venerdì 29 agosto 2025

Nuova Era - 20.000 leghe sotto i mari

Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

 Nuova Era – 20.000 leghe sotto i mari

(AMS Records - 2025) 

Un viaggio affascinante negli abissi del prog sinfonico italiano

Il ritorno dei Nuova Era è di quelli che lasciano il segno. Dopo aver scritto pagine importanti della scena prog italiana tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, la band guidata da Walter Pini riemerge con un’opera che non esitiamo a definire la più ambiziosa della loro carriera.

“20.000 leghe sotto i mari”, ispirato all’omonimo capolavoro di Jules Verne, è molto più di un semplice concept album: è una vera e propria odissea sonora. Nella versione in CD, il disco si presenta come una suite di quasi 40 minuti, articolata in otto movimenti. La versione in vinile, invece, suddivide l’opera in due atti, accentuando ulteriormente la sua natura teatrale e narrativa.

Fin dalle prime note, ci si immerge in un viaggio musicale profondo e suggestivo, che reinterpreta con personalità i tratti distintivi del progressive sinfonico all’italiana: cambi di ritmo improvvisi, lunghi passaggi strumentali ricchi di pathos, melodie raffinate e atmosfere evocative. La musica scorre come un racconto epico, restituendo il senso di meraviglia e mistero che permea il romanzo di Verne.

Pur mantenendo un cuore fortemente ancorato alla tradizione, i Nuova Era inseriscono qua e là elementi più moderni, soprattutto nell’uso della chitarra elettrica (del buon Alessandro Camaiti), e delle tastiere, aggiornando il loro linguaggio senza snaturarlo. Il cantato in italiano, dopo la parentesi in lingua inglese di Return to the Castle (2016), contribuisce a dare maggiore coerenza stilistica e identitaria al progetto, riportando la band alle proprie radici.

Ad impreziosire ulteriormente il CD digipack è la presenza di “Nautilus”, un brano inedito composto da Pini all’età di soli 17 anni. Si tratta di una lunga composizione di oltre 16 minuti, dedicata al celebre sommergibile del Capitano Nemo. Anche qui spicca una scrittura già sorprendentemente matura, capace di evocare mondi sommersi e paesaggi immaginari con una costruzione musicale intensa e coinvolgente.

Con questo nuovo capitolo, i Nuova Era dimostrano che il tempo non ha scalfito la loro capacità di raccontare storie attraverso la musica. Anzi, confermano di saper mantenere viva una tradizione che affonda le sue radici nei fasti del prog sinfonico dei primi anni ’70, ma che continua ancora oggi a emozionare, stupire e trasportare l’ascoltatore in profondità inesplorate.

Ascolta 20.000 leghe sotto i mari su Spotify 

Line-up: Walter Pini – tastiere; Rudi Greco – basso; Maurizio Marra – batteria; Alex Camaiti – voce e chitarre

Tracklist cd: 1. 20.000 leghe sotto i mari (36:25) - a) La partenza – b) La caccia – c) Smarrimento – d) Capitan Nemo - e) Il Signore delle acque – f) Mondi misteriosi – g) Nel profondo – h) Prigionieri dell'abisso / 2. Nautilus (16:05) (solo in versione cd)



 

 

 

venerdì 8 agosto 2025

Allman Brothers Band - Final Concert 10-28-14

 

Allman Brothers Band – Final Concert 10-28-14 

Beacon Theatre, N.Y.C.


 

Allman Brothers Band – Final Concert 10-28-14 

Beacon Theatre, N.Y.C. / (Peach Records – 2024)

Il testamento della più grande band del southern rock

Un cruccio, tra i tanti concerti a cui avrei anelato d’assistere, sarebbe certamente stato uno della Allman Brothers Band. Ho avuto la possibilità di vedere i suoi due chitarristi più recenti (Warren Haynes e Derek Trucks, anche più volte e m’accontento).

Nondimeno poter ascoltare cos’hanno combinato durante la loro ultima performance è comunque tanta roba.

Se davvero c’è stato un finale degno per una delle avventure più leggendarie del rock americano, è impresso in queste tre ore abbondanti di musica viva e struggente. Il 28 ottobre 2014, per la sesta e ultima sera consecutiva sul palco del Beacon Theatre di New York, la Allman Brothers Band si congedava per sempre dal proprio pubblico. “Final Concert 10-28-14”, pubblicato in digitale già nei mesi scorsi da Peach Records e più di recente in formato fisico, è il testamento sonoro di quell’ultima danza, in uno dei luoghi che più di ogni altro ha accolto il rito laico della band, dal 1989 in poi.

