martedì 20 gennaio 2026

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 (Sony Music - 2025)

Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti uscite, tra le quali è doveroso inserire il nuovo lavoro dei Cervello: Chaire + Live at Pomigliano d'Arco. Nella culture dell'antica Grecia Chaire era insieme saluto e congedo: un augurio di benessere, un invito a prendersi cura di sé. È una parola che racchiude un gesto umano semplice ed universale. I Cervello l’hanno scelta come titolo dell'album perché incarna il senso profondo di questo ritorno: una riflessione sulla memoria, sulla continuità e sull’eredità emotiva lasciata da una delle formazioni più luminose e fugaci del rock progressivo italiano. 
Nati a Napoli nei primi anni Settanta, seppero imporsi in una stagione in cui la scena prog italiana viveva una straordinaria fertilità creativa. Accanto ad Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, la band sviluppò un linguaggio inconfondibile, capace di intrecciare radici mediterranee, slanci sinfonici e una ricerca timbrica fuori dagli schemi. Il loro unico album in studio, Melos (1973), rimane ancora oggi una gemma assoluta: un’opera visionaria che rilegge il mito greco attraverso strutture ardite, atmosfere acustiche e una sensibilità quasi rituale. Un disco di culto, riscoperto e celebrato a livello internazionale nel corso dei decenni. 
Cinquant’anni dopo, Chaire rappresenta la continuazione possibile di quella storia interrotta. Il progetto nasce da brani composti tra il 1974 e il 1983, rimasti per lungo tempo sospesi, mai definitivamente completati. Oggi trovano forma in una produzione curata da Corrado Rustici, registrata nel corso degli ultimi quattro anni dai membri originali superstiti: lo stesso Rustici (chitarra, tastiere, voce), Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto dolce, voce), Giulio D’Ambrosio (flauto, sax, voce), insieme alla storica voce solista Gianluigi Di Franco e con il contributo di Roberto Porta alla batteria. 
La presenza di Di Franco, scomparso nel 2005, è uno degli elementi più emozionanti dell’opera. Grazie all’evoluzione delle tecniche di restauro audio, le sue interpretazioni, salvate da registrazioni su bobine e cassette d’epoca, tornano a risuonare con sorprendente vitalità. Chaire diventa così un dialogo tra epoche: non una semplice operazione nostalgica, ma un vero corpo sonoro in cui passato e presente si fondono, mantenendo intatta l’intenzione espressiva originaria. 
Sotto il profilo musicale il disco conserva l’impronta caratteristica dei Cervello: la centralità dei fiati, le architetture oblique della chitarra di Rustici, la ricerca melodica che si intreccia a geometrie più libere, quasi cameristiche. È un lavoro che non tenta di replicare Melos, ma ne raccoglie lo spirito: quell’inquietudine creativa che portava la band a sperimentare formati, tempi e soluzioni timbriche, sempre in equilibrio tra liricità mediterranea e tensione progressiva. 
Accanto all’album inedito, la pubblicazione include Live at Pomigliano d’Arco, una registrazione del 1973 che cattura i Cervello all’apice della loro energia giovanile. Il repertorio comprende brani dall’album di debutto ed un inedito strumentale, restituendo l’immagine di una band già allora proiettata oltre i confini consueti del prog italiano. È un documento prezioso, non solo per la sua rarità, ma perché rende evidente la continuità ideale con Chaire: una storia che aveva lasciato tracce sulla scena live prima ancora di completarsi in studio. 
Il progetto è stato completato da una nuova versione rimasterizzata di Melos, che permette di ascoltare il debutto dei Cervello con una definizione sonora in linea con gli standard contemporanei, senza tradire la natura materica e viscerale delle registrazioni originali. 
Con 
Chaire + Live at Pomigliano d'Arco la band non firma un ritorno nostalgico, ma una rinascita autentica, capace di rendere vivo un linguaggio musicale che ancora oggi esercita un fascino inalterato.

