cerca l’effetto immediato, ma lavora per sottrazione, puntando all’essenziale: il suono, la parola, l’emozione.

Ascolta La pioggia che non cade mai su Spotify 

Tracklist: L’amore è tutto; La pioggia che non cade mai; La voce del cuore; Come una danza; Una lunga attesa; Il fiume scende giù; Certe storie ritornano; Cosa sarà mai di me; Come un sogno; Qualcosa che ho lasciato dietro me; Un segreto d’amore; L’incerta realtà; Davanti all’infinito

 

giovedì 27 novembre 2025

Lorenzo Cellupica Quartet - This is odd

 Lorenzo Cellupica Quartet - This is odd


 Lorenzo Cellupica Quartet - This is odd

(Ma.ra.cash Records - 2025)

Con questo lavoro Lorenzo Cellupica – pianista, compositore e mente poliedrica già noto per i progetti Möbius Strip e In a Haunted House – guida un quartetto che affronta il jazz con la libertà dei linguaggi contemporanei, contaminando la struttura con la sorpresa, la logica con l’imprevisto. L’intento dichiarato è quello di sperimentare nuovi percorsi compositivi ed improvvisativi, ed il risultato è un mosaico raffinato dove la melodia resta accessibile, ma mai prevedibile.
Le architetture ritmiche spezzate, gli incastri armonici e le deviazioni improvvise riflettono quel “dispari” evocato dal titolo: un equilibrio costruito sull’irregolarità, una bellezza che nasce dall’asimmetria.
Il pianoforte di Cellupica alterna lirismo e densità percussiva, costruendo ambienti che ricordano le architetture di Esbjörn Svensson o il modernismo di Brad Mehldau.
Il sax di Damiano Drogheo è il contrappunto emotivo: ora fluido e meditativo, ora tagliente e dissonante, sempre pronto a insinuarsi negli spazi aperti dal piano.
Il basso elettrico di Gianfranco De Lisi non si limita a sostenere: disegna geometrie ritmiche elastiche, interagendo con la batteria di Massimo Ceci, precisa e nervosa, ma mai invasiva.
Ne nasce un interplay continuo, una conversazione dinamica in cui l’improvvisazione non è decorazione ma costruzione.
This Is Odd” si muove elegantemente tra jazz, rock, prog e frammenti di musica classica.
La formazione (
Lorenzo Cellupica, piano e composizioni; Damiano Drogheo, sax tenore ed alto; Gianfranco De Lisi, basso elettrico e Massimo Ceci, batteria), dimostra una scrittura matura e consapevole: brani strutturati ma aperti, arrangiamenti che si sviluppano organicamente, senza mai sacrificare la tensione espressiva. La band, vista lo scorso anno live, si muove con disinvoltura; ogni episodio ha una propria identità timbrica, ma il filo conduttore resta la ricerca della forma nella libertà – principio che accompagna Cellupica fin dagli esordi e che qui trova piena realizzazione.
Il pianista conferma di essere uno dei musicisti più versatili della scena jazz e crossover italiana.
Formatosi tra classica, rock e progressive, ha saputo creare un linguaggio personale, riconoscibile e aperto al dialogo.
I riconoscimenti ottenuti (dal premio Non Solo Jazz di Alvito al Rotary Club Frosinone – Eccellenza della musica italiana) e le partecipazioni a festival e rassegne in Italia e negli Stati Uniti – fino al Progtoberfest di Chicago accanto ai Soft Machine – testimoniano la solidità di un percorso che unisce curiosità e rigore.
“This Is Odd” è un disco che non cede mai alla prevedibilità e non rinuncia al piacere della melodia.
È jazz nel senso più puro: un linguaggio in movimento, capace di accogliere, trasformare e sorprendere.
Il quartetto si trova a proprio agio tra struttura ed improvvisazione, tra disciplina ed istinto, dando vita ad un lavoro che suona internazionale nella forma, profondamente italiano nella sensibilità.
Un album che gioca con il tempo e la misura, ma soprattutto con la mente e il cuore.

