martedì 20 gennaio 2026

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 (Sony Music - 2025)

Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti uscite, tra le quali è doveroso inserire il nuovo lavoro dei Cervello: Chaire + Live at Pomigliano d'Arco. Nella culture dell'antica Grecia Chaire era insieme saluto e congedo: un augurio di benessere, un invito a prendersi cura di sé. È una parola che racchiude un gesto umano semplice ed universale. I Cervello l’hanno scelta come titolo dell'album perché incarna il senso profondo di questo ritorno: una riflessione sulla memoria, sulla continuità e sull’eredità emotiva lasciata da una delle formazioni più luminose e fugaci del rock progressivo italiano. 
Nati a Napoli nei primi anni Settanta, seppero imporsi in una stagione in cui la scena prog italiana viveva una straordinaria fertilità creativa. Accanto ad Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, la band sviluppò un linguaggio inconfondibile, capace di intrecciare radici mediterranee, slanci sinfonici e una ricerca timbrica fuori dagli schemi. Il loro unico album in studio, Melos (1973), rimane ancora oggi una gemma assoluta: un’opera visionaria che rilegge il mito greco attraverso strutture ardite, atmosfere acustiche e una sensibilità quasi rituale. Un disco di culto, riscoperto e celebrato a livello internazionale nel corso dei decenni. 
Cinquant’anni dopo, Chaire rappresenta la continuazione possibile di quella storia interrotta. Il progetto nasce da brani composti tra il 1974 e il 1983, rimasti per lungo tempo sospesi, mai definitivamente completati. Oggi trovano forma in una produzione curata da Corrado Rustici, registrata nel corso degli ultimi quattro anni dai membri originali superstiti: lo stesso Rustici (chitarra, tastiere, voce), Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce), Giulio D’Ambrosio (flauto, sax, voce), insieme alla storica voce solista Gianluigi Di Franco e con il contributo di Roberto Porta alla batteria. 
La presenza di Di Franco, scomparso nel 2005, è uno degli elementi più emozionanti dell’opera. Grazie all’evoluzione delle tecniche di restauro audio, le sue interpretazioni, salvate da registrazioni su bobine e cassette d’epoca, tornano a risuonare con sorprendente vitalità. Chaire diventa così un dialogo tra epoche: non una semplice operazione nostalgica, ma un vero corpo sonoro in cui passato e presente si fondono, mantenendo intatta l’intenzione espressiva originaria. 
Sotto il profilo musicale il disco conserva l’impronta caratteristica dei Cervello: la centralità dei fiati, le architetture oblique della chitarra di Rustici, la ricerca melodica che si intreccia a geometrie più libere, quasi cameristiche. È un lavoro che non tenta di replicare Melos, ma ne raccoglie lo spirito: quell’inquietudine creativa che portava la band a sperimentare formati, tempi e soluzioni timbriche, sempre in equilibrio tra liricità mediterranea e tensione progressiva. 
Accanto all’album inedito, la pubblicazione include Live at Pomigliano d’Arco, una registrazione del 1973 che cattura i Cervello all’apice della loro energia giovanile. Il repertorio comprende brani dall’album di debutto ed un inedito strumentale, restituendo l’immagine di una band già allora proiettata oltre i confini consueti del prog italiano. È un documento prezioso, non solo per la sua rarità, ma perché rende evidente la continuità ideale con Chaire: una storia che aveva lasciato tracce sulla scena live prima ancora di completarsi in studio. 
Il progetto è stato completato da una nuova versione rimasterizzata di Melos, che permette di ascoltare il debutto dei Cervello con una definizione sonora in linea con gli standard contemporanei, senza tradire la natura materica e viscerale delle registrazioni originali. 
Con 
Chaire + Live at Pomigliano d'Arco la band non firma un ritorno nostalgico, ma una rinascita autentica, capace di rendere vivo un linguaggio musicale che ancora oggi esercita un fascino inalterato.