Ascolta Chaire su Youtube

Tracklist: CD 1 - Chaire: Hello; Templi Acherontei; La seduzione di ChiaroUlivo; Reina de roca; Movalaide; La danza dei guardiani; Chaire - Farewell / CD 2 - Live at Pomigliano d'Arco: Intro; Canto del capro; Scinsione; Euterpe; Melos; Progressivo remoto - instrumental


 

venerdì 16 gennaio 2026

Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

 Elisa Montaldo - Looking back - moving forward

A poca distanza dalla pubblicazione de Il fascino dell’insolito (dedicato alla riproposizione in chiave moderna dei temi principali di alcuni tra gli sceneggiati televisivi del mistero degli anni settanta), e dall’esperienza parallela di Albus Diabolus, la cantautrice e polistrumentista Elisa Montaldo torna con un nuovo lavoro di inediti dal titolo eloquente: Looking back - moving forward

Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti e racchiude perfettamente il senso di questo nuovo capitolo discografico solista. Quattordici brani, oltre un’ora di musica, un’opera ampia e ambiziosa in cui Elisa fa (quasi) tutto da sola: voci, tastiere, pianoforti, sintetizzatori, strumenti acustici ed elettronici, suoni ed effetti. Il risultato non è un esercizio di stile, ma un flusso coerente e sorprendentemente omogeneo, nonostante la varietà di linguaggi attraversati: ambient, progressive, psichedelia, elettronica, folk non convenzionale, suggestioni da colonna sonora e visioni quasi new age, senza scivolare nel già sentito. 

Al suo fianco troviamo collaboratori di altio profilo: Mattias Olsson alla batteria e percussioni (presenza ormai stabile nel mondo sonoro della cantautrice), Giacomo Castellano alla chitarra elettrica (di recente con la PFM), Carmine Capasso (chitarre, theremin, santur e sitar), Carlo Guardamagna (basso e chitarra), Barbara Rubin (voce e viola, una collaboratrice storica) e Francesco Ciapica, la cui voce torna più volte a intrecciarsi con quella di Elisa in modo decisivo. Il disco è stato anticipato dal singolo Al di là delle idee, unica traccia in italiano, una ballata per piano elettrico e voce di rara eleganza e intensità emotiva. 

Ma Looking back - moving forward non è semplicemente un nuovo capitolo: è una soglia. Dietro ci sono Fistful of Planets (2015), Dévoiler (2020) e Fistful of Planets 2 (2021). Dieci anni di musica e di vita che qui trovano una sintesi. Non a caso riaffiorano melodie già ascoltate, come echi di un passato che non viene rinnegato, ma trasformato. Il cuore concettuale del disco è la suite The Dreamcore bubble: sei tracce strumentali consecutive che formano una lunga parentesi onirica, uno spazio liminale in cui il tempo sembra sospendersi. Musica pensata per perdersi, per lasciarsi andare, per ascoltare anche ciò che normalmente resta in silenzio. 

Una colonna sonora per i pensieri, o per “ricordi perduti di un robot”, come suggerisce la stessa Elisa. La title track riporta infine alla coscienza, ricucendo immaginazione e realtà e dando senso all’intero viaggio: guardare indietro per poter davvero andare avanti. E’ un disco che chiede d'essere ascoltato nella sua interezza. 

Ma oltre a quanto accennato in precedenza al suo interno segnaliamo almeno Alone or not, un vero mottetto profano costruito su una cattedrale di voci, e Looking back – Moving Forward, vertice emotivo del lavoro grazie al dialogo vocale tra Elisa Montaldo e Barbara Rubin, con Francesco Ciapica a rafforzare ulteriormente l’impatto. Un album ispirato, maturo, visionario. Un invito all’ascolto attento e alla riflessione; da non perdere.