Ascolta This is odd su Spotify 

Tracklist:  Music for four musicians; I can't paint; I wish to climb higher; This is odd; Mah; No strawberries; Whatever; On the tail of a rainbow

  

mercoledì 5 novembre 2025

Tedeschi Trucks Band ft. Leon Russell – Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN')

 Tedeschi Trucks Band ft. Leon Russell 

Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN')

Tedeschi Trucks Band ft. Leon Russell 

Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN')

(Fantasy Records - 2025)

Alcuni dischi non si limitano a suonare ma riaccendono un ricordo collettivo, fanno rivivere un’energia che pensavamo perduta. È il caso di Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN’), il nuovo live della Tedeschi Trucks Band che rende omaggio, a più di cinquant’anni di distanza, al leggendario tour di Joe Cocker e LeonRussell.

Registrato nel 2015 al LOCKN’ Festival in Virginia, e finalmente pubblicato (nel mese di settembre), da Fantasy Records, questo concerto è un’esplosione di musica e passione. Derek Trucks e SusanTedeschi, coppia nella vita e sul palco, guidano un ensemble di talenti per una celebrazione che travalica i confini del tributo. Qui non si “replica” nulla: si respira lo stesso spirito libero e collettivo che animava i Mad Dogs originali.

Sul palco, insieme ai due leader, compaiono alcuni nomi che hanno fatto la storia: Rita Coolidge, Claudia Lennear, Chris Stainton. E poi una sfilata di ospiti d’eccezione: Doyle Bramhall II, Chris Robinson dei Black Crowes, Dave Mason dei Traffic, Warren Haynes, Anders Osborne, Pamela Polland, John Bell. A chiudere il cerchio, nel mix originale del 2015, c’era Leon Russell stesso, il grande architetto del tour del ’70 — quasi a voler benedire l’operazione prima di andarsene.

Fin dalle prime note di “The Letter”, è chiaro che non si tratta di un semplice revival: la voce di Susan Tedeschi è una forza della natura, e la band si muove con l’energia di una comunità musicale che suona per pura gioia. Seguono momenti toccanti come “Darling Be Home Soon” (di John Sebastian, resa celebre da Cocker) e l’emozionante “Bird on the Wire”, con una Rita Coolidge in stato di grazia.

Tra i momenti da segnare in rosso: Warren Haynes infiamma la platea con “She Came in Through the Bathroom Window” dei Beatles, mentre Chris Robinson si prende la scena in “Sticks and Stones” e duetta con Susan Tedeschi in una strepitosa “Space Captain”. Quando arrivano “Feelin’ Alright”, “With a Little Help from My Friends” e “The Weight”, è pura catarsi collettiva: il pubblico, la band, gli ospiti — tutti uniti in un abbraccio sonoro che sa di gratitudine e libertà.

Mad Dogs & Englishmen Revisited è più di un disco live: è un atto d’amore verso la musica che unisce, un ponte tra generazioni e un promemoria del potere che ha la condivisione sul palco. Derek Trucks e Susan Tedeschi non si limitano a guardare indietro — portano avanti una tradizione di onestà musicale, con il cuore sempre acceso.

Un album da ascoltare a volume alto, preferibilmente con gli amici, ricordando che la vera magia del rock è fatta di comunità e passione.

Ascolta Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN') su Spotify

TracklistThe Letter (ft. Susan Tedeschi); Darling Be Home Soon (ft. Susan Tedeschi & Doyle Bramhall II); Dixie Lullaby (ft. Doyle Bramhall II); Sticks and Stones (ft. Chris Robinson); Girl From the North Country (ft. Claudia Lennear); Let's Go Get Stoned (ft. Susan Tedeschi); Feelin' Alright (ft. Dave Mason & Anders Osborne); She Came in Through the Bathroom Window (ft. Warren Haynes & Anders Osborne); Bird On The Wire (ft. Rita Coolidge & Doyle Bramhall II); The Weight (ft. Rita Coolidge, Pamela Polland, Susan Tedeschi, Claudia Lennear & Doyle Bramhall II); Delta Lady (ft. John Bell); Space Captain (ft. Susan Tedeschi & Chris Robinson); With A Little Help From My Friends (ft. Chris Robinson, Susan Tedeschi, Dave Mason & Doyle Bramhall II); The Ballad of Mad Dogs and Englishmen 

 

ENGLISH 

Some records don't just play music, they rekindle a collective memory, reviving an energy we thought was lost. This is the case with Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN'),the new live album by the Tedeschi Trucks Band, which pays tribute, more than fifty years later,to the legendary Joe Cocker and Leon Russell tour.