Ascolta Chaire su Youtube

Tracklist: CD 1 - Chaire: Hello; Templi Acherontei; La seduzione di ChiaroUlivo; Reina de roca; Movalaide; La danza dei guardiani; Chaire - Farewell / CD 2 - Live at Pomigliano d'Arco: Intro; Canto del capro; Scinsione; Euterpe; Melos; Progressivo remoto - instrumental


 

venerdì 16 gennaio 2026

Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

 Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

A poca distanza dalla pubblicazione de Il fascino dell’insolito (dedicato alla riproposizione in chiave moderna dei temi principali di alcuni tra gli sceneggiati televisivi del mistero degli anni settanta), e dall’esperienza parallela di Albus Diabolus, la cantautrice e polistrumentista Elisa Montaldo torna con un nuovo lavoro di inediti dal titolo eloquente: Looking back - moving forward

Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti e racchiude perfettamente il senso di questo nuovo capitolo discografico solista. Quattordici brani, oltre un’ora di musica, un’opera ampia e ambiziosa in cui Elisa fa (quasi) tutto da sola: voci, tastiere, pianoforti, sintetizzatori, strumenti acustici ed elettronici, suoni ed effetti. Il risultato non è un esercizio di stile, ma un flusso coerente e sorprendentemente omogeneo, nonostante la varietà di linguaggi attraversati: ambient, progressive, psichedelia, elettronica, folk non convenzionale, suggestioni da colonna sonora e visioni quasi new age, senza scivolare nel già sentito. 

Al suo fianco troviamo collaboratori di altio profilo: Mattias Olsson alla batteria e percussioni (presenza ormai stabile nel mondo sonoro della cantautrice), Giacomo Castellano alla chitarra elettrica (di recente con la PFM), Carmine Capasso (chitarre, theremin, santur e sitar), Carlo Guardamagna (basso e chitarra), Barbara Rubin (voce e viola, una collaboratrice storica) e Francesco Ciapica, la cui voce torna più volte a intrecciarsi con quella di Elisa in modo decisivo. Il disco è stato anticipato dal singolo Al di là delle idee, unica traccia in italiano, una ballata per piano elettrico e voce di rara eleganza e intensità emotiva. 

Ma Looking back - moving forward non è semplicemente un nuovo capitolo: è una soglia. Dietro ci sono Fistful of Planets (2015), Dévoiler (2020) e Fistful of Planets 2 (2021). Dieci anni di musica e di vita che qui trovano una sintesi. Non a caso riaffiorano melodie già ascoltate, come echi di un passato che non viene rinnegato, ma trasformato. Il cuore concettuale del disco è la suite The Dreamcore bubble: sei tracce strumentali consecutive che formano una lunga parentesi onirica, uno spazio liminale in cui il tempo sembra sospendersi. Musica pensata per perdersi, per lasciarsi andare, per ascoltare anche ciò che normalmente resta in silenzio. 

Una colonna sonora per i pensieri, o per “ricordi perduti di un robot”, come suggerisce la stessa Elisa. La title track riporta infine alla coscienza, ricucendo immaginazione e realtà e dando senso all’intero viaggio: guardare indietro per poter davvero andare avanti. E’ un disco che chiede d'essere ascoltato nella sua interezza. 

Ma oltre a quanto accennato in precedenza al suo interno segnaliamo almeno Alone or not, un vero mottetto profano costruito su una cattedrale di voci, e Looking back – Moving Forward, vertice emotivo del lavoro grazie al dialogo vocale tra Elisa Montaldo e Barbara Rubin, con Francesco Ciapica a rafforzare ulteriormente l’impatto. Un album ispirato, maturo, visionario. Un invito all’ascolto attento e alla riflessione; da non perdere.

Ascolta su Bandcamp Looking back, moving forward  

 Tracklist : Raining solitude; Still Floating / we didn’t waste time; Alone or not (modern vampire); The Bunyan Effect; You’re with me; Al di là delle idee; Northern Woods; "The Dreamcore bubble" (Out of the cold white desert; 1941 the path; Pastel markers; 30 January; Wesak (LoFi version); Watermelon in Easter hay); Looking back, moving forward



 

 

 

mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

sabato 27 dicembre 2025

Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

 Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino


Gonzalo Rubalcaba - Gonzalo plays Pino

(Itinera - 2025)