Ascolta su Bandcamp Looking back, moving forward  

 Tracklist : Raining solitude; Still Floating / we didn’t waste time; Alone or not (modern vampire); The Bunyan Effect; You’re with me; Al di là delle idee; Northern Woods; "The Dreamcore bubble" (Out of the cold white desert; 1941 the path; Pastel markers; 30 January; Wesak (LoFi version); Watermelon in Easter hay); Looking back, moving forward



 

 

 

mercoledì 7 gennaio 2026

Irene Manca - Everything in its place

 Irene Manca - Everything in its place

Con Everything in Its Place Irene Manca pubblica il suo album d’esordio, anche se il disco è il punto di arrivo di un percorso di studio, ricerca e pubblicazioni che si è sviluppato nell’arco de gli ultimi anni. I singoli Paralysed e Just Like Water, usciti rispettivamente nel 2022 e nel 2023, avevano già lasciato intravedere una visione musicale chiara; oggi, con l’album finalmente completo, quel disegno appare definito e coerente. 

Autoprodotto e realizzato con la preziosa collaborazione del compositore e producer Simone Carbone, l'album parla un linguaggio musicale dichiaratamente internazionale. La scelta della lingua inglese non è solo formale, ma funzionale ad una scrittura che guarda oltre i confini nazionali, tra alternative rock, indie folk, suggestioni progressive ed incursioni metal. 

Incasellare il lavoro in un solo genere sarebbe un'operazione impropria: gli otto brani che lo compongono sono tra loro diversi, ma uniti da un forte collante espressivo, individuabile soprattutto nella vocalità di Irene. La sua voce, cristallina e allo stesso tempo duttile, è il vero mezzo narrativo del lavoro: capace di modulazioni raffinate, di aperture emotive e di improvvisi picchi di intensità, guida l’ascoltatore in un viaggio sonoro intimo e stratificato. Le atmosfere dell’album sono prevalentemente oniriche, velate, ovattate; la musica arriva soffice, mai aggressiva, anche quando sfiora territori più scuri. 

È un disco che affronta le ombre per trasformarle in luce, che scava dentro – come dichiarato programmaticamente già nel brano d’apertura Deep in the Dirt – per restituire un senso di equilibrio e consapevolezza. Non a caso il verso “I’ll plunge my hands deep in the dirt and delve into to find out whatever it is I’m tripping on” (Affonderò le mani nella terra e scaverò per scoprire cos'è che mi fa inciampare), suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti. 

Entrando nel dettaglio dei brani: Deep in the Dirt apre l’album con un’aura sognante e richiami gotico-prog di fine anni Novanta; Just Like Water sorprende per le suggestioni orientali innestate su un efficace impianto power rock; Compromise è una parentesi luminosa e raccolta, costruita sulle chitarre acustiche e su una scrittura di grande delicatezza. In So Strange / So Good emergono interessanti soluzioni ritmiche, mentre 30 è uno dei momenti più intensi del disco, un vero turbinio emotivo con strutture articolate e picchi metal. A Place Somewhere in Time, infine, è una romantica ballad impreziosita dal pianoforte, capace d'evocare immagini quasi cinematografiche. 

Alcune influenze sono riconoscibili: il paragone con la prima Elisa viene abbastanza spontaneo per affinità timbrica e scelta linguistica, così come affiorano alcuni richiami ai Porcupine Tree, agli Evanescence e, in passaggi più scuri, persino a certo metal nordico. Irene Manca, però, dimostra di avere una personalità già definita, capace di attraversare territori stilistici differenti con sensibilità e credibilità. Alla riuscita dell’album contribuisce anche il coinvolgimento di ottimi musicisti: dal già citato Simone Carbone al basso, ai chitarristi Marco FerrettiLorenzo Maresca ed Andrea Kala alla violinista Giada Bassani, al pianista Francesco Negri ed al batterista Marco Fuliano 

Everything in Its Place è un lavoro ardito e sincero, che suona come un coraggioso atto introspettivo. Un esordio che apre spiragli interessanti sulle future evoluzioni artistiche di Irene Manca e ne conferma il potenziale in un contesto di respiro non solo nazionale.

Ascolta Everything in its place su Bandcamp

Tracklist: Deep in the Dirt; Paralyzed; Just Like Water; Compromise; So Strange / So Good; 30; A Place Somewhere in Time; Everything in its Place 
 

Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco

 Cervello - Chaire + Live at Pomigliano d'Arco   (Sony Music - 2025) Le ultime battute del 2025 ci hanno consegnato alcune interessanti ...