Recorded in 2015 at the LOCKN' Festival in Virginia, and finally released (in September) by Fantasy Records, this concert is an explosion of music and passion. Derek Trucks and Susan Tedeschi, a couple in life and on stage, lead a talented ensemble for a celebration that transcends the confines of a tribute. Nothing is "replicated" here: the same free and collective spirit that animated the original Mad Dogs reigns supreme.

On stage, alongside the two leaders, are some of the most iconic names in history: Rita Coolidge, Claudia Lennear, and Chris Stainton. And then a parade of exceptional guests: Doyle Bramhall II, Chris Robinson of the Black Crowes, Dave Mason of Traffic, Warren Haynes, Anders Osborne, Pamela Polland, and John Bell. Closing the circle, in the original 2015 mix, was Leon Russell himself, the great architect of the 1970 tour—almost as if blessing the operation before his passing.

From the first notes of "The Letter," it's clear this isn't just a revival: Susan Tedeschi's voice is a force of nature, and the band moves with the energy of a musical community playing for pure joy. Touching moments follow, like "Darling Be Home Soon" (by John Sebastian, made famous by Cocker) and the stirring "Bird on the Wire," featuring a Rita Coolidge in a state of grace.

Among the moments worth noting: Warren Haynes ignites the audience with The Beatles' "She Came in Through the Bathroom Window," while Chris Robinson takes center stage with "Sticks and Stones" and duets with Susan Tedeschi on the stunning "Space Captain." When "Feelin' Alright," "With a Little Help from My Friends," and "The Weight" arrive, it's pure collective catharsis: the audience, the band, the guests—all united in a sonic embrace that exudes gratitude and freedom.

Mad Dogs & Englishmen Revisited is more than a live album: it's an act of love for music that unites, a bridge between generations, and a reminder of the power of sharing on stage. Derek Trucks and Susan Tedeschi don't just look back—they carry on a tradition of musical honesty, their hearts always burning.

An album to listen to loudly, preferably with friends, reminding us that the true magic of rock is made of community and passion.

 Listen Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN') su Spotify

TracklistThe Letter (ft. Susan Tedeschi); Darling Be Home Soon (ft. Susan Tedeschi & Doyle Bramhall II); Dixie Lullaby (ft. Doyle Bramhall II); Sticks and Stones (ft. Chris Robinson); Girl From the North Country (ft. Claudia Lennear); Let's Go Get Stoned (ft. Susan Tedeschi); Feelin' Alright (ft. Dave Mason & Anders Osborne); She Came in Through the Bathroom Window (ft. Warren Haynes & Anders Osborne); Bird On The Wire (ft. Rita Coolidge & Doyle Bramhall II); The Weight (ft. Rita Coolidge, Pamela Polland, Susan Tedeschi, Claudia Lennear & Doyle Bramhall II); Delta Lady (ft. John Bell); Space Captain (ft. Susan Tedeschi & Chris Robinson); With A Little Help From My Friends (ft. Chris Robinson, Susan Tedeschi, Dave Mason & Doyle Bramhall II); The Ballad of Mad Dogs and Englishmen 

 



 

 



 

 

 

mercoledì 29 ottobre 2025

Ellesmere - Mere, on stage!

 Ellesmere - Mere, on stage!

Ellesmere - Mere, on stage!

(AMS Records - 2025)

Mere, On Stage!, nuovo live del progetto Ellesmere guidato da Roberto Vitelli, è un ritratto in movimento, pulsante, dove il progressive torna ad essere terreno di libertà e di pura energia.

Registrato durante l’edizione 2024 del Prog & Frogs Festival e pubblicato da AMS Records, si tratta del secondo album dal vivo della band e segna un nuovo capitolo nella storia più che decennale del progetto. Dalle origini acustiche e folk del debutto Les Châteaux de la Loire fino alle architetture sinfoniche e modernamente rock di From Sea and Beyond e Wyrd, il progetto di Roberto Vitelli ha tracciato un percorso coerente ma in continua evoluzione, che in Mere, On Stage! prende corpo.