A dieci anni dalla scomparsa di Pino Daniele, la sua musica continua a rivelare nuovi livelli di lettura e di profondità. Gonzalo Plays Pino nasce proprio da questa inesauribile capacità di rigenerazione, all’interno di un progetto fortemente voluto da Onofrio Piccolo per Itinera e presentato al Pomigliano Jazz Festival 2025: una session speciale, di quelle che hanno senso solo quando esistono le condizioni artistiche ed umane per realizzarle.
Non un semplice tributo, né una forzata rilettura in chiave jazz-latin. Pino Daniele aveva già tracciato, nel corso della sua carriera, solchi profondissimi verso il mondo afroamericano e afro-cubano; questo lavoro si limita – per così dire – a percorrerli con rispetto, intelligenza e grande consapevolezza musicale. L’incontro con Gonzalo Rubalcaba, uno dei pianisti più importanti del jazz contemporaneo, appare quindi naturale, quasi inevitabile. Rubalcaba porta nel progetto la sua visione, il suo rigore tecnico e la sua sensibilità cubana, senza mai snaturare lo spirito originario dei brani. Accanto a lui, una formazione che rappresenta il meglio del jazz napoletano: Daniele Sepe al sax, musicista capace come pochi di attraversare generi e culture mantenendo una voce personalissima; Aldo Vigorito e Claudio Romano, una sezione ritmica di livello assoluto; Giovanni Imparato alle percussioni, autentico ponte tra Napoli e Cuba; Giovanni Francesca alla chitarra, cresciuto artisticamente nel solco della lezione danieliana; e Maria Pia De Vito, voce tra le più autorevoli nel coniugare jazz e napoletanità senza compromessi, che rilegge Gesù Gesù, Pace e serenità, Maggio se ne va e Quando.
Il disco scorre con naturalezza, mettendo in luce il lirismo, la poesia ma anche la tensione ritmica e l’impegno civile che hanno sempre caratterizzato l’opera di Pino. In questo contesto, l’assolo di Daniele Sepe in Chi tene ’o mare assume oggi il valore di un omaggio ulteriore, carico di emozione, alla memoria di James Senese, da poco scomparso. Gonzalo Plays Pino è un lavoro elegante, sentito, mai celebrativo in modo sterile. Un disco che riesce a parlare agli appassionati di jazz e a chi continua a considerare Pino Daniele una fonte inesauribile di ispirazione musicale e culturale. 

 Ascolta Gonzaplo plays Pino su Spotify 

Tracklist: Cumbà; Sicily; Tutta n’ata storia; Gesù Gesù; Pace e serenità;  Toledo; Napule è; Chi tene ‘o mare; Maggio se ne va; Lazzari felici; Quando 


 

martedì 23 dicembre 2025

Franco D'Andrea Trio with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto - Live

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

Franco D'Andrea Trio 

with Gabriele Evangelista e Roberto Gatto  - Live 

(Parco della Musica - 2025)

Il primo album dal vivo in un jazz club di Franco D’Andrea arriva dopo una carriera lunghissima ed imprescindibile per la storia del jazz italiano ed europeo.  

Live è un doppio CD registrato il 21 dicembre dello scorso anno al Torrione Jazz Club di Ferrara e pubblicato pochi giorni fa da Parco della Musica RecordsÈ lo stesso D’Andrea a raccontarne il senso profondo: il sogno, coltivato fin dagli anni della formazione, di fissare su disco quell’atmosfera unica che solo un jazz club può restituire. I riferimenti sono chiari e dichiarati — Bill Evans al Village Vanguard, Eric Dolphy al Five Spot e Thelonious Monk — e non come modelli da imitare, ma come ideali di intensità e verità musicale. Il trio è quello ormai consolidato con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, già protagonista nel 2024 del disco in studio Something bluesy and more

Ma qui la musica cambia prospettiva. Il repertorio, sperimentato ed ampliato in una serie di concerti, si apre definitivamente alla dimensione del rischio, dell’improvvisazione e della risposta immediata del pubblico.  

Il concerto non era stato pensato per essere registrato. Solo a fine serata il direttore artistico del Torrione, Francesco Bettini, rivelò di aver catturato in multitraccia entrambi i set e riascoltando il materiale, insieme a Roberto Catucci, è scaturita la decisione di pubblicarlo, colpiti dall’intensità e dalla qualità dell’esecuzione.  

Il primo disco affonda le radici nel blues e nel jazz delle origini: St. Louis blues, Livery stable bues e Sweet Georgia brown diventano terreno di gioco per un trio che rilegge la tradizione con libertà ritmica e invenzione continua mentre Caravan, Lush life ed Epistrophy completano un set che alterna ironia, tensione e lirismo.  

Il secondo cd amplia ulteriormente il panorama: standards, brani iconici e riletture sorprendenti (A love supreme e Norwegian wood), fino all’unico originale, Nine bars, firmato collettivamente dal trio. Qui emerge con chiarezza l’interplay tra i musicisti, costantemente in equilibrio tra struttura ed apertura totale. La forza di Live sta soprattutto nella resa sonora: una dimensione intima, diretta, priva di artifici, che restituisce la fisicità del concerto e il dialogo continuo tra palco e sala. Il mix di Massimo Aluzzi ed il mastering di Massimiliano Cervini, supervisionati da Roberto Catucci, preservano dinamica e naturalezza. 

Live è la fotografia matura di una poetica: un jazz libero, comunicativo, profondamente bluesy, che trova nella dimensione del club la sua forma più autentica.