Registrato con audio cristallino, il triplo CD rappresenta una delle testimonianze dal vivo più complete e potenti mai pubblicate dalla ABB, un lascito che ha il sapore della memoria e il peso della storia. Ventinove brani, tre set invece dei consueti due, una maratona che parte con la poesia acustica di Little Martha – omaggio al fratello perduto, Duane – e si chiude con Trouble No More, la prima canzone mai suonata dalla formazione originale. Un cerchio che si chiude. Un addio consapevole, doloroso e bellissimo.

Gregg Allman, pur provato dai problemi di salute, si ritaglia momenti di intensità commovente, specie nella delicata Melissa, dove ogni parola è sospesa tra il respiro e l’addio. La voce è meno potente, ma più autentica, scavata dalla vita e restituita con la dignità di chi ha attraversato l'inferno e ne è uscito per dire grazie. Intorno a lui, un ensemble affiatatissimo: Warren Haynes e Derek Trucks costruiscono architetture chitarristiche da brividi, mai autoindulgenti, sempre capaci di parlare l’uno con l’altro, proiettando la lezione di Duane e Dickey Betts in una dimensione attuale e vibrante. Il basso pulsante di Oteil Burbridge, il doppio drumming serrato di Butch Trucks e Jaimoe, le percussioni vulcaniche di Marc Quinones completano il mosaico di una band che, pur acciaccata, è ancora all’apice.

Le scalette della ABB sono sempre state una dichiarazione d’intenti, ma qui si va oltre: classici come Statesboro Blues, Midnight Rider, Dreams, Blue Sky e Whipping Post convivono con un’incredibile Mountain Jam divisa in tre parti, e jam visionarie come la chilometrica In Memory of Elizabeth Reed, attraversata da una lunga parentesi tribale (JaMaBuBu) e da venature jazz che rendono il brano un viaggio ipnotico. Non mancano le cover reinterpretate con la solita verve: Good Morning Little School Girl e The Sky Is Crying sono rivitalizzate da impasti sonori robusti, che onorano le radici del blues senza mai suonare stanche.

Questo concerto, già uscito in passato solo attraverso il canale di merchandising ufficiale, torna ora in una riedizione celebrativa a dieci anni dall’evento, con booklet di 16 pagine, foto esclusive e le note che ripercorrono quel periodo turbolento, culminato in una delle performance più significative della carriera della band. La magia è tutta lì: in quel saluto finale, nel discorso stanco ma fiero di Gregg Allman (“Non avevo idea che si potesse arrivare a questo”), nel Beacon gremito, in una comunità musicale che non si è mai arresa ai drammi, alle separazioni, ai lutti. È il suono di un addio che non conosce rimpianto, ma solo riconoscenza.

Final Concert 10-28-14 è uno di quei dischi che ogni appassionato di rock, blues, southern dovrebbe ascoltare almeno una volta. Perché dentro ci sono la gloria e la fatica di una strada lunga 45 anni. Perché è un’opera totale. Perché, insieme a Live at Fillmore East, rappresenta l’essenza più pura e travolgente della Allman Brothers Band. Una messa laica per strumenti e cuori pulsanti. Un lascito. Un’eredità.

“La strada sembrava non finire mai … ma alla fine siamo arrivati qui.”

(Butch Trucks, Beacon Theatre, ottobre 2014)

 Ascolta Final concert 10-28-2014 su Spotify 

 Tracklist: Disc 1: Little Martha; Mountain Jam; Don't Want You No More; It's Not My Cross to Bear; One Way Out; Good Morning Little School Girl; Midnight Rider; The High Cost of Low Living; Hot 'Lanta; Blue Sky; You Don't Love Me/ Soul Serenade/ You Don't Love Me

Disc 2: Statesboro Blues; Ain't Wasting Time; Black Hearted Woman; The Sky Is Crying; Dreams; Don't Keep Me Wonderin'; In Memory of Elizabeth Reed; Jamabubu; In Memory of Elizabeth Reed (Reprise)

Disc 3: Melissa; Revival; Southbound; Mountain Jam Reprise; Will the Circle Be Unbroken; Mountain Jam Reprise 2; Whipping Post; Farewell Message; Trouble No More


 

 


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