Sul palco, accanto al multistrumentista e mente del progetto – una formazione di assoluto rilievo: John Wilkinson alla voce, David Jackson (Van der Graaf Generator) al sax, Maurizio Guarini (Goblin) e Fabio Bonuglia alle tastiere, Giacomo Anselmi alla chitarra e Diego Bertocci alla batteria. Non semplici ospiti, ma una band vera, capace di fondere tecnica e intensità con un interplay quasi telepatico.

La prima parte dell'album, con Ridge fanfare e Northwards, è più vivace ed emergono influssi tipici delle sonorità dei seventies (Yes in primis); con  Tundra e Runaway l'atmosfera è più morbida ed il tocco lirico di Vitelli emerge con grazia e misura.

Ed ecco arrivare la parte forse più prelibata con Crystallized, una suite dalle molte anime – dove jazz, rock sinfonico e  hard rock si mescolano – con i fiati di Jackson che si inseriscono perfettamente. Ajar è in linea con la traccia precedente, mentre con Another world e Time, life again la melodia torna protagonista.

A chiudere il disco Broken barricades, omaggio ai Procol Harum registrato in studio: la prima cover della band, raffinata e dal sapore malinconico.

Mere, On Stage! è la fotografia di un gruppo in piena forma creativa, che suona con libertà e convinzione. Vitelli dirige ma non impone, costruisce un suono corale e dinamico, in cui ogni strumento trova spazio e respiro.


In un’epoca di produzioni perfette ed asettiche, un disco come questo riporta il prog alla sua essenza più umana: la tensione tra forma ed improvvisazione, tra rigore ed abbandono. Di questi tempi è una benedizione.

Ascolta Mere, on stage su Spotify

TracklistRidge fanfare; Northwards; Tundra; Runaway; Crystallized; Ajar; Another world;  Time, life again / Bonus studio track: Broken Barricades 


 

 
 

lunedì 27 ottobre 2025

Marco Leodori - Anima naif

 Marco Leodori - Anima naif


 Marco Leodori - Anima naif

(Autoproduzione - 2023)

Marco Leodori, romano, classe 1961, presenta un’opera (Anima naif), che profuma di sincerità e di passione autentica. Lontano dalle mode, vicino al cuore. In queste tredici tracce si intrecciano i fili di un percorso che parte dai giorni (la fine degli anni '70), della band Naif ed arriva fino a oggi, attraversando epoche, suoni e ricordi. Ogni brano sembra raccontare un frammento di vita, ogni melodia è un piccolo quadro impressionista, dipinto con colori caldi e nostalgici.

Le tastiere di Leodori guidano il viaggio come fari nella nebbia: ora delicate, ora maestose, sempre al servizio dell’emozione. Attorno a lui una costellazione di artisti straordinari – Alessandro Corvaglia, Mauro Montobbio, Filippo Marcheggiani, Andrea Amici, Stefano Vicarelli e molti altri – contribuisce a dare forma e respiro a un progetto che sa di casa, di amicizia e di condivisione.

Ci sono momenti sospesi come Empty blue skies o A winter day dream, dove il prog si fa sogno ed introspezione. C’è la malinconia luminosa di Lonesome man, la dolcezza tutta mediterranea di Guardando le stelle, e poi il volo leggero di Come un gabbiano, che sembra nascere da un ricordo d’estate.
Nei brani strumentali come Legends o Genesi si ritrova invece la sapienza di chi conosce il linguaggio del progressive e lo piega alla propria sensibilità, senza manierismi ma con profondo rispetto.

E poi c’è la voce limpida di Federica Leodori, figlia di Marco, che attraversa il disco come una brezza nuova: un simbolo perfetto di continuità e rinascita.

Anima Naif è da ascoltare lasciando che le sue onde ci avvolgano. È una lettera d’amore alla musica, al tempo ed alla propria storia. Un’opera che nasce da un’anima gentile e che conserva quella purezza un po’ ingenua – e per questo preziosa – di chi crede ancora nel potere delle note di cambiare il mondo, almeno per la durata di una canzone.