Ascolta Live su Spotify

TracklistCD 1: St. Louis blues; Caravan; Livery stable blues; Sweet Georgia Brown; Lush life; I’ve found a new baby; Epistrophy / CD 2: Nine bars; Doodlin’; Take the “A” train; Summertime; A love supreme; Soft winds; Autumn leaves; Norwegian wood; Tenderly




 

 


 

domenica 21 dicembre 2025

Arianuova - Volevo andare altrove

 Arianuova - Volevo andare altrove

  Arianuova - Volevo andare altrove

(LIzard Records - 2025)

Il debutto degli Arianuova Volevo andare altrove nasce da un’urgenza antica: il bisogno di varcare una soglia, di cercare un altrove che non ha coordinate precise ma abita da sempre l’immaginario umano. È un sentimento che scorre tra le pieghe del concept album firmato da Daniele Olia e dalla formazione che lo affianca in quest'avventura: Luca Bonomi alla batteria, Massimo Zanon alla voce e Michele Spinoni alla chitarra. Un progetto che prende forma come sintesi di esperienze diverse, ma convergenti verso una scrittura sonora che fa del mutamento la propria cifra stilistica. L’idea guida dell’album, dichiarata nella frase che campeggia sul retro del CD: «Da sempre abbiamo bisogno di andare altrove, ma non sappiamo esattamente dove», colloca l’ascoltatore in un territorio sospeso tra aspirazione e smarrimento. I desideri primordiali dell’essere umano diventano materia narrativa: la ricerca di equilibrio, di fortuna, di armonia, la protezione degli affetti, il tentativo di fermare il tempo o di raggiungere una dimensione migliore. Ogni brano funge da tappa di un viaggio interiore, affrontato non in chiave filosofica, ma attraverso un linguaggio musicale che miscela tensione, lirismo e visionarietà. Olia struttura l’album come un organismo in evoluzione, dove strumenti classici convivono assieme ad una componente elettronica ed al rock che imprimendo dinamismo e profondità. Organo, archi, pianoforte e chitarre acustiche dialogano con effetti vocali, distorsioni, sintetizzatori e textures cangianti. Il risultato è un equilibrio stratificato che richiama: il prog anni dei seventies di impronta narrativa abbinandolo al rock melodico con inflessioni new wave, ad atmosfere sospese e psichedeliche vicine al mondo pinkfloydiano e ad ampie sezioni strumentali che dilatano il respiro dell’opera. Il canto di Massimo Zanon è una guida emotiva all’interno del percorso. Si muove con misura, lasciando spazio alla strumentazione, ma interviene come punto di fuoco narrativo, alternando passaggi intimi a aperture più strutturate. Le chitarre di Spinoni definiscono un contrappunto espressivo, ora lirico, ora più abrasivo. Bonomi orienta il flusso ritmico con un approccio funzionale alla drammaturgia del concept: mai invasivo, sempre finalizzato allo sviluppo della scena sonora. La pubblicazione in CD è accompagnata da un libretto che non svolge esclusivamente un ruolo illustrativo tradizionale. Testi, immagini e didascalie costruiscono un racconto parallelo, un apparato iconografico che rafforza il senso di viaggio e la dimensione visionaria dell’album. A questo si aggiunge la produzione dei videoclip, pensati come ulteriori tasselli di un discorso estetico coerente: non semplici supporti promozionali, ma un’estensione visiva del concetto di altrove. Volevo andare altrove si impone come un debutto consapevole, capace di coniugare immaginazione e struttura. La miscela di prog, rock melodico ed elettronica non è esercizio stilistico, ma un linguaggio funzionale al tema portante del disco. Gli Arianuova consegnano un’opera che chiede ascolto attento, una proposta che arricchisce il catalogo Lizard Records con un lavoro di identità forte, capace di inserirsi nel solco della tradizione del concept album italiano senza rinunciare ad un proprio passo, personale e contemporaneo.

Ascolta Volevo andare altrove su Spotify 

Tracklist:  Rota fortunae; La strada buona; Rainbow bridge; Downfall; La quiete dopo la tempesta; La commedia è finita; L'orologio che andava indietro; Fortunae rota volvitur

 

 

giovedì 18 dicembre 2025

Nino Buonocore - M.I.S.LA.

Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

 Nino Buonocore - M.I.S.LA. 