Il disco è il frutto di un cammino lungo una vita, fatto di silenzi, di note rimaste a vibrare nel cassetto e di quella fede ostinata che solo i veri amanti della musica sanno custodire.

 Ascolta Anima naif su Spotify

Tracklist: Empty blue skies; A winter day dream; Lonesome man; Legends; Guardando le stelle; Look at your heart; Come un gabbiano; Unity; La sorgente; In the king's name; Only one day; Genesi; Dream is over  

 

sabato 25 ottobre 2025

Sigmund Freud - Risveglio

 Sigmund Freud - Risveglio


 Sigmund Freud - Risveglio

(Black Widow Records - 2025)

Quando il tempo si ferma e riprende a sognare

A volte ci sono storie che sembrano finire e invece restano in sospeso, pronte a riprendere fiato dopo decenni. Quella dei Sigmund Freud ad esempio, formazione romana nata nel 1972, è una di queste. Band colta ed appassionata, tra le prime a dare forma a un rock progressivo italiano di respiro autentico, condivise palchi importanti come Villa Pamphili, Villa Ada e Conca D’Oro, in anni in cui la musica era ancora esperienza collettiva, fermento culturale, partecipazione civile.

Nonostante gli accordi con RCA ed EMI, la loro parabola si interruppe nel 1978, lasciando dietro di sé solo eco e memoria.
Oggi è grazie alla Black Widow Records che quella storia trova finalmente la sua voce. Risveglio è il titolo perfetto per un disco che suona come una finestra aperta su un tempo sospeso, un filo di luce che ricollega passato e presente. Sei brani (chi scrive grazie all'intercessione di Claudio Ciuffa ne ha ascoltato mesi fa una versione promo senza il sesto e corposo brano), di cui cinque reincisi dalla formazione attuale ed uno appunto — il lungo Freud 70’s medley — recuperato direttamente dalle session originali, restituiscono l’anima autentica di un gruppo che il destino aveva ingiustamente tenuto ai margini della storia.

La band che ha inciso l'album è la seguente: Claudio Ciuffa, chitarre, tastiere e flauto; Luca Allori, voce, chitarra acustica e tastiere; Evandro Gabiati, batteria e percussioni; Marco Cavaterra, basso elettrico ed acustico; Claudio Carbonetti, tastiere e voce; Dino Pacini, chitarre elettriche ed acustiche

Il suono è quello che ci si aspetta da una band che affonda le radici nel prog, e non potrebbe essere altrimenti: Hammond, Mellotron, Moog, flauto e chitarre liriche, strumenti che parlano la lingua di una stagione in cui la musica era arte, introspezione, desiderio di oltrepassare i confini.
Fiori di polvere bianca apre il disco come un manifesto: dodici minuti di variazioni, dialoghi strumentali, aperture melodiche ed improvvisi mutamenti d’umore. La tematica — la deriva della droga — è trattata con un tocco poetico, come sapeva fare solo quel decennio in cui il rock cercava la mente ed il cuore.
A seguire Giochi d’ombre, che intreccia voce narrante e sezioni strumentali; quindi Palla di neve, sospesa tra malinconia ed energia, e La quiete dopo la tempesta, suite di dieci minuti in cui emerge la coesione di una band che non ha dimenticato come si costruisce un racconto musicale.
Epilogo chiude il cerchio con tono riflessivo, quasi spirituale, mentre Freud 70’s medley — il documento sonoro del passato — regala sedici minuti di pura immersione in una stagione irripetibile: tastiere in primo piano, flauto a punteggiare gli spazi, chitarre che disegnano paesaggi visionari.

Ma se si pensasse che Risveglio sia un’operazione nostalgica si è fuori strada; è la prova che certi suoni, certe idee e certe visioni non invecchiano mai davvero: restano lì, in attesa che qualcuno torni a crederci.
I Sigmund Freud ci credono ancora, e questo li rende forse più moderni di tante band nate ieri.

Un disco da ascoltare a occhi chiusi, per addentrarsi ancora una volta nel battito di un’epoca che — forse — non è mai davvero finita.

Ascolta Risveglio su Spotify

Tracklist: Fiori di polvere bianca; Giochi d'ombre; Palla di neve; La quiete dopo la tempesta; Epilogo; Freud 70's medley 

 

 

 

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