(Incipit Records - 2025)

Con “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, pubblicato nel mese di novembre per Incipit Records e distribuito da Egea Music, Nino Buonocore torna alla scrittura dopo un lungo periodo, consegnando un album che rappresenta una nuova tappa di maturità nel suo percorso artistico. Anni trascorsi nell’elaborazione lenta e necessaria di un pensiero musicale che, nel frattempo, ha consolidato un dialogo sempre più fitto con il jazz e con la dimensione del suono suonato. Una ricerca che aveva già trovato forma nell'ottimo in “In Jazz” del 2021, e che oggi si espande in un lavoro profondamente coerente, caldo, essenziale. 
Il disco nasce dall’idea di riportare l’essere umano al centro dell’esperienza musicale e, più in generale, dell’esperienza emotiva. Buonocore sceglie di sottrarre sguardo e sensibilità alla rassegnazione, alla passività, all’individualismo che permea la contemporaneità. Il suo è un invito alla reazione, alla cura del sé, all’autodeterminazione, con l’amore inteso come spazio da preservare e come lente attraverso cui tornare a leggere il reale. Dieci sono le tracce inedite, scritte insieme allo storico collaboratore Michele De Vitis, che compongono un mosaico di sfumature emotive che uniscono malinconie leggere, aperture liriche e un’eleganza melodica che appartiene da sempre alla cifra del cantautore napoletano. 

Tra queste il brano d’apertura, 
Lasciati andare” è forse uno dei momenti più introspettivi dell’album, un bilancio sospeso tra ciò che resta e ciò che si è consumato nel tempo, con l’invito a recuperare la spontaneità delle origini. Vittime” osserva la fine di una relazione svuotata, riconoscendo la responsabilità condivisa che accompagna la perdita della bellezza iniziale. In “Nessuno” si manifesta la delicatezza narrativa che da sempre contraddistingue Buonocore: la storia di una relazione omosessuale è trattata con naturalezza, pudore e profondità, rivelando un sentimento universale che supera convenzioni e pregiudizi. “Logica biologica” scardina invece l’antico retaggio che ha confinato la donna in ruoli prestabiliti, aprendo a un’idea di libertà emotiva che smentisce ogni interpretazione rigidamente deterministica. La title track “M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l’amore)”, definisce con chiarezza l’orizzonte tematico dell’intero progetto: un mondo trascinato alla deriva, un flusso che disorienta e impoverisce la comunicazione umana, la necessità di recuperare autenticità e rispetto. È un manifesto più che un titolo, una dichiarazione di intenti che orienta l’ascolto. Il filo della memoria attraversa “Pane, sale & olio”, tra rimpianti e nostalgie, tra il ragazzo che eravamo e l’uomo che siamo diventati. 
Sul piano sonoro, il disco si distingue per la centralità degli strumenti acustici e per un approccio quasi artigianale alla registrazione. L’intenzione è di lasciare vivere il suono nel momento dell’esecuzione, riducendo la post-produzione e rifiutando omologazioni stilistiche. È una scelta controcorrente e per questo preziosa, che restituisce un lavoro mai replicabile, vibrante, fondato sul dialogo tra musicisti d’esperienza: Antonio Fresa al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso e al basso elettrico, Amedeo Ariano alla batteria, Max Ionata al sax, Flavio Boltro alla tromba. E con loro, Nico di Battista, Vittorio Riva, Bruno Marcozzi, Alessandro Tedesco, Giuseppe Plaitano, Pericle Odierna, oltre ai cori di Ileana Mottola, Rossella Carrieri e dello stesso De Luise. 

La tracklist, che comprende anche la bonus track “Meglio così” (già presnte nel precedente lavoro ma live), in versione studio, disegna un percorso compatto e consapevole, dove ogni elemento concorre a costruire un’identità sonora precisa e riconoscibile, ma mai chiusa. È l’ennesima prova della coerenza di Buonocore, della sua continua ricerca, della sua volontà di non cedere alla tentazione di replicare formule vincenti. Una scelta che ha guidato tutta la sua carriera, dalla sensibilità di “Scrivimi” alle scene femminili di “Rosanna” e “Boulevard”. 

Con “M.I.S.L.A.” Buonocore consegna un’opera che parla al presente senza urlare, che ascolta prima di raccontare, che si affida al tempo lento della musica per arrivare in profondità. Un disco elegante, intimo: capace di ricordare, in un panorama spesso saturato, che la cura del suono e la verità dei sentimenti possono ancora tracciare una direzione.

Ascolta M.I.S.L.A. su Spotify

Tracklist: Lasciati andare; Vittime; Nessuno; Logica biologica; L'amore è nudo; Florinda; M.I.S.L.A (mettiamo in salvo l'amore); Tutto in te; Pane, sle & olio; Sembra facile; Meglio così (bonus track / studio version)  




Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco   (Sony Music - 2025) Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